Le violenze inflitte da Israele agli attivisti della Flotilla

Hanno raccontato di essere stati picchiati violentemente, di aver subìto molestie sessuali e umiliazioni: tre sono finiti in ospedale

Alcuni screenshot del video del ministro israeliano Ben Gvir ad Ashdod (dal suo profilo X)
Alcuni screenshot del video del ministro israeliano Ben Gvir ad Ashdod (dal suo profilo X)
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Secondo gli avvocati di Adalah, ong palestinese e centro legale indipendente, gli attivisti della Global Sumud Flotilla detenuti da Israele hanno subìto violenze e gravi abusi fisici e psicologici sia durante l’intercettazione delle barche, avvenuta nei giorni scorsi in acque internazionali, sia durante il trasferimento verso il porto di Ashdod, che si trova in Israele fra Tel Aviv e la Striscia di Gaza.

Adalah lo ha raccontato mercoledì sera (il 20 maggio), dopo che i suoi avvocati hanno incontrato gli attivisti detenuti, tra cui ci sono anche 27 italiani. Nel pomeriggio era già circolato il video pubblicato dal ministro israeliano della Sicurezza nazionale, Itamar Ben Gvir, in cui si vedono attivisti legati e tenuti con la faccia a terra al porto di Ashdod: molti governi lo hanno criticato duramente, tra cui quello italiano che ha definito le immagini «inaccettabili» e ha preteso delle scuse da parte di Israele.

Giovedì, poi, il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha fatto sapere di avere chiesto all’Alta rappresentante degli Affari Esteri dell’Unione Europea Kaja Kallas di sottoporre agli altri ministri degli Esteri la possibilità di introdurre sanzioni contro Ben Gvir.

Secondo la ong, che da anni denuncia le violenze sui palestinesi nei territori occupati da Israele, «dozzine» di attivisti incontrati potrebbero avere delle costole rotte a causa dei pestaggi subiti, e avevano difficoltà a respirare. Gli avvocati hanno raccolto varie testimonianze secondo cui contro gli attivisti sarebbero stati usati taser, le pistole a impulsi elettrici, e dicono di aver trovato sui loro corpi ferite dovute all’impatto di «proiettili di gomma» sparati dalla marina israeliana durante l’intercettazione delle barche, avvenuta martedì a nord dell’Egitto. Finora non è stato accertato che tipo di proiettili siano stati usati. Tre persone sono state portate in ospedale una volta arrivate in Israele, e poi sono state dimesse.

Nel comunicato diffuso mercoledì sera, Adalah scrive che gli attivisti sono stati sottoposti anche a molestie sessuali e a vari tipi di umiliazioni. Sono stati costretti a stare in posizioni dolorose, come quelle che si vedono nel video di Ben Gvir: dalle segnalazioni raccolte dagli avvocati, le persone hanno dovuto camminare completamente piegate in avanti, con le guardie che spingevano violentemente le loro schiene verso il basso mentre entravano nel porto. Sulle imbarcazioni militari su cui erano state trasferite (che la Flotilla chiama “navi prigione”) sono dovute rimanere in ginocchio per molto tempo.

Una nave militare israeliana al porto di Ashdod, 20 maggio 2026 (Tsafrir Abayov/Anadolu via Getty Images)

Adalah dice che gli abusi subiti dagli attivisti della Flotilla sono simili a quelli riscontrati nella precedente missione, che si era conclusa a inizio ottobre sempre con l’intercettazione delle barche in acque internazionali, la detenzione in Israele e poi il rimpatrio degli attivisti. Gli attivisti sono poi stati portati nel carcere di Ketziot, e da lì giovedì mattina sono stati trasferiti a Eilat, una città nel sud del paese al confine con la Giordania: lì sono stati imbarcati nel primo pomeriggio su tre voli della Turkish Airlines. Arriveranno in giornata a Istanbul, in Turchia, da dove poi torneranno nei rispettivi paesi.

La ricostruzione di Adalah trova vari riscontri nelle dichiarazioni del giornalista del Fatto Quotidiano Alessandro Mantovani e del deputato del Movimento 5 Stelle Dario Carotenuto, che erano su una delle ultime barche intercettate da Israele e sono stati i primi italiani rimpatriati, giovedì mattina. Durante lo scalo ad Atene hanno pubblicato un video in cui hanno raccontato di avere subito violenze a loro volta: hanno detto di essere entrambi «molto doloranti» per i pugni e i calci presi in varie parti del corpo. Quando la loro barca è stata intercettata «eravamo a 100 miglia [nautiche] da Port Said [in Egitto], circa 180-190 miglia da Gaza. Ci hanno portato legati, bendati e inginocchiati su una nave corvetta e poi da lì su una nave prigione. Hanno iniziato a picchiarci subito», ha detto Mantovani.

All’aeroporto Fiumicino di Roma hanno aggiunto altri dettagli al loro racconto. Carotenuto ha detto che dopo l’abbordaggio sono stati «malmenati, spogliati, bagnati e chiusi in container gli uni addossati agli altri, costretti a camminare a piedi scalzi sul ponte della nave tenuto perennemente allagato con quattro dita d’acqua». Poi sono stati portati in una «panic room», dove tre persone hanno picchiato i prigionieri: «Un attivista tedesco è stato picchiato sulla schiena con la canna del mitra e gli hanno sparato un proiettile di gomma su un piede».

Il deputato del Movimento 5 Stelle Dario Carotenuto all’arrivo all’aeroporto Fiumicino di Roma, 21 maggio 2026 (ANSA)

Sia Mantovani che Carotenuto hanno detto di essere stati portati all’aeroporto Ben Gurion di Tel Aviv con le manette e le catene ai piedi. Mantovani ha aggiunto che durante la perquisizione gli sono stati tolti i pantaloni e il portafoglio con i documenti, che non gli è stato restituito. «Mi hanno tenuto per 6 ore in una stanza con l’aria condizionata a 17 gradi sparata in faccia, seduto su una sedia. E questo è stato il trattamento di favore che mi hanno riservato», ha detto Carotenuto riferendosi al fatto di essere un politico.

Secondo Tatiana Montella, avvocata del team legale che assiste gli attivisti italiani della Flotilla, gli abusi riportati indicano un aumento delle violenze da parte di Israele rispetto alla missione precedente della Flotilla. «Non sappiamo ancora cosa sia successo di preciso agli italiani detenuti, perché nessuno ha potuto parlare direttamente con noi e Adalah non ha ancora avuto modo di dettagliare le segnalazioni. Li sentiremo appena tornano in Italia», dice.

Mercoledì il team legale ha fatto sapere che è stato formalmente depositato un esposto per il reato di sequestro di persona per i fatti avvenuti il 29 aprile e il 18 e il 19 maggio, quando alcune unità della marina militare israeliana hanno intercettato e abbordato la Flotilla prima al largo di Cipro e poi a nord dell’Egitto. L’abbordaggio è stato fatto a una distanza molto maggiore dalle coste di Gaza rispetto a ottobre, e comunque in acque internazionali, dunque illegalmente. L’esposto si aggiunge alle inchieste già avviate dalla procura di Roma, che ipotizza una serie di reati, dal sequestro di persona al rapimento.

L’operazione e soprattutto il video di Ben Gvir hanno suscitato lo sdegno di molti governi, che hanno convocato gli ambasciatori israeliani nei loro paesi. Il ministro degli Esteri italiano Antonio Tajani in un’intervista al quotidiano Avvenire ha detto che «per noi però è stata superata una “linea rossa”» e che «valuteremo il nostro atteggiamento politico».

Finora comunque l’Italia è tra i paesi che si sono opposti alle sanzioni europee contro Israele. Si è astenuta in diverse importanti votazioni alle Nazioni Unite in favore della Palestina e un anno fa in Europa ha votato contro la revisione di un trattato che regola i rapporti tra Israele e Unione Europea, nonostante fosse un gesto simbolico con poche conseguenze immediate. Anche sul riconoscimento dello stato palestinese aveva preso tempo. Finora Meloni ha insomma preso posizioni dure e nette soprattutto su casi che hanno riguardato direttamente cittadini italiani o questioni che avrebbero potuto generare un danno d’immagine nell’opinione pubblica italiana, come la Flotilla.

Mercoledì sera in varie città italiane sono stati organizzati diversi presidi di protesta contro il trattamento degli attivisti della Flotilla.

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