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  • Giovedì 28 maggio 2026

Com’è andato il Post nel 2025

In termini di conti, e di crescita di tutto quanto: bene, anche quest'anno

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È quel periodo dell’anno in cui il Post condivide i suoi risultati dell’anno precedente, avendo chiuso i bilanci e offrendo un po’ di numeri, che – tanto vale dirlo subito – continuano a essere molto soddisfacenti e a raccontare una crescita di apprezzamento e di sostegno al suo progetto, che si trasforma in un investimento sulla crescita delle cose che il Post fa. E sono risultati che raccontiamo sempre volentieri: perché ci piace condividere anche queste conoscenze e perché riguardano le molte persone che permettono queste crescite, abbonate e abbonati del Post.

Per il sesto anno consecutivo, dopo un iniziale e prolungato periodo da prudente startup in un business assai difficile come quello delle aziende giornalistiche, il Post è economicamente sostenibile nelle sue attività. Si deve in grandissima parte all’accoglienza che dal 2019 ha ricevuto il suo investimento sul coinvolgimento di lettori e lettrici, quando li abbiamo invitati a partecipare al progetto degli abbonamenti. Come dicono spesso alcuni osservatori di questo complicato settore, il risultato di salute economica è una dimostrazione che “si può fare”, a patto di considerare una serie di condizioni indispensabili. Tra le quali è il caso di citare un’oculata attenzione ai costi favorita dall’essere nati in tempi in cui erano già chiari rischi e opportunità dell’assai rinnovato settore dell’informazione; una spontanea e sincera inclinazione a costruire un rapporto di fiducia con lettori e lettrici; una priorità di offrire approcci diversi e credibili all’informazione, dei quali c’era e c’è domanda; una insistente ricerca di qualità e duttilità nelle persone, soprattutto giovani ma non solo; e l’attenzione a creare motivazioni e condizioni di lavoro gratificanti, dentro a un’idea che non è solo di informare ma di cercare di contribuire – nel nostro piccolo, come molti e insieme a molti – a una migliore qualità della vita di più persone possibile.

Nel 2025 i ricavi del Post hanno superato gli 11 milioni di euro, con un aumento del 18% rispetto all’anno precedente. I ricavi provenienti dagli abbonamenti sono aumentati del 22%, e la loro quota rispetto al totale, che è stabilmente quella prevalente, ha superato i tre quarti. Questo ha fatto di poco diminuire la quota di ricavi dalla pubblicità (che è del 9%), ricavi che sono comunque anch’essi cresciuti del 7% rispetto all’anno prima, in numeri assoluti.

Sono aumentati di oltre il 20% i ricavi provenienti dagli eventi pubblici del Post, e anche quelli legati alla vendita dei libri (per i quali abbiamo già aumentato le pubblicazioni nel 2026) e di altri prodotti fisici. L’unica fonte di ricavo che ha avuto una riduzione rispetto all’anno prima è quella delle lezioni online, che ha continuato comunque a essere ampiamente in attivo (un paio di cicli del 2024 avevano avuto numeri straordinari di iscrizioni).

Come succede da quando l’introduzione degli abbonamenti lo ha permesso, il Post ha approfittato di queste risorse economiche per fare crescere la sua offerta giornalistica, sia in quantità che in qualità, attraverso i contenuti del sito, attraverso i podcast e le newsletter, attraverso i libri, attraverso gli eventi, attraverso i social network, attraverso la conservazione e il miglioramento del suo apprezzato rapporto con chi lo frequenta, attraverso il lavoro per estendere ancora questa comunità molto varia e molto aperta, e quello per far funzionare una struttura che non è più piccola come un tempo. Questo spiega il cospicuo aumento, anche quest’anno, dei costi complessivi sostenuti, soprattutto investendo sulle persone. Il Post ha speso nel 2025 oltre il 20% in più per i compensi dei dipendenti e dei collaboratori, rispetto al 2024, introducendo tra l’altro nuove offerte di “welfare” che sono non solo un investimento sulla qualità del lavoro e del progetto, ma parte delle stesse intenzioni del progetto. Gli abbonati e le abbonate del Post sostengono oggi il lavoro di oltre ottanta lavoratori e lavoratrici dipendenti, e di una ventina di persone che collaborano stabilmente con l’azienda. Tra i primi ci sono più di cinquanta giornalisti e giornaliste, di cui la maggioranza lo è diventata al Post, iniziando a lavorarci tra i venti e i trent’anni di età.
Gli altri costi sono cresciuti più o meno proporzionalmente dentro un aumento complessivo dei costi del 19%, per un totale di quasi dieci milioni di euro.

Nel complesso la crescita percentuale di ricavi, e di guadagni utili a crescere ancora, è stata di poco più contenuta rispetto agli anni precedenti: possiamo senz’altro dire che erano stati anni eccezionali, per il Post, quelli tra il 2020 e il 2023, ma se vogliamo fare in modo che le ambizioni di contribuire a una maggiore conoscenza da parte di tutti e a un miglior funzionamento delle nostre comunità – a cominciare dal sentirsi comunità, aperte e complici – continuino ad avere soddisfazione, il lavoro da fare è eccezionale. Abbonati e abbonate lo stanno facendo, anche con grande collaborazione e indulgenza nei confronti dell’aumento del prezzo dell’abbonamento che il Post ha annunciato di recente assieme a una serie di nuove offerte per estenderne l’accessibilità. Noi possiamo fare ancora meglio. Il solito, mai ripetitivo, grazie.