In Argentina un femminicidio è diventato un caso nazionale
Il corpo della 14enne Agostina Vega è stato trovato smembrato, mentre il governo di Javier Milei smantella i programmi per le vittime di violenza di genere

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In Argentina il femminicidio della 14enne Agostina Vega sta causando grosse proteste in tutto il paese, associate a quelle che 11 anni fa proprio in Argentina portarono alla creazione del movimento femminista Ni una menos (“Non una di meno”). Hanno anche riportato l’attenzione sulle misure del governo del presidente ultraliberista Javier Milei per smantellare i programmi di sostegno alle donne vittime di violenza di genere.
Vega era scomparsa lo scorso 23 maggio, dopo aver passato un pomeriggio con la famiglia. Gli investigatori hanno ricostruito che si era allontanata da casa per andare a prendere delle empanadas da suo nonno insieme a suo fratello di 7 anni, che poi era tornato a casa da solo. Verso le 22:30 la madre l’aveva chiamata, senza ottenere risposta. Un tassista ha detto di averla portata a un incrocio e che un uomo era uscito da una casa per pagare la corsa. In un messaggio WhatsApp inviato a una sua amica, Vega aveva detto che stava andando a casa del compagno di sua madre per farle una sorpresa.
Il corpo della ragazza è stato trovato smembrato il 30 maggio in un campo alla periferia di Córdoba: secondo l’autopsia Vega è stata violentata e impiccata, e poi il suo corpo è stato fatto a pezzi.
Per il femminicidio di Vega sono stati arrestati il 33enne Claudio Barrelier, descritto dalla famiglia come l’ex fidanzato della madre, e il 47enne Osvaldo Fassetta. Barrelier è l’uomo che ha pagato per la corsa in taxi e il proprietario della casa in cui Vega è entrata. È accusato di femminicidio, lui dice di essere innocente. Fassetta, che viveva con lui, è accusato di occultamento di cadavere.
Barrelier era stato incriminato l’anno scorso con l’accusa di aver rapito una donna, che era riuscita a liberarsi e a scappare. Dopo la denuncia era stato arrestato ed era rimasto in detenzione preventiva per 20 giorni, ma era uscito pagando una cauzione dell’equivalente di circa 3mila euro.
I familiari di Vega ritengono che ci siano più persone coinvolte, un’ipotesi che sembra essere corroborata da un video trovato giovedì che mostra due persone arrivare alla casa di Barrelier nella notte fra il 23 e il 24 maggio, poche ore dopo Vega. La famiglia sostiene anche che la polizia non si sia mossa abbastanza in fretta nelle prime ore dopo la loro denuncia di scomparsa: il loro avvocato ha detto che ci sono voluti più di tre giorni prima che i cellulari degli abitanti della provincia ricevessero un allarme che li informava del rapimento di una minorenne. Inoltre inizialmente gli agenti si erano concentrati sull’ipotesi che Vega se ne fosse andata volontariamente con un fidanzato: è un’ipotesi che le autorità argentine fanno spesso nei casi di femminicidio, e che le associazioni femministe criticano.
Dopo il ritrovamento del corpo ci sono state proteste a Córdoba, e una veglia in ricordo di Vega è sfociata in uno scontro fra manifestanti e polizia. Il caso è stato legato simbolicamente al femminicidio della 14enne argentina Chiara Paez, da cui partì il movimento femminista Ni una menos, che denuncia la violenza degli uomini sulle donne, diventato poi noto in tutto il mondo. Paez fu picchiata a morte e poi seppellita dal suo fidanzato perché si era rifiutata di abortire.
Il 3 giugno alla manifestazione annuale di Ni una menos nella capitale Buenos Aires molte persone hanno esposto cartelli con il volto di Vega.
Nonostante la procura abbia accusato Barrelier di femminicidio, un reato che in Argentina prevede la pena dell’ergastolo (come in Italia), la ministra della Sicurezza nazionale Alejandra Monteoliva si è rifiutata di definirlo tale: lunedì, nell’unico momento in cui ha parlato pubblicamente del caso, l’ha chiamato “omicidio”. La reazione di Monteoliva è stata criticata dalle associazioni femministe, che da tempo sostengono che le autorità non categorizzino e non perseguano correttamente i casi di femminicidio, dando una visione distorta del fenomeno.
Secondo le statistiche della Corte Suprema, nel 2025 in Argentina ci sono stati 200 casi accertati di femminicidio, il 12 per cento in meno di quelli del 2024. Molte associazioni però sostengono che questi dati non siano attendibili, perché a diminuire non sarebbero i femminicidi, quanto i casi riconosciuti come tali per via di un’interpretazione troppo stringente della legge da parte delle autorità.
Della stessa idea sono gli avvocati del Centro de Estudios Legales y Sociales, un’importante associazione argentina per i diritti umani. Dall’inizio del 2026 hanno contato 63 casi di omicidio che sono stati riconosciuti come femminicidi, ma sostengono che in realtà sarebbero molti di più: oltre 100 dall’inizio dell’anno, secondo diverse associazioni.
Il commento della ministra Monteoliva è in linea con l’approccio adottato dal presidente Milei da quando si è insediato, a dicembre del 2023. Milei ha definito il movimento femminista «una lotta ridicola e innaturale» e ha descritto il reato di femminicidio come «un modo per far valere legalmente la vita di una donna più di quella di un uomo», promettendo di eliminarlo dal codice penale.

Una manifestante a Buenos Aires, il 3 giugno del 2026 (AP Photo/Natacha Pisarenko)
Non è ancora successo, ma negli ultimi due anni il suo governo ha smantellato o ridotto i fondi a moltissimi programmi che sostenevano le vittime di violenza e in generale le politiche di genere, nell’ambito della sua guerra culturale contro il progressismo e la sua campagna di riduzione delle spese dello stato.
A giugno del 2024 Milei ha chiuso il ministero delle Donne e il dipartimento per la protezione contro la violenza di genere. Fra i programmi che hanno risentito dei tagli c’è Acompañar (“accompagnare”), che dava assistenza economica alle vittime di violenza di genere e che aveva assistito 350mila donne con un aiuto equivalente a sei mesi di salario minimo. Nel 2025 il governo ha ridotto di due terzi i fondi per una linea telefonica attiva 24 ore su 24 per le vittime di violenza, che ha dimezzato il personale. È stato smantellato anche un programma sponsorizzato dal governo che forniva assistenza legale gratuita alle persone vittime di violenza domestica o abusi sessuali.
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