C’è una nuova legge sull’educazione sessuale nelle scuole
Che la vieta alle elementari e alle scuole dell’infanzia, mentre alle medie e alle superiori impone l'autorizzazione dei genitori

Giovedì 4 giugno il Senato ha definitivamente approvato con 78 voti a favore e 38 contrari il cosiddetto “ddl Valditara” (dal nome del ministro dell’Istruzione, Giuseppe Valditara), un disegno di legge che vieta di affrontare temi attinenti all’ambito sessuale nelle scuole primarie e nelle scuole dell’infanzia e che per affrontarli alla secondaria di primo e secondo grado (medie e superiori) introduce l’obbligo di un’autorizzazione firmata dai genitori o dagli studenti se maggiorenni.
Il disegno di legge era stato inizialmente proposto da Rossano Sasso, deputato per la Lega ora passato al partito Futuro Nazionale di Roberto Vannacci.
Negli ultimi mesi questo disegno di legge era stato molto contestato e al centro di forti discussioni politiche. L’Italia è uno dei pochi paesi europei dove l’educazione sessuale nelle scuole non è obbligatoria per legge, insieme a Bulgaria, Cipro, Lituania, Polonia e Romania. Secondo diversi studi internazionali e anche secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità fare educazione sessuale a scuola riduce l’incidenza di gravidanze precoci, aborti e infezioni sessualmente trasmissibili, nonché di episodi di violenza, abusi e di discriminazioni legate al genere o all’orientamento sessuale.
La nuova legge introduce l’obbligo per le scuole medie e superiori di chiedere il consenso dei genitori degli studenti minorenni per la partecipazione a corsi sull’educazione sessuale e affettiva. La richiesta di consenso deve esplicitare le finalità, gli obiettivi educativi e formativi, i contenuti, gli argomenti, i temi e le modalità di svolgimento delle attività, con l’indicazione dell’eventuale presenza di esperti esterni o di rappresentanti di enti o associazioni coinvolti.
La norma prevede che il consenso informato preventivo debba essere richiesto entro il settimo giorno antecedente alla data prevista per lo svolgimento delle attività e che il materiale didattico utilizzato durante gli incontri debba essere reso disponibile ai genitori per una visione preventiva. Se i genitori decidessero di non far partecipare il proprio figlio o la propria figlia a queste specifiche attività la legge impone all’istituto scolastico di garantire attività formative alternative.
Lega e Fratelli d’Italia sono da sempre contrarie all’educazione sessuale e affettiva a scuola, perché sostengono che sia un’occasione per diffondere la cosiddetta “ideologia gender” (una teoria infondata usata dalle destre per criticare studi, ricerche e rivendicazioni della comunità LGBTQ+, travisandoli).
– Leggi anche: La pornografia mainstream alimenta le violenze di genere?
Valditara ha commentato l’approvazione definitiva della riforma dicendo che tutelerà «i bambini dalla confusione della propaganda gender» e restituirà «voce ai genitori sulle tematiche della identità di genere per i figli adolescenti minorenni». Da un’indagine del ministero della Salute emerge però che la famiglia, in Italia, è un contesto in cui difficilmente si affrontano temi come la sessualità, le infezioni sessualmente trasmissibili o la contraccezione.
– Leggi anche: Tra i giovani si usa meno il preservativo



