La fine della barra di ricerca di Google per come la conosciamo

Dopo 25 anni verrà cambiata per assomigliare a un chatbot e adattarsi AI tempi che corrono

La presentazione della nuova barra di ricerca di Google durante l'evento di apertura di Google I/O a Mountain View, California, Stati Uniti, 19 maggio 2026 (Andrej Sokolow/dpa)
La presentazione della nuova barra di ricerca di Google durante l'evento di apertura di Google I/O a Mountain View, California, Stati Uniti, 19 maggio 2026 (Andrej Sokolow/dpa)
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Per 25 anni il punto di accesso di miliardi di persone ai siti di Internet è stato un piccolo campo da compilare con poche parole chiave sulla pagina principale di Google, il motore di ricerca più usato al mondo. Ma il modo di cercare informazioni online negli ultimi anni è profondamente cambiato, soprattutto con l’avvento dei sistemi di intelligenza artificiale (AI), e per questo Google ha scelto di adeguarsi con una barra delle ricerche più grande e interattiva, accoppiata a nuove funzionalità all’interno del proprio motore di ricerca.

La novità è stata annunciata martedì nel corso di Google I/O, la conferenza con cui la società presenta le ultime novità, e nelle prossime settimane l’aggiornamento sarà reso disponibile ai milioni di persone che usano Google in tutto il mondo. L’azienda l’ha definita la più importante modifica al motore di ricerca da quando esiste, ma molte delle funzionalità erano già state introdotte nei mesi scorsi per quanto fossero meno in evidenza.

Sundar Pichai, il CEO di Alphabet (cioè la società che controlla Google), ha detto che l’aggiunta dei servizi AI ha cambiato profondamente il modo in cui le persone usano Google. L’anno scorso la società ha introdotto “AI Mode”, dando la possibilità di usare il motore di ricerca come un chatbot con richieste più articolate rispetto all’inserimento di scarne parole chiave.

Invece di chiedere «Istruzioni sostituzione rubinetto» si può inserire una richiesta come «Il mio rubinetto della cucina perde, che cosa devo fare per capire se sia da sostituire o aggiustare?». Prima del classico elenco di siti su quell’argomento, da un anno circa Google mostra una risposta compilata dalla propria AI, in questo caso con istruzioni passo passo per la riparazione.

Vista la maggiore lunghezza delle richieste, Google ha espanso la barra di ricerca e ha aggiunto la possibilità di proseguire la conversazione col proprio chatbot direttamente nella pagina dei risultati, rimandando poi alla sezione “AI Mode”. Nella barra si possono inserire richieste con testo, foto e video, mentre un compilatore automatico aiuta a formulare le domande più velocemente e in modo più articolato. La funzione è gestita tramite Gemini 3.5 Flash, il nuovo modello introdotto sempre questa settimana e che Google ha definito più veloce del precedente, ma meno costoso da far funzionare perché richiede una minore potenza di calcolo.

Sono stati annunciati anche degli agenti, cioè degli assistenti digitali, che continuano a svolgere compiti per conto di chi ha avviato una ricerca online. Se per esempio si è cercato un volo entro una certa soglia di prezzo e questo non era disponibile, Google può impostare un agente per continuare a controllare i prezzi e avvisare quando sono diminuiti. Gli agenti potranno essere usati anche per lo shopping online e per automatizzare parte delle ricerche, sempre con un controllo finale da parte dell’utente. La novità sarà introdotta nell’estate e per ora solo negli Stati Uniti.

La conversazione iniziata nella pagina dei risultati con il chatbot potrà proseguire nella sezione “AI Mode”, che nei fatti sarà spesso privilegiata rispetto a quella classica con l’elenco dei siti da consultare. Il cambiamento potrebbe avere effetti concreti su chi li gestisce, con una riduzione del loro traffico, visto che molte persone troveranno le informazioni che cercano direttamente sul motore di ricerca. Google sostiene che questo non sarà il caso e che ogni risposta conterrà riferimenti e link per proseguire la lettura sui siti, ma le rassicurazioni della società su questo aspetto ricordano quelle di anni fa sull’introduzione di altri servizi che nei fatti avevano ridotto il traffico e la possibilità di ricavare dagli annunci pubblicitari per molti siti.

Per Google mettere in risalto le funzionalità delle AI nel proprio servizio più usato è comunque cruciale per affrontare la concorrenza nel settore, molto agguerrita e che fino a un anno fa sembrava essere in grado di mettere in crisi una delle più famose e storiche società di Internet. L’introduzione di “AI Mode” ha permesso di far conoscere Gemini, che ora ha circa 900 milioni di utenti, una quantità paragonabile a quella di ChatGPT di OpenAI, che fino a poco tempo fa era la concorrente più pericolosa per Google.

Reggere la concorrenza è però costato caro, con Alphabet che ha dovuto investire miliardi di dollari non solo per lo sviluppo dei nuovi modelli, ma anche dei processori e dei data center per farli funzionare. Gli investimenti sembrano comunque ripagare e la società ha più che raddoppiato i propri utili dal 2022, raggiungendo nell’ultimo anno i 132 miliardi di dollari.