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  • Giovedì 28 maggio 2026

In Cina si fuma tantissimo

Più di un terzo di tutte le sigarette al mondo: c'entrano ragioni culturali ma soprattutto economiche

Un artista cinese che fa la Danza del drago fuma una sigaretta durante una pausa a Pechino, febbraio 2024 (Kevin Frayer/Getty Images)
Un artista cinese che fa la Danza del drago fuma una sigaretta durante una pausa, Pechino, febbraio 2024 (Kevin Frayer/Getty Images)
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Chi visita la Cina per la prima volta lo nota quasi immediatamente: in Cina si fuma molto, per gli standard europei. Con il suo miliardo e quattrocento milioni di abitanti, la Cina ha circa il 17 per cento della popolazione mondiale ma fuma tra il 30 e il 47 per cento di tutte le sigarette del mondo, a seconda delle stime. E anche se la percentuale di persone che fumano è scesa leggermente nell’ultimo decennio perché i giovani fumano meno, le vendite di sigarette hanno continuato a crescere in maniera costante: il consumo di sigarette è aumentato del 39 per cento tra il 2003 e il 2023, anche se è sceso nel resto del mondo, in media. Le ragioni sono culturali ed economiche.

Le ragioni culturali dipendono dal fatto che in Cina il fumo – e le sigarette, proprio come oggetto – mantengono ancora un buon livello di prestigio sociale.

In Cina è tradizione regalare sigarette o pacchetti di sigarette agli ospiti durante i matrimoni, e poi fumarle insieme come segno di condivisione e buona fortuna. Tuttora, se si vuole fare un regalo a un collega di lavoro o a un cliente, una stecca di sigarette è un’opzione molto considerata (alcune marche sono più indicate di altre).

In generale le confezioni sono spesso eleganti e ricercate, le singole sigarette sono decorate, ed è comune vedere le persone fumare nei locali o dentro ai negozi, anche se molto dipende dai regolamenti locali. I pacchetti di sigarette cinesi hanno avvisi sanitari molto discreti e non usano, come in molti altri paesi, immagini impressionanti per avvertire le persone sulle conseguenze del fumo sulla salute.

Due ragazze fumano davanti a un negozio di Dior a Chengdu, settembre 2024 (Cheng Xin/Getty Images)

Due ragazze fumano davanti a un negozio di Dior a Chengdu, settembre 2024 (Cheng Xin/Getty Images)

Sui social media il fumo è associato spesso a una certa mascolinità ribelle e a una femminilità indipendente, un po’ come era stato nella cultura occidentale per buona parte del Novecento.

I primi due leader comunisti, Mao Zedong e Deng Xiaoping, erano entrambi forti fumatori: Mao in particolare si faceva produrre sigarette soltanto per lui, con una miscela di tabacco personalizzata. Jiang Zemin, che fu presidente tra il 1993 e il 2003, alla fine degli anni Novanta smise di fumare per aderire alle prime campagne antifumo, che allora cominciavano a farsi strada. Il suo successore Hu Jintao (2003-2013) è l’unico leader comunista cinese che – da quel che si sa – non è mai stato fumatore. Infine Xi Jinping, salito al potere nel 2013, aveva smesso di fumare qualche anno prima di entrare in carica.

Deng Xiaoping si accende una sigaretta, gannaio 1987 (Forrest Anderson/Getty Images)

Deng Xiaoping si accende una sigaretta, gennaio 1987. Il vaso bianco ai suoi piedi è una sputacchiera (Forrest Anderson/Getty Images)

La leadership cinese ha tentato a lungo ma sempre timidamente di ridurre l’attrattiva delle sigarette. Sotto Xi Jinping, in particolare, sono state avviate alcune campagne di sensibilizzazione ed è stato fatto qualche timido tentativo legislativo per limitare i luoghi in cui si può fumare in pubblico. Ma come ha raccontato il New York Times, questi tentativi sono in gran parte falliti.

Qui arriviamo alla seconda ragione, quella economica. Il Monopolio dei tabacchi cinese ha un’influenza eccezionale sull’economia del paese. Nel 2025 ha generato, tra entrate delle tasse e utili, circa 200 miliardi di euro di fatturato, quasi tutti versati nel bilancio dello stato cinese. È circa il 7 per cento di tutte le entrate dello stato, ed è poco meno di quanto la Cina spende per la propria difesa (circa 250 miliardi di euro).

I proventi generati dal monopolio del tabacco servono a sostenere l’economia, soprattutto in un momento in cui la crescita sta faticando. Il Monopolio dei tabacchi è anche uno dei maggiori finanziatori di un grosso fondo pubblico per la ricerca nell’intelligenza artificiale, un settore che il regime cinese considera strategico.

Questa enorme influenza economica è diventata anche influenza politica.

In Cina l’amministratore del Monopolio dei tabacchi ha un ruolo equivalente a quello di un viceministro. Il Monopolio per esempio ha sistematicamente fatto annullare o allentare la legislazione che poteva ostacolare la diffusione delle sigarette. Nel 2017 alcuni gruppi tentarono di imporre un divieto al fumo nei locali chiusi, che però fu bloccato con successo dall’industria del tabacco. Oggi le decisioni sulle regole relative al fumo dipendono dalle singole province, che però adottano spesso normative molto lasche.

Pechino, ottobre 2017 (AP Photo/Mark Schiefelbein)

Pechino, ottobre 2017 (AP Photo/Mark Schiefelbein)