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  • Lunedì 8 giugno 2026

L’Iran ha detto che sospenderà gli attacchi contro Israele

A patto che anche Israele interrompa quelli in Libano: tra domenica e lunedì i due paesi si sono attaccati per la prima volta dal cessate il fuoco

I resti di un missile iraniano diretto verso Israele in un campo vicino a Najha, in Siria, 8 giugno 2026 (AP Photo/Ghaith Alsayed)
I resti di un missile iraniano diretto verso Israele in un campo vicino a Najha, in Siria, 8 giugno 2026 (AP Photo/Ghaith Alsayed)
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Lunedì pomeriggio il comando interforze che coordina le forze militari iraniane ha detto che l’Iran smetterà di attaccare Israele, ma ha minacciato una risposta «ancora più intensa e decisa» qualora Israele non sospenda a sua volta i propri attacchi rivolti sia contro l’Iran sia contro il sud del Libano. Il governo israeliano non ha ancora detto pubblicamente cosa farà.

Domenica sera l’Iran aveva lanciato missili contro Israele, presentando l’attacco come una ritorsione contro i recenti bombardamenti di Israele in Libano, e nella notte Israele aveva risposto bombardando vari luoghi in territorio iraniano. Sono andati avanti ad attaccarsi reciprocamente con droni e missili per tutta la mattinata. I bombardamenti di queste ore tra Iran e Israele sono stati l’escalation più significativa della guerra in corso in Medio Oriente dall’accordo per il cessate il fuoco tra Iran e Stati Uniti di inizio aprile, e rischiano di aggravare ulteriormente la situazione, quando ormai sono passati cento giorni dai primi attacchi statunitensi e israeliani contro l’Iran, dopo settimane di minacce e pressioni.

Il sistema di difesa aerea israeliano mentre intercetta missili provenienti dall’Iran nella parte centrale di Israele, lunedì 8 giugno 2026 (AP Photo/Ohad Zwigenberg)

In mattinata (ora italiana) il presidente statunitense Donald Trump aveva invitato entrambe le parti a smettere «immediatamente» di attaccarsi. I media israeliani scrivono che poi ha parlato al telefono con il primo ministro israeliano, Benjamin Netanyahu, ma non si sa ancora cosa si siano detti. Funzionari israeliani hanno detto a media israeliani e internazionali che Netanyahu avrebbe acconsentito a interrompere gli attacchi su richiesta di Trump, ma non quelli sul Libano meridionale, che sono all’origine dell’escalation.

Il presidente iraniano Masoud Pezeshkian, che è una figura subalterna alla leadership militare del regime, ha detto che l’Iran «non ha abbandonato né il campo di battaglia né il tavolo dei negoziati». Sulle trattative non ci sono mai stati progressi. Le dichiarazioni di Pezeshkian sono le prime dall’annuncio, accompagnato da retorica minacciosa, del comando interforze del regime.

I resti di un missile iraniano vicino a Gerico, in Cisgiordania (AP Photo/Mahmoud Illean)

Lunedì mattina l’esercito israeliano aveva fatto sapere di avere «colpito obiettivi militari» nell’Iran occidentale e centrale, compreso un impianto petrolchimico a Mahshahr, uno dei porti più importanti del paese vicino alla costa settentrionale del Golfo Persico. Un funzionario provinciale citato dall’agenzia di stampa iraniana Fars ha riferito di danni all’impianto, che serve anche per la produzione di missili balistici, senza specificare altro. I media iraniani hanno segnalato esplosioni in altre quattro città: Teheran, Tabriz, Isfahan e Karaji. Nel pomeriggio l’Iran ha riaperto lo spazio aereo, che aveva chiuso prima della risposta israeliana.

I sistemi di difesa aerea israeliani hanno intercettato la maggior parte dei missili lanciati dall’Iran verso Israele. Secondo il Magen David Adom, l’equivalente israeliano della Croce Rossa, gli attacchi iraniani non hanno causato morti né feriti. I Guardiani della rivoluzione, il gruppo militare più potente dell’Iran e quello che di fatto governa il paese, hanno detto che fra gli obiettivi degli attacchi c’erano due basi dell’aviazione israeliana e un impianto chimico vicino alla città di Haifa. Anche gli Houthi, il gruppo alleato dell’Iran che controlla buona parte dello Yemen, hanno detto di aver lanciato un missile contro Israele, che è stato intercettato.

Il regime iraniano ha sempre detto di considerare i bombardamenti di Israele in Libano una violazione del cessate il fuoco (un altro cessate il fuoco, quello tra Israele e Libano). Da marzo le forze armate israeliane stanno occupando e bombardando il sud del Libano, sostenendo di voler eliminare le postazioni di Hezbollah, il gruppo politico e militare sciita alleato dell’Iran. Domenica, poco prima degli attacchi iraniani, Israele aveva bombardato anche la zona a sud di Beirut, colpendo due edifici residenziali.

Come conseguenza dell’attacco iraniano, domenica la divisione delle forze armate israeliane che stabilisce chi può entrare nella Striscia di Gaza (COGAT) aveva già annunciato la chiusura di tutti i varchi che conducono dentro e fuori dal territorio fino a data da definirsi. Il COGAT l’aveva presentata come una misura di sicurezza necessaria che «non avrà alcun impatto sulla situazione umanitaria» della Striscia. La chiusura riguarda tra gli altri il varco di Rafah, al confine con l’Egitto, e quello di Kerem Shalom, nel sud-est della Striscia.