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  • Lunedì 25 maggio 2026

In Senegal si è rotta un’alleanza storica

Il presidente Faye e il primo ministro Sonko hanno fatto politica insieme per più di un decennio, ora il primo ha licenziato il secondo

Un poster risalente alle ultime elezioni che ritrae Bassirou Diomaye Faye e Ousmane Sonko, marzo 2024 (AP Photo/Mosa'ab Elshamy)
Un poster risalente alle ultime elezioni che ritrae Bassirou Diomaye Faye e Ousmane Sonko, marzo 2024 (AP Photo/Mosa'ab Elshamy)
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In Senegal la rottura di una storica alleanza tra il presidente Bassirou Diomaye Faye e il primo ministro Ousmane Sonko ha aperto una crisi politica nel partito di maggioranza di cui entrambi fanno parte, i Patrioti africani del Senegal per il lavoro, l’etica e la fraternità (Pastef), due anni dopo le elezioni che avevano portato all’attuale assetto istituzionale.

Venerdì, con un discorso fatto leggere in diretta televisiva da un funzionario nel palazzo presidenziale della capitale Dakar, Faye ha annunciato la destituzione di Sonko. I due erano vicinissimi, ma da mesi si scontravano su alcune questioni fondamentali, e in particolare sulla gestione della preoccupante situazione dei conti pubblici del Senegal, che sta affrontando una complessa crisi finanziaria.

Negli ultimi due anni alcune verifiche contabili avevano fatto emergere che l’amministrazione precedente, guidata dal presidente Macky Sall, aveva nascosto più dell’equivalente di oltre 7 miliardi di euro di debito pubblico, falsando le stime sul rapporto tra debito e PIL (ora stimato oltre il 130 per cento). Questo, tra le altre cose, aveva portato il Fondo Monetario Internazionale a congelare il suo programma di prestiti da 1,5 miliardi di euro, e a chiedere riforme di austerità per riattivarlo.

Due uomini siedono di fronte al mare a Dakar, 18 marzo 2026 (AP Photo/Misper Apawu)

Da qui era nato lo scontro: Sonko si era opposto fin da subito alle richieste dell’FMI, accusandolo di fare pressione sul Senegal per accettare condizioni ingiuste. Faye era stato più possibilista, esponendosi di meno e continuando a trattare con l’FMI. Sonko ha accusato Faye di tradimento delle istanze di Pastef, un partito di sinistra e di ispirazione panafricana (un movimento anticoloniale che promuove l’unione e la solidarietà tra stati africani). Faye ha risposto accusando Sonko di populismo, di voler personalizzare la crisi finanziaria senegalese per trarne vantaggi politici e di interferire nelle sue scelte da presidente. Dopo settimane di minacce reciproche, Faye ha infine deciso di rimuovere Sonko dall’incarico.

Lo scontro tra Sonko e Faye per il Senegal è una cosa grossa. La loro alleanza politica dura da oltre un decennio, ed è sopravvissuta anche alla repressione della precedente amministrazione. Nel 2023, l’anno precedente alle ultime elezioni, entrambi vennero arrestati con accuse che giudicarono pretestuose. Vennero poi scarcerati ma a Sonko, che all’epoca era il più importante politico dell’opposizione senegalese, venne impedito di candidarsi con il pretesto di una condanna per diffamazione.

Al suo posto si candidò quindi Faye, con il motto «Sonko è Diomaye, Diomaye è Sonko». Dopo aver stravinto le elezioni, soprattutto grazie al voto dei più giovani, Faye aveva nominato Sonko primo ministro. Ma se la legittimazione politica di Faye arriva prevalentemente da Sonko, considerato un suo mentore politico, Sonko ha una storia politica più lunga ed è il più amato nella base elettorale del partito.

Non è chiaro cosa succederà ora. Domenica ha annunciato le proprie dimissioni anche il presidente del parlamento, El Malick Ndiaye, un alleato di Sonko. Martedì è prevista una votazione in parlamento con cui è possibile che Pastef, che gode di un’ampia maggioranza, elegga Sonko presidente del parlamento. Nel 2029 sono previste le elezioni politiche ed è molto probabile che Sonko e Faye si presentino come avversari.