Airbnb vuole diventare l’«Amazon dei servizi»

Ha esteso la sua offerta agli hotel, al noleggio d'auto e al cibo a domicilio, e il suo CEO ora punta all'intelligenza artificiale

L'amministratore delegato di Airbnb Brian Chesky durante un evento promozionale a San Francisco, 20 maggio 2026 (David Paul Morris/Bloomberg)
L'amministratore delegato di Airbnb Brian Chesky durante un evento promozionale a San Francisco, 20 maggio 2026 (David Paul Morris/Bloomberg)
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Nelle scorse settimane Airbnb ha annunciato delle novità che estenderanno i servizi della piattaforma. Da questa settimana in 25 città statunitensi è possibile usare l’app per prenotare alberghi, trovare spazi in cui depositare i bagagli, noleggiare auto, farsi venire a prendere in aeroporto e ricevere cibo a domicilio. Nei prossimi mesi questi servizi saranno estesi in tutti i paesi in cui è presente Airbnb.

In un’intervista, il CEO e cofondatore Brian Chesky ha detto di aver introdotto le nuove funzionalità per trasformare Airbnb in una specie di «Amazon dei servizi», perlomeno per quanto riguarda soggiorni e viaggi. L’obiettivo è fare in modo che i turisti utilizzino l’app per tutte le loro necessità, e non soltanto per trovare un alloggio come accaduto finora. Chesky ha aggiunto che probabilmente nei prossimi mesi sarà possibile usare Airbnb anche per abbonarsi a una palestra e noleggiare attrezzature per sciare e fare surf.

L’amministratore delegato di Airbnb Brian Chesky durante un evento promozionale a San Francisco, 20 maggio 2026 (David Paul Morris/Bloomberg)

Chesky aveva in mente di allargare le attività di Airbnb oltre gli affitti brevi già nel 2020, ma aveva dovuto rimandare a causa della pandemia, che aveva limitato moltissimo gli spostamenti e di conseguenza anche i profitti dell’azienda. L’anno scorso aveva annunciato investimenti per 250 milioni di dollari, anticipato l’estensione dei servizi e rinnovato il design dell’app.

Nell’operazione di rinnovamento di Airbnb, la parte che ha stupito maggiormente analisti e osservatori è la scelta di includere nell’offerta anche gli hotel. Chesky fondò Airbnb nel 2008 insieme ai coinquilini Joe Gebbia e Nathan Blecharczyk proprio con l’idea di offrire un’alternativa agli alberghi e ridurre il loro spazio di mercato. «Per 10, 12 anni ho avuto un’idea ben precisa. Pensavo: “Non andremo mai negli hotel”. Ma a un certo punto i nostri clienti mi hanno fatto cambiare idea», ha detto in una recente intervista al New York Times.

Chesky ha aggiunto che Airbnb non farà mai accordi con grandi catene: si concentrerà soprattutto sui cosiddetti boutique hotel, cioè alberghi piccoli, dal design curato e con poche stanze. «Ci sono persone che alloggiano solo in hotel e altre che alloggiano solo in appartamenti Airbnb. E poi ci sono tantissime persone che usano entrambe le soluzioni […]. Stavamo perdendo quei viaggiatori».

Alcune gift card di Airbnb esposte in un negozio di Lafayette, California, 12 maggio 2026 (Paul Smith Collection/Getty)

Jesse Stein, nominato a gennaio responsabile del settore alberghiero di Airbnb, ha detto che l’aggiunta degli hotel serve a intercettare un segmento che storicamente la piattaforma faticava a raggiungere: quello di chi viaggia per lavoro, che preferisce le comodità garantite da queste strutture (la portineria aperta tutto il giorno, il servizio in camera, le pulizie quotidiane) all’imprevedibilità degli alloggi di Airbnb, che per forza di cose offrono servizi molto più limitati.

Questa soluzione consentirà anche di compensare, almeno in parte, l’impatto negativo delle politiche volte a limitare gli affitti brevi per ridurre la pressione turistica ed evitare lo spopolamento dei centri storici, che negli ultimi anni sono state adottate dalle amministrazioni di diverse città europee e americane.

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In settimana Chesky ha fatto sapere anche che lancerà una sua startup di intelligenza artificiale, ma le informazioni sono poche: secondo Bloomberg l’azienda si occuperà soprattutto di «interazione con gli utenti e design». Chesky è interessato al settore dell’intelligenza artificiale generativa già da molti anni. Conobbe l’attuale amministratore delegato di OpenAI Sam Altman nel 2006 perché lavorava con Y Combinator, l’acceleratore di startup (cioè un’azienda che si occupa di aiutare le piccole società appena nate a crescere) che investì inizialmente su Airbnb.

Secondo fonti sentite da TechCrunch, a un certo punto Chesky fu molto vicino a entrare nel consiglio di amministrazione di OpenAI. Nel 2023, quando Altman fu temporaneamente licenziato da OpenAI, Chesky gli fornì consulenza e lo aiutò a ottenere l’appoggio di importanti imprenditori della Silicon Valley. Stando a quanto appreso da Bloomberg, comunque, anche se Chesky finanzierà la startup di intelligenza artificiale non avrà alcun ruolo all’interno della nuova società, neppure quello di fondatore.

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