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  • Venerdì 22 maggio 2026

Iran e Oman stanno trattando per far pagare un pedaggio nello stretto di Hormuz

Lo ha confermato un ambasciatore iraniano: è una soluzione che complicherebbe i negoziati di pace con gli Stati Uniti

(Morteza Akhoondi/Tasnim News Agency via AP)
(Morteza Akhoondi/Tasnim News Agency via AP)
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L’Iran sta trattando con l’Oman per trovare un modo condiviso per far pagare una specie di pedaggio alle navi che attraversano lo stretto di Hormuz, bloccato oggi sia dall’Iran che dagli Stati Uniti. Il blocco dello stretto è uno dei punti più difficili da sciogliere nei negoziati per la pace in Medio Oriente. Di un’eventuale gestione condivisa da Iran e Oman si discute da un po’, ma mercoledì l’ambasciatore iraniano in Francia, Mohammad Amin-Nejad, ha confermato a Bloomberg le trattative. L’Oman per il momento non ha commentato.

Il regime iraniano controlla lo stretto tramite la sua forza militare più potente, i Guardiani della Rivoluzione. Minaccia di attaccare le navi che passano senza autorizzazione, e in alcuni casi le ha effettivamente attaccate. Ha inoltre minato il fondale, costringendo le navi a usare una rotta stabilita dal regime che passa dalle acque territoriali iraniane. Ha già iniziato a riscuotere pedaggi mesi fa, anche fino a 2 milioni di dollari a nave, ma non in modo sistematico.

L’idea è che Oman e Iran trovino insieme una soluzione duratura per riscuotere sistematicamente i pedaggi. L’Iran ha detto varie volte che intende controllare lo stretto anche dopo la fine della guerra, e usare i soldi ricavati dai pedaggi per la riparazione dei danni inflitti dai bombardamenti di Stati Uniti e Israele. Ha già istituito un’autorità preposta, l’Autorità dello Stretto del Golfo Persico, che mercoledì ha pubblicato una mappa in cui mostra la propria «giurisdizione». Per transitare, ha scritto, saranno necessari il «coordinamento» con l’Autorità e la sua «autorizzazione».

L’Oman è l’altro paese che affaccia sullo stretto, che è facilmente controllabile perché nel suo punto più stretto è ampio meno di 40 chilometri. Inoltre le navi commerciali e le petroliere vanno molto piano, e quindi rimangono a lungo vulnerabili agli attacchi. Finora l’Oman si era opposto all’idea di un pedaggio, ma secondo fonti del New York Times ora sarebbe disposto a usare la propria influenza sugli altri paesi del Golfo per convincerli del piano, che sarebbe molto redditizio. Prima della guerra passavano dallo stretto tra le 130 e le 140 navi al giorno (ora sono una decina), e circa un quinto del petrolio e del gas commerciati nel mondo, e nessuna pagava alcun pedaggio.

Una Convenzione delle Nazioni Unite del 1982 vieta ai paesi che si affacciano su passaggi internazionali come lo stretto di Hormuz di chiedere pedaggi. L’Iran non l’ha ratificata, l’Oman sì. In ogni caso è una prassi consolidata e valida per tutti, che finora non era mai stata messa in discussione. L’istituzione di un pedaggio a Hormuz creerebbe un precedente che secondo vari esperti sarebbe pericoloso per il futuro del commercio globale, perché potrebbe spingere altri paesi a fare lo stesso. Vari leader internazionali, tra cui quelli europei che stanno lavorando da mesi a un piano per garantire il passaggio sicuro dopo la fine della guerra, si sono opposti all’idea.

L’Iran sostiene che il pedaggio sia legittimo. Lo presenta come una sorta di tassa che le compagnie dovrebbero pagare per i servizi offerti dal regime e dall’Oman nello stretto. Tra questi ci sarebbe soprattutto la garanzia di sicurezza. È una giustificazione molto debole dal momento che è l’Iran stesso a porre un problema di sicurezza del passaggio, minacciando di attaccare le navi.

La prima pagina del giornale iraniano Jamejam con una vignetta satirica su Donald Trump, che dice: «Riaprite lo stretto di Hormuz», Teheran, 10 maggio 2026 (AP Photo/Vahid Salemi)

Gli Stati Uniti sono ovviamente contrari. Il segretario di Stato Marco Rubio ha detto che se l’Iran dovesse applicare questo sistema «renderebbe impossibile raggiungere un accordo diplomatico». I negoziati di pace in Pakistan, paese che sta svolgendo il ruolo di mediatore, sono già in stallo da settimane, bloccati da varie questioni su cui Iran e Stati Uniti hanno posizioni troppo distanti e non riescono a trovare un accordo.

La stessa amministrazione di Donald Trump aveva ventilato a un certo punto l’idea di riscuotere un pedaggio nello stretto, e di condividerlo con l’Iran. Da metà aprile l’esercito statunitense è schierato nel golfo dell’Oman (a est di Hormuz) e impedisce alle navi che commerciano con l’Iran di passare, imponendo un suo blocco navale che sta danneggiando l’economia iraniana. Lo scopo era mettere pressione sul regime e convincerlo a trattare, ma non c’è riuscito.

Gli Stati Uniti però non hanno il controllo totale dello stretto, come invece l’Iran, e non è chiaro come potrebbero ottenerlo (implicherebbe mantenere uno schieramento militare nella regione a lungo termine o un accordo con l’Iran). Trump aveva comunque fatto marcia indietro varie volte, come su altre questioni, sostenendo infine di volere lo stretto «libero» da pedaggi.

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