Alcune cose su Altrecose
Il direttore editoriale del Post racconta come sta andando il progetto del brand di libri iniziato due anni fa

Il peraltro direttore editoriale del Post, Luca Sofri, ha scritto la settimana scorsa una mail ad abbonate e abbonati per condividere i risultati e le ulteriori ambizioni del progetto di libri del Post Altrecose, creato due anni fa in collaborazione con l’editore Iperborea.
*****
Ciao, vi aggiorno sul progetto di libri di Altrecose, che è una delle cose di cui mi sono occupato di più da quando non faccio il direttore del Post, rimpiazzato felicemente da Francesco Costa. È anche che fino a un anno fa mi facevo vivo più spesso con abbonati e abbonate del Post, e un po’ mi manca e un po’ temo che non ve ne siate neanche accorti, quindi uso questa cosa dei libri come scusa.
Dopo i risultati eccezionali – davvero eccezionali, chiedete in giro – della rivista Cose spiegate bene, inventata con i nostri soci di Iperborea, le nostre tentazioni sono cresciute e Altrecose è nato due anni fa da una manciata di nuove intenzioni, diverse ma contigue.
Una era di offrire a lettori e lettrici italiani dei libri di qualità pubblicati all’estero: un lavoro da deejay, proprio come quello di far conoscere della buona musica, con la stessa motivazione di condivisione e apprezzamento comune. Un passaparola, potenziato.
Una seconda intenzione era di contribuire ad attenuare la sproporzione che c’è in Italia, rispetto ad altri paesi e ad altri mercati che riteniamo simili, tra i libri di “fiction” e quelli di “non fiction”. Siamo infatti – come da luogo comune – un paese di invenzione, di letteratura, di dramma, di suggestioni e di attrattive emotive, sentimentali e romantiche: ci piacciono le storie e la loro drammatizzazione, l’immaginazione. Tutto questo ha della bellezza, rinomata, ma trabocca stabilmente a scapito dell’altrettanta bellezza della conoscenza della realtà e del presente e del loro miglioramento, che inizia proprio con la conoscenza. Diciamo che è un paese in cui c’è un po’ troppo “storytelling”, e alla fine un paese che si racconta un po’ troppe storie. Sapere di più delle cose vere, riflettere sulla realtà e sui cambiamenti, capire, conoscere, è una parte preziosa del progresso di ognuno, e di tutta la comunità di cui facciamo parte. Il Post lavora con soddisfazione in quel business lì, quello del capire, conoscere, da sedici anni: e ci sono margini per farlo crescere anche nei libri.
E una terza intenzione per creare Altrecose era semplicemente provare a fare ancora una cosa nuova, e imparare noi stessi a farla, come è avvenuto in sedici anni in altre occasioni e in altri modi.
Com’è andata? Molto bene per le nostre aspettative, e mai abbastanza bene per i nostri desideri. Altrecose ha appena pubblicato il suo decimo libro, arricchendo ulteriormente l’obiettivo di varietà del suo progetto con l’aggiunta di un argomento sportivo, stavolta. Varietà che mantiene però una coerenza generale: imparare cose, e farlo grazie a scritture brillanti e avvincenti. Se volete sapere meglio i risultati commerciali, ne abbiamo scritto qualche settimana fa sul Post: la settimana scorsa il bestseller di Altrecose ha superato le diecimila copie, che nel mercato italiano della non fiction straniera è un risultato raro, e un secondo libro è vicino allo stesso successo. Ma gli abbonati e le abbonate del Post in questi anni ci hanno convinti che si può sempre crescere, e fare di più. Perché il risultato più soddisfacente è ancora quello del deejay: avere messo a disposizione questi dieci libri (compreso uno mio più frivolo: non è che possa tacerlo) e consegnato i loro contenuti e le loro lezioni alla conoscenza di decine di migliaia di persone in Italia, questo paese a cui maggiore conoscenza e maggiore sensibilità verso il presente e il cambiamento farebbero molto bene. Che si tratti del Medio Oriente, delle neurodivergenze, del giornalismo, degli alberi, dell’Africa, della musica, di Dio o del tennis.
E poi un ultimo risultato è quello corrispondente alla terza intenzione di cui ho detto: quella di imparare cose noi stessi, lavorando con i nostri soci di Iperborea, con lo studio grafico XXY, con gli agenti e con gli autori stranieri, con traduttori e traduttrici, e con librai e libraie, tutti partner imbottiti di sapienze e di informazioni in un settore complicatissimo, in cui è davvero valido quel modo di dire che ci sembra sempre noioso quando lo sentiamo citare: “c’è un sacco di lavoro dietro”. E in cui ci siamo infiltrati con la curiosità di capire, nel nostro piccolo, cosa si può cambiare e cosa si può fare meglio, viziati dalla felice esperienza di cambiamento e creatività del Post.
Non ho citato l’ultimo elemento della filiera del mercato dei libri e della diffusione di conoscenza, quello più numeroso: ovvero noialtri e noialtre che li compriamo e che li leggiamo (tanto, poco, o niente: chi non legge niente è altrettanto importante, in queste imprese). Anche in questo caso, come in ogni cosa del Post in questi sedici anni, fare le cose insieme è l’unico modo in cui ci divertiamo a farle. E questa mail, un po’ troppo lunga, è un annuncio di ancora maggiori condivisioni che abbiamo in programma. Intanto quest’anno pubblicheremo il doppio dei libri rispetto agli anni precedenti, impegno maggiore ma motivato dai risultati fin qui. Poi la settimana scorsa abbiamo inaugurato l’account di Instagram di Altrecose, mentre la prossima proveremo un primo esperimento di racconto pubblico di “Cosa abbiamo imparato sui libri”, perché – fidatevi – ci sono un sacco di cose interessanti che fino a che siamo solo lettori e lettrici conosciamo poco. Le racconterò io a Milano il 12 maggio e poi a Parma il 23, per condividere anche questo pezzo delle cose che facciamo: e poi abbiamo altre idee per far crescere Altrecose come progetto coerente al di là dei diversi buoni libri che pubblica. Ne abbiamo, da imparare.
Ciao, grazie se sei arrivato fin qui, come dicono quelli.
In tutti i sensi.
Luca Sofri


