Google ci riprova con gli occhiali smart
Quelli annunciati nel 2012 furono un fallimento totale: adesso ne ha proposti di nuovi, più accattivanti

Undici anni dopo aver accantonato i suoi occhiali smart, Google ha annunciato che questo autunno ne introdurrà di nuovi: sono dispositivi dall’aspetto di normali occhiali, ma dotati di fotocamera e altoparlanti, pensati per permettere al sistema di intelligenza artificiale Gemini di interagire in tempo reale con chi li indossa.
L’annuncio è stato fatto martedì durante la conferenza annuale di Google in cui l’azienda ha presentato le principali novità su cui sta lavorando e che arriveranno nei prossimi mesi. Tra queste c’è anche una nuova versione di Gemini, più veloce ed efficiente, e un nuovo assistente chiamato Spark, pensato per organizzare attività e impegni degli utenti in modo più autonomo.
I primi occhiali smart Google li presentò nel 2012, e fu tra le prime aziende tecnologiche al mondo a proporre un prodotto di questo tipo: avevano una vistosa struttura metallica sopra la montatura e una piccola videocamera integrata. Vennero presto soprannominati “glassholes”, una crasi tra “glasses” (“occhiali”) e “assholes” (“stronzi”), sia per il design considerato sfigato sia per il modo in cui venivano usati. Furono un fallimento: oltre a costare molto, vennero percepiti come un accessorio un po’ ridicolo e invasivo, soprattutto per i rischi legati alla privacy. Erano diffusi quasi solo tra chi lavorava nel settore tecnologico nella Silicon Valley, e nel 2015 Google li ritirò definitivamente dal mercato.

Una donna indossa gli smart glasses di Google nel 2014 (Sean Gallup/Getty)
A differenza di quelli lanciati nel 2012, quelli annunciati ora hanno un design accattivante. Google ha detto che sta pensando a due modelli: una versione “audio” e una con display integrato nelle lenti, in grado di mostrare testo e informazioni direttamente nel campo visivo. Quest’ultima versione però non è ancora pronta.
I modelli “audio” sono stati realizzati con due produttori diversi di occhiali: Gentle Monster, con cui ha realizzato degli occhiali dalla forma tondeggiante, e Warby Parker, con cui ha realizzato degli occhiali più standard, simili a quelli di Meta in collaborazione con Ray-ban.
Gli occhiali saranno collegati allo smartphone e integreranno Gemini, l’assistente AI di Google. Serviranno per ricevere indicazioni stradali, tradurre testi e conversazioni in tempo reale, leggere notifiche, aggiungere appuntamenti al calendario e perfino ordinare prodotti con la voce. Grazie alle fotocamere integrate potranno anche “capire” ciò che l’utente sta guardando, per esempio traducendo un menu o suggerendo luoghi vicini a dove ci si trova. Non sono ancora stati comunicati i prezzi degli occhiali, né è stata data una data di lancio.
Sebbene si tratti a tutti gli effetti di occhiali smart, durante la presentazione i dirigenti di Google non li hanno mai definiti così (hanno parlato di “intelligent eyewear” e “audio glasses”). Come ha spiegato il giornalista James Pero, le grandi aziende tecnologiche tendono spesso a cambiare il nome dei propri prodotti per renderli meno tecnici e più “puliti”, o anche solo per costruirgli attorno un’aura di maggiore esclusività. È una strategia che usa anche Meta, che per i suoi occhiali ha scelto l’etichetta “AI glasses”, piuttosto che “smart glasses”.
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