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  • Domenica 24 marzo 2024

La situazione delle opposizioni in Senegal

Si vota oggi per eleggere il nuovo presidente: i due principali oppositori all'attuale governo sono stati esclusi dalle elezioni e c'è grande incertezza su chi possa essere il favorito

Un sostenitore indossa una maglietta con le foto di Ousmane Sonko e Bassirou Diomaye Faye, Dakar, 12 marzo (REUTERS/Zohra Bensemra)


Un sostenitore indossa una maglietta con le foto di Ousmane Sonko e Bassirou Diomaye Faye, Dakar, 12 marzo (REUTERS/Zohra Bensemra)


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Domenica in Senegal si è votato per eleggere il nuovo presidente, dopo settimane di proteste contro Macky Sall, l’attuale capo del governo che arrivato al secondo mandato consecutivo non può più ricandidarsi, e dopo tanti rinvii. La campagna elettorale si è svolta tra molte tensioni, anche perché i 19 candidati hanno avuto meno tempo di quello previsto dal regolamento elettorale per guadagnarsi i voti di elettori e elettrici, visto che la data delle elezioni è stata comunicata solo all’inizio di marzo. Inoltre il Consiglio costituzionale del Senegal ha respinto la candidatura dei due principali oppositori all’attuale governo: Ousmane Sonko, sostituito da Bassirou Diomaye Faye che è uscito dal carcere il 15 marzo a campagna elettorale già avviata; e Karim Wade, del Partito democratico senegalese.

Una foto di Ousmane Sonko e Bassirou Diomaye Faye, un giorno dopo essere uscito dal carcere, 16 marzo, Dakar (REUTERS/ Abdou Karim Ndoye)

Ousmane Sonko e Bassirou Diomaye Faye dopo essere usciti dal carcere, 16 marzo, Dakar (REUTERS/ Abdou Karim Ndoye)

Ousmane Sonko è il più importante politico di opposizione in Senegal: era arrivato terzo alle elezioni presidenziali del 2019 ed è il fondatore di Pastef (Patrioti africani del Senegal per il lavoro, l’etica e la fraternità), partito sciolto lo scorso agosto. Arrestato nel luglio del 2023 con varie accuse da lui giudicate false e pretestuose, Sonko aveva portato avanti dal carcere la battaglia legale per la propria futura candidabilità alla presidenza del paese, avviando anche uno sciopero della fame interrotto solo dall’aggravarsi del suo stato di salute.

Dopo la sua esclusione dalle liste elettorali, formalizzata a inizio gennaio a seguito di una condanna per diffamazione, la sua coalizione aveva dunque deciso di sostenere Bassirou Diomaye Faye, a sua volta arrestato nell’aprile del 2023 per aver pubblicato sui social network un testo in cui criticava il comportamento di alcuni magistrati.

Sia Sonko che Faye sono stati scarcerati la sera del 14 marzo grazie a un’amnistia generale decisa dal presidente Sall come misura di “pacificazione sociale” per placare le proteste e hanno iniziato la campagna elettorale in ritardo rispetto agli altri candidati e a soli 10 giorni dalle elezioni.

Al ritardo si è aggiunto anche il fatto che Bassirou Diomaye Faye, trovandosi ancora in carcere, non ha potuto usare il tempo a sua disposizione sulla televisione pubblica RTS per presentare il suo programma attraverso un video. Il Consiglio nazionale di regolamentazione dell’audiovisivo (CNRA) ha anche respinto il video girato al posto di Faye dal responsabile della sua campagna elettorale, Moustapha Guirassy, sostenendo che vi potesse comparire solo il candidato alla presidenza. La decisione è stata interpretata come l’ennesima mossa del fronte governativo per ostacolare le opposizioni: «È un attacco al principio di uguaglianza perché il nostro candidato è stato privato della possibilità di presentare il proprio programma», ha detto Guirassy.

La coalizione si è trovata dunque ad affrontare diverse difficoltà. Oltre alla scarsa visibilità sulla televisione pubblica, Bassirou Diomaye Faye non è altrettanto conosciuto come Sonko pur avendo sempre avuto dei ruoli politici di primo piano all’interno del partito. Uno degli slogan scelti per la campagna è non a caso «Diomaye mooy Sonko», cioè «Diomaye è Sonko». «Bassirou, sono io», continua a ripetere Ousmane Sonko e uno dei responsabili della campagna ha detto: «Possiamo dire che Diomaye è l’altro Ousmane Sonko, la sua copia quasi perfetta, hanno la stessa visione, pensano allo stesso modo».

Nell’incertezza sulla candidabilità di Sonko e Faye, un altro elemento piuttosto insolito della campagna per le presidenziali è che la coalizione dei due leader dell’opposizione ha dato sostegno ad altri due candidati, Habib Sy e Cheikh Tidiane Dièye, con l’obiettivo di sfruttare la loro visibilità mediatica: «Si tratta di una strategia senza precedenti a fronte di una situazione senza precedenti nella quale il tempo per parlare di Bassirou Diomaye Faye è stato ingiustamente limitato», ha detto Habib Sy.

Due poster di Abdoulaye Wade (sinistra) e il figlio Karim durante una protesta a Dakar nel 2013 (REUTERS/Joe Penney)

Nel frattempo, anche l’altro fronte all’opposizione si trova in una situazione complicata. Karim Wade, figlio dell’ex presidente Abdoulaye Wade, è stato escluso dalle elezioni presidenziali per la doppia nazionalità francese e senegalese. In base alla Costituzione, i candidati «devono essere esclusivamente senegalesi e godere dei diritti civili e politici. E secondo il Consiglio costituzionale, Wade avrebbe formalizzato la rinuncia alla cittadinanza francese troppo tardi rispetto alle scadenze elettorali.

Wade aveva presentato ricorso alla Corte Suprema per annullare il decreto presidenziale che fissa la data delle elezioni al 24 marzo, denunciando una violazione della legge elettorale perché la campagna per il primo turno non durerà i 21 giorni regolamentari. Venerdì 15 marzo la Corte Suprema ha però dichiarato inammissibile il ricorso. Il Partito democratico senegalese (cioè il partito di Wade, che è rimasto senza candidato), che resta piuttosto influente nel paese, venerdì ha invitato i suoi sostenitori a votare Diomaye.

Le manovre di Macky Sall per silenziare l’opposizione o costruirsi un’opposizione su misura potrebbero alla fine penalizzare il fronte governativo e secondo diversi osservatori le prossime presidenziali saranno le più aperte nella storia del paese dopo l’indipendenza ottenuta dalla Francia nel 1960.

Una foto di Amadou Ba a un comizio a Dakar, 22 marzo (REUTERS/Luc Gnago)

Amadou Ba a un comizio a Dakar, 22 marzo (REUTERS/Luc Gnago)

La coalizione di governo è infatti al punto più basso della propria credibilità. Il Senegal ha più di 18 milioni di abitanti ed è sempre stato considerato uno dei paesi più stabili dell’Africa e l’unico della parte occidentale del continente a non aver mai subito un colpo di stato. Dal 2021, si sono però diffuse diverse proteste antigovernative. A pagarne le conseguenze più dirette potrebbe essere l’ex primo ministro Amadou Ba, scelto all’ultimo momento come successore del presidente uscente Sall.

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