Qualcosa si muove nello stretto di Hormuz
Secondo il New York Times in tre settimane gli Stati Uniti hanno guidato il passaggio di circa 70 navi, una piccola parte di quelle che transitavano prima della guerra

Funzionari statunitensi rimasti anonimi hanno detto al New York Times che nelle ultime tre settimane le forze armate statunitensi hanno guidato a distanza il passaggio di circa 70 navi nello stretto di Hormuz. È un flusso molto inferiore rispetto a prima della guerra, quando dallo stretto passavano tra le 130 e le 140 navi al giorno, che trasportavano un quinto delle esportazioni globali di petrolio e gas naturale liquefatto: la situazione è quindi ancora molto precaria, con gravi conseguenze per il mercato globale dell’energia.
Secondo i funzionari sentiti dal New York Times, le 70 navi scortate dagli Stati Uniti sono transitate in entrambe le direzioni: dal golfo dell’Oman (a est dello stretto) al golfo Persico, e viceversa. Il loro passaggio indica che i Guardiani della rivoluzione, la forza armata più potente dell’Iran e quella che sta gestendo il blocco, potrebbero non controllare tutto il passaggio. Secondo i funzionari le navi hanno seguito una rotta lontana dalle coste iraniane, più rischiose, e probabilmente vicino a quelle dell’Oman (paese che intanto sta trattando con il regime iraniano per coordinare la riscossione di un pedaggio).
Le navi avevano i transponder spenti, per evitare di essere tracciate e ridurre i rischi di essere fermate o attaccate dall’Iran. Per questo è impossibile verificarne il percorso. I Guardiani della rivoluzione esercitano comunque un controllo efficace sulla maggior parte delle rotte, tanto che il commercio è sostanzialmente bloccato dall’inizio della guerra.
Questo coordinamento a distanza è un approccio più discreto rispetto al “Project Freedom” annunciato da Trump a inizio maggio, e abbandonato nel giro di pochi giorni: prevedeva sempre il coordinamento a distanza per il passaggio, ma anche lo schieramento di navi militari pronte a intervenire nel golfo Persico in caso di attacco iraniano (ora le navi statunitensi che stanno mantenendo in vigore il blocco alle navi che commerciano con l’Iran sono perlopiù schierate fuori dallo stretto, nel golfo di Oman).
L’ipotesi di una presenza militare statunitense dentro il golfo Persico aveva generato una dura reazione da parte del regime, che aveva ripreso i bombardamenti verso i paesi del Golfo. Il piano era stato infine annullato anche per la contrarietà dell’Arabia Saudita, che aveva negato agli Stati Uniti l’accesso alle basi militari sul proprio territorio.

Una piccola imbarcazione iraniana si avvicina a un mercantile nello stretto di Hormuz, 21 aprile 2026 (Meysam Mirzadeh/Tasnim News Agency via AP)
La notizia delle 70 navi passate indica anche che alcuni armatori sono disposti ad attraversare lo stretto nonostante i molti rischi che questo comporta. Finora l’Iran ha minacciato, e in alcuni casi attaccato, diverse navi commerciali che hanno provato a transitare senza l’autorizzazione del regime e migliaia di navi sono rimaste bloccate, con circa 20mila persone degli equipaggi ferme a bordo in condizioni molto difficili. Il regime ha inoltre minato lo stretto, quindi è difficile individuare una rotta sicura. Le navi hanno poche alternative: rimanere bloccate nello stretto, cercare la guida statunitense oppure mettersi in contatto con il regime iraniano e pagare il pedaggio.
Nel frattempo Iran e Stati Uniti hanno detto di essersi scambiati attacchi reciproci. Nel fine settimana il comando interforze in Medio Oriente degli Stati Uniti (CENTCOM) ha detto che un drone statunitense è stato abbattuto in acque internazionali, e che gli Stati Uniti hanno risposto attaccando una stazione di lancio di terra e due droni iraniani. Lunedì il regime ha detto di aver colpito una base militare statunitense, senza specificare quale. È possibile, ma non certo, che si trattasse di una base in Kuwait, dove i sistemi di difesa hanno rilevato il passaggio di missili e droni.
I negoziati restano invece in una situazione di stallo: come già avvenuto molte volte in passato, Trump ha detto che un accordo era imminente, ma il regime ha smentito e non ci sono stati avanzamenti.
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