La dura vita di un comune italiano in Svizzera
Campione d’Italia se l'è passata bene finché il suo casinò aveva successo, ora i conti del comune sono un disastro

La Corte dei conti, l’organo statale che vigila sulla gestione delle risorse pubbliche, ha indicato Campione d’Italia come il caso di dissesto finanziario più critico tra i comuni della Lombardia. I motivi sono diversi, ma hanno più o meno tutti a che fare con una particolarità che rende Campione molto noto anche se è un posto isolato e piccolo, che non arriva a 2mila abitanti: si trova interamente nel territorio della Svizzera (è cioè un’“exclave”, peraltro l’unica italiana). Dipende dalla Svizzera per molti servizi pubblici, come la sanità e i trasporti, e per questo deve sostenere costi molto più alti rispetto agli altri comuni italiani.
L’altra particolarità di Campione è che ospita uno dei quattro casinò italiani, forse il più conosciuto, perché negli ultimi anni ha avuto una storia travagliata che lo ha portato al fallimento nel 2018 e alla riapertura nel 2022. Il comune è sempre stato socio unico del casinò, che per anni ne è stata la principale risorsa economica: finché il casinò ha funzionato bene, il fatto di essere geograficamente in Svizzera per Campione aveva quasi solo vantaggi. Oggi rende meno di un tempo, e la condizione di exclave in Svizzera è diventata un problema.
I residenti di Campione sono italiani ma vivono dentro il sistema economico svizzero: molti in Svizzera ci lavorano, per esempio, o si vanno a curare. Per questo Campione è soggetto a leggi speciali: tra le altre cose riceve ogni anno dallo Stato un contributo straordinario di 10 milioni e mezzo di euro.
Gli stipendi del personale pubblico seguono regole particolari per essere adeguati al mercato del lavoro svizzero e al costo della vita in Ticino, la regione svizzera che circonda Campione. Per i suoi 21 dipendenti il comune quest’anno prevede di spendere 4,6 milioni di euro, con retribuzioni mensili tra i novemila e i quindicimila euro lordi, di gran lunga di più di quanto guadagna un funzionario comunale in un comune italiano (mediamente tra i 1.500 e i 2.700 euro lordi al mese). Prima della chiusura del casinò la spesa per i dipendenti era molto più alta perché il casinò stesso, che è a gestione pubblica, ne aveva quasi 500. Oggi sono un centinaio.

L’esterno del casinò di Campione (ANSA/FABRIZIO CUSA)
La sanità è il settore più significativo per capire come la posizione geografica di Campione sia diventata un problema per il comune. I residenti spesso si curano in ospedali e strutture sanitarie svizzere, a spese dello Stato italiano tramite la Regione Lombardia: possono farlo sulla base di un accordo del 2005 tra Italia e Svizzera, che è vantaggioso sia per l’efficienza del servizio sanitario svizzero che per le distanze: l’ospedale più vicino tra quelli italiani è il Sant’Anna di Como a una trentina di chilometri, mentre quello di Lugano è a quindici.
Secondo la regione, tra il 2005 e il 2018 l’assistenza sanitaria ai residenti di Campione è costata molto più della media lombarda, soprattutto per il ricorso agli ospedali svizzeri: è stata stimata una spesa in eccesso di 89 milioni di euro, che la Regione nel 2018 ha chiesto al comune di restituire. La richiesta è stata però respinta dal tribunale amministrativo lombardo (Tar), che ha chiarito che i residenti di Campione hanno diritto a curarsi in Svizzera e che i costi devono continuare a essere coperti dal servizio sanitario nazionale.
https://www.ilpost.it/podcasts/lafabbricadeisoldi/1-27-luglio-2018/
Tra il 2021 e il 2022 la Lombardia ci ha riprovato, e ha proposto un accordo di compartecipazione in base al quale i residenti di Campione che decidono di curarsi in Svizzera avrebbero dovuto contribuire parzialmente per coprire i costi delle proprie spese sanitarie. Anche questo tentativo è stato respinto dal Tar.
Campione insomma ha un problema: per via della sua posizione molti dei suoi abitanti possono curarsi in ottimi ospedali, hanno stipendi più alti di quelli italiani, in linea con le spese quotidiane più elevate, e alcune agevolazioni fiscali. Ma questa condizione di privilegio si è rivelata insostenibile per il comune, senza le entrate del casinò.
Alle elezioni amministrative del 24 e del 25 maggio Campione ha eletto un nuovo sindaco, Luca Frigerio, che in campagna elettorale era stato il candidato che più di tutti aveva negato la gravità della situazione finanziaria del comune. Ha vinto con il 60,4 per cento dei voti e un ampio margine sugli altri due avversari, Barbara Marchesini (34,4 per cento) e Sergio Aureli (5,4 per cento). C’era anche un quarto candidato, Simone Verda, ma un mese prima delle elezioni si era ritirato perché riteneva i problemi finanziari troppo gravi per proporre soluzioni realistiche.

Le slot machine all’interno del casinò di Campione (ANSA/FABRIZIO CUSA)
Frigerio è un ex dirigente del casinò di Campione ed ex presidente di quello di Saint-Vincent in Valle d’Aosta. A Campione è già stato assessore al Bilancio negli anni Duemila e a queste elezioni ha vinto con una lista civica sostenuta dalla maggioranza di centrodestra, dopo il rifiuto di ricandidarsi dell’ex sindaco Roberto Canesi. Alle obiezioni sollevate dalla Corte dei conti non ha dato gran peso: in campagna elettorale aveva sostenuto, come il suo predecessore, che i problemi finanziari fossero sostanzialmente risolti, per il fatto che la procedura per dissesto finanziario si è formalmente chiusa nel 2023, come certificato dal ministero dell’Interno a inizio 2026.
La Corte dei conti sostiene che questo obiettivo sia stato raggiunto soprattutto grazie a un escamotage formale, che non ha risolto davvero la situazione.
In una delibera pubblicata ad aprile, la Corte ha segnalato tra i problemi il ricorso ad anticipazioni di tesoreria, cioè prestiti a brevissimo termine che la banca che gestisce la cassa del comune può concedere quando, per un periodo di tempo limitato, il comune non ha abbastanza soldi per pagare le spese correnti. Invece di usare le anticipazioni di tesoreria per necessità momentanee, però, Campione ne ha fatto un uso sistematico, restituendo poi le somme oltre i termini previsti. Questo ha permesso di presentare conti almeno formalmente in equilibrio, mentre la reale situazione finanziaria è rimasta molto fragile.
La Corte fa notare che Campione deve ancora finire di pagare i debiti del dissesto: mancano 11,8 milioni di euro che doveva ricavare in parte dalla vendita di immobili, in parte da crediti pregressi, ma non è certo che le risorse siano sufficienti, come sostengono invece il sindaco uscente e il neo eletto. Il casinò inoltre deve al comune 45 milioni dai tempi del fallimento.
Dopo la riapertura nel 2022, il casinò ha versato al comune una media di 1,2 milioni di euro l’anno di utili, che gli spettano in quanto socio unico. Nel 2025 è riuscito a versare 2,5 milioni. È molto meno rispetto a quanto il comune era abituato a incassare: nei primi anni Duemila si arrivava anche a 40 milioni di euro all’anno, mentre prima del fallimento nel 2018 erano 25 milioni.
C’è poi una lista di creditori a cui il casinò sta finendo di pagare la quota stabilita dal piano di riapertura: i professionisti che hanno seguito la procedura di fallimento, l’Inps, il fisco, gli ex dipendenti, i fornitori, le banche e, solo alla fine, il comune di Campione, che in base al piano verrà rimborsato solo se rimarranno soldi sufficienti. Allo stato attuale il casinò può restare aperto e funzionare, ma non è detto che riuscirà a saldare il debito con il comune e non può garantire di continuare a essere l’entrata principale per le casse pubbliche.



