Le aziende straniere se ne vanno da Cuba
A causa delle sanzioni degli Stati Uniti: la situazione già tragica dell'isola peggiorerà ancora

Numerose aziende internazionali stanno lasciando Cuba a causa delle sanzioni imposte dagli Stati Uniti. Sono catene di hotel, compagnie di carte di credito, società minerarie e altre. In alcuni casi hanno operato a Cuba per decenni, ma sono state costrette a lasciare il paese a causa delle sanzioni. Di conseguenza le condizioni economiche dell’isola, già tragiche, rischiano di peggiorare ulteriormente.
Le sanzioni che hanno causato l’abbandono delle compagnie straniere sono state imposte il 1° maggio di quest’anno, e di fatto penalizzano tutte le aziende che collaborano in qualunque maniera con il gruppo GAESA, un conglomerato politico-economico gestito dai militari e dal regime cubano. Poiché si stima che GAESA controlli tra il 40 e il 70 per cento di tutta l’economia cubana, è quasi impossibile fare affari a Cuba senza averci a che fare.
L’ultimo caso sono le catene di hotel spagnole Meliá e Iberostar, che per decenni hanno gestito hotel a Cuba in collaborazione proprio con GAESA: il conglomerato possedeva le strutture, le aziende spagnole ci mettevano marchio, gestione, personale e tutto il resto. Ma in questi giorni, a causa delle sanzioni, Meliá ha sospeso le attività in 15 hotel e resort cubani, Iberostar in 12. Entrambe le aziende mantengono invece la gestione di hotel a Cuba non formalmente posseduti da GAESA. Lo stesso è successo alla catena di hotel canadese Blue Diamond Resorts, che però ha completamente abbandonato tutte le sue attività nell’isola.
Questa settimana anche Visa e Mastercard, i due più importanti circuiti di pagamenti al mondo, hanno annunciato che interromperanno i loro servizi in tutta Cuba, e che quindi non sarà più possibile fare o accettare pagamenti con carte dei due circuiti (le più diffuse in Occidente, anche in Italia).
In precedenza la compagnia mineraria canadese Sherritt aveva interrotto le proprie operazioni a Cuba e lo stesso avevano fatto Hapag-Lloyd e CMA CGM, le due più grandi compagnie di spedizioni via nave al mondo, rispettivamente tedesca e francese. Hapag-Lloyd e CMA CGM da sole rappresentano circa il 60 per cento del volume del traffico commerciale verso Cuba, e il loro ritiro dal mercato cubano sta già creando dei problemi: di recente il World Food Program delle Nazioni Unite ha dovuto rinunciare all’invio di 3.000 tonnellate di aiuti alimentari verso Cuba perché non trovava compagnie disposte a spedirle sull’isola.

La città di Matanzas, Cuba, 31 maggio 2026 (Magdalena Chodownik/Anadolu via Getty Images)
Per i paesi europei – soprattutto la Spagna, che ha rapporti economici stretti con Cuba – le sanzioni statunitensi sono generalmente problematiche. L’Unione Europea è il primo partner commerciale di Cuba, ma come ha scritto Politico nessun governo europeo in questo momento è davvero pronto a opporsi all’amministrazione di Donald Trump su una questione ritenuta tutto sommato meno urgente di altre, come le guerre in Medio Oriente e in Ucraina.
L’abbandono delle aziende internazionali rischia di peggiorare la situazione sull’isola, che sta vivendo una crisi umanitaria senza precedenti negli ultimi decenni. Questo è di fatto il piano dell’amministrazione Trump, che sta cercando di soffocare economicamente Cuba per costringere il suo regime a trattare con gli Stati Uniti da una posizione di debolezza e bisogno, e probabilmente anche a cedere il potere.



