Anthropic è davvero più “buona” delle altre aziende di AI?

Diversi episodi recenti l'hanno fatta emergere come quella più cauta e attenta all'impatto del settore, ma è più complesso di così

di Pietro Minto

Daniela Amodei, presidente e cofondatrice di Anthropic, stringe la mano al CEO di Snowflake Sridhar Ramaswamy, giugno 2026, San Francisco (AP Photo/Jeff Chiu)
Daniela Amodei, presidente e cofondatrice di Anthropic, stringe la mano al CEO di Snowflake Sridhar Ramaswamy, giugno 2026, San Francisco (AP Photo/Jeff Chiu)
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La scorsa settimana, alla presentazione della prima enciclica di papa Leone XIV dedicata all’intelligenza artificiale (AI) e fortemente critica nei confronti delle aziende tecnologiche, l’unico rappresentante del settore presente era Chris Olah, uno dei fondatori di Anthropic, l’azienda che sviluppa il chatbot Claude.

Non è strano. Anthropic, infatti, si pone da tempo come un’eccezione nell’ambito dell’AI: un’azienda dall’approccio cauto in un settore altrimenti spregiudicato. È una narrazione che fa parte della storia dell’azienda dall’inizio, quando nel 2021 fu fondata da un gruppo di ex ricercatori di OpenAI che criticavano la linea senza scrupoli del loro capo, Sam Altman. Da allora Anthropic ha continuato ad attrarre ricercatori provenienti da altre aziende e preoccupati dalla direzione presa dall’industria e a fare scelte apparentemente in controtendenza rispetto al resto del settore, rafforzando la propria buona reputazione. Ovviamente non è così semplice.

Per alcuni anni Anthropic è rimasta indietro rispetto a OpenAI, che con il chatbot ChatGPT ha innescato l’attuale corsa alle AI alla fine del 2022. Tuttavia, nell’ultimo anno in particolare, Anthropic è cresciuta fino a raggiungere una valutazione di 965 miliardi di dollari, superiore a quella di OpenAI stessa. La scorsa settimana, mentre Olah partecipava alla cerimonia in Vaticano, l’azienda ha annunciato l’apertura della sua sesta sede europea, a Milano, e ha ricevuto nuovi investimenti per 65 miliardi di dollari.

Alcuni commentatori hanno fatto notare che la scelta del papa di avere Anthropic come unico intermediario nel settore tecnologico ha dato all’azienda un attestato di stima che non meriterebbe. Timnit Gebru, ricercatrice nel campo dell’etica della tecnologia che nel 2020 fu licenziata da Google per aver criticato l’approccio dell’azienda all’intelligenza artificiale, ha notato come «il Vaticano avrebbe potuto collaborare con i lavoratori dei dati sfruttati che lottano per i loro diritti o con le persone che combattono l’inquinamento delle acque causato dai data center». Secondo Gebru, la presenza di Olah alla presentazione dell’enciclica sarebbe una forma di «Vatican washing», cioè una pubblicità positiva non giustificata però da un’azione concreta.

Due eventi recenti aiutano a capire come si sia diffusa l’idea di Anthropic come azienda etica. Il primo è lo scontro con il Pentagono cominciato a febbraio, quando l’azienda resistette alle pressioni del presidente degli Stati Uniti Donald Trump e del segretario della Difesa Pete Hegseth, che volevano ottenere l’accesso illimitato ai suoi sistemi per operazioni militari e di sorveglianza. Il governo indicò Anthropic come un possibile rischio per la sicurezza nazionale ma l’azienda continuò a rifiutare l’idea di un accesso illimitato ai suoi sistemi.

Quella diatriba – e il fatto che OpenAI abbia avuto un approccio più aperto – ha trasformato Anthropic in un esempio di moralità, tanto da contribuire alla sua crescita: molti utenti cominciarono in quei giorni a usare Claude come segno di protesta contro le altre aziende del settore. Tuttavia, Anthropic ha continuato a collaborare non solo con il Pentagono ma anche con Palantir, la controversa azienda di analisi dati con forti legami con il settore militare statunitense. Lo screzio con l’amministrazione Trump era dovuto ai limiti di questo accordo, non all’utilizzo delle AI in sé.

Secondo Francesca Lagioia, professoressa di Informatica giuridica all’Università di Bologna e allo European University Institute di Firenze, Anthropic è restrittiva ma non può definirsi antimilitarista: «Le linee rosse che non è disposta a oltrepassare diventano un vantaggio reputazionale. Tuttavia, Claude resta il primo modello a essere stato approvato per l’uso su reti militari classificate, con un accordo di circa 200 milioni di dollari con il dipartimento della Difesa statunitense».

Il secondo evento riguarda Mythos, un modello di AI presentato dalla società ad aprile e rivelatosi particolarmente efficace nell’individuare falle nei sistemi informatici. Dopo averlo ritenuto troppo pericoloso per un rilascio pubblico (perché chiunque avrebbe potuto usarlo per individuare e sfruttare le debolezze di sistemi informatici anche molto importanti), l’azienda ha deciso di renderlo disponibile solo alle agenzie governative e ad alcune aziende. Anche su questo fronte, però, Anthropic sembra avere un approccio meno radicale del previsto: dopo poche settimane l’azienda ha infatti detto che una versione del modello sarà resa disponibile anche al pubblico.

Questo episodio ha nuovamente spinto alcuni osservatori ad accusare Anthropic di usare la sicurezza delle AI come uno strumento promozionale. Tra queste persone c’è lo stesso Altman, che ha ironizzato sulla questione: «È chiaramente un ottimo marketing dire: “Abbiamo costruito una bomba. Stavamo per sganciarvela sulla testa. Vi venderemo un rifugio antiatomico per 100 milioni di dollari ma solo se saremo noi a scegliere voi come clienti”».

In altri casi, Anthropic si è comportata come le altre aziende del settore, utilizzando per esempio materiale protetto dal diritto d’autore per sviluppare i suoi modelli. L’anno scorso ha accettato un accordo da 1,5 miliardi di dollari per chiudere una class action – ovvero una causa legale fatta da un gruppo di persone per lo stesso motivo – in cui era accusata da autori ed editori di aver usato copie piratate di libri ottenute da archivi online come Books3, LibGen e Pirate Library Mirror.

Secondo Lagioia «Anthropic ha trasformato cautela e sicurezza in un elemento identitario» posizionandosi come l’alternativa “prudente” rispetto a concorrenti più aggressivi, il che si è rivelato utile «per attrarre investitori, governi e talenti che vogliono sentirsi dalla parte “responsabile” della corsa all’IA». Questo però non significa che non ci siano differenze reali con la concorrenza: Anthropic si è data delle regole precise, come si è visto nello scontro col Pentagono, e ha redatto una Costituzione per allineare i suoi modelli a principi etici, cosa che le permette di avere un controllo più esplicito sul comportamento dei modelli rispetto ai concorrenti.

Nonostante tutto, continua Lagioia, l’azienda «rientra nello stesso paradigma industriale dei suoi competitor, fatto di estrazione di dati, concentrazione di capitale, infrastrutture energeticamente costose, competizione tra governi». Tra i suoi investitori, inoltre, ci sono alcuni dei più grandi fondi di investimento e due delle aziende tecnologiche più grandi del mondo, Amazon e Google.

Anthropic non è quindi estranea alle logiche finanziarie che interessano tutto il settore, che sono destinate a influenzarla sempre di più, ora che ha avviato il percorso per quotarsi in borsa. A differenza degli attuali investitori, infatti, gli azionisti di borsa ragionano trimestre per trimestre, e Anthropic non potrà più gestire i numeri con la flessibilità che può permettersi un’azienda non quotata. In questi casi la crescita diventa fondamentale e c’è il rischio che l’incentivo ad abbandonare la cautela aumenti sensibilmente.

Che Anthropic stia già sentendo la pressione lo si è visto qualche giorno fa, quando il Wall Street Journal ha scritto che l’azienda starebbe avendo il suo primo trimestre in attivo. La rivelazione è sembrata confermare lo stato di salute della società in un momento in cui il resto del settore opera ancora in forte perdita, e circola anzi un diffuso timore di una bolla speculativa sulle AI. Eppure, come ha notato lo stesso quotidiano, «non è chiaro quali metodi contabili Anthropic abbia usato per registrare ricavi e costi, dato che l’azienda non è ancora tenuta a rispettare gli obblighi di rendicontazione finanziaria previsti per le società quotate in borsa».

La crescita recente è stata resa possibile dalla strategia adottata da Anthropic, che fin da subito ha puntato sul settore corporate, ovvero la vendita di servizi per aziende e professionisti. A trainare la crescita è stato in particolare Claude Code, un assistente AI per la programmazione informatica disponibile solo agli abbonati paganti, e Claude Cowork, un prodotto simile pensato per altri lavori da ufficio.

Anche per questo Anthropic viene accusata di sviluppare prodotti in grado di automatizzare il lavoro che oggi viene fatto da persone, contribuendo a una lunga serie di licenziamenti di massa: qualcosa di simile rischia di avvenire anche in altri ambiti, come quello legale o finanziario. «Anthropic appare più cauta dei suoi rivali», dice Andrea Venzon, co-fondatore dei movimenti civici Volt Europa e Atlas, «ma esattamente come loro deve raggiungere la profittabilità e non guarderà in faccia a nessuno pur di avere il modello più competitivo sul mercato».

Secondo Lagioia, Anthropic è riuscita a proteggere la propria reputazione anche riducendo l’esposizione mediatica ed evitando il protagonismo di OpenAI, il cui capo, Altman, è noto per dichiarazioni e promesse esorbitanti, in grado di generare un piccolo culto della personalità, ma anche di attirare critiche e controversie. «Forse, più che di un’azienda “buona”, parlerei di società con differenti soglie di rischio accettabile, strategie comunicative e governance, ma tutte pur sempre figlie dello stesso paradigma».