Le accuse di Elon Musk contro OpenAI e Sam Altman sono state respinte

La giuria non è entrata nel merito, ma ha stabilito che Musk si è mosso troppo tardi

Elon Musk in tribunale a Oakland, in California, per il processo contro OpenAI, 28 aprile 2026 (Jessica Christian/San Francisco Chronicle via AP)
Elon Musk in tribunale a Oakland, in California, per il processo contro OpenAI, 28 aprile 2026 (Jessica Christian/San Francisco Chronicle via AP)
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Un tribunale di Oakland, in California, ha respinto la causa che Elon Musk, la persona più ricca del mondo, aveva avviato contro OpenAI e il suo CEO, Sam Altman, accusandoli di avere approfittato dei suoi investimenti iniziali e di non aver mantenuto la promessa di gestire la società come una non profit. La giudice Yvonne Gonzalez Rogers ha accolto la decisione unanime dei nove giurati, secondo i quali le accuse mosse da Musk erano prescritte: in sostanza ha presentato la causa troppo tardi.

Il processo di primo grado, iniziato tre settimane fa, era molto seguito perché poteva avere conseguenze enormi nel settore delle intelligenze artificiali, in cui OpenAI – conosciuta soprattutto per ChatGPT – è una delle società più in vista. Musk era stato co-fondatore di OpenAI nel 2015 con Altman e aveva investito 38 milioni di dollari nella società: nel 2024 aveva fatto causa ad Altman e al presidente Greg Brockman sostenendo che lo avessero manipolato e ingannato, e che avessero anteposto logiche commerciali all’obiettivo iniziale dell’azienda. Aveva poi chiesto 134 miliardi di dollari di risarcimento a OpenAI e Microsoft, il suo principale investitore.

I nove giurati hanno però stabilito che Musk era a conoscenza dei fatti da lui contestati già dal 2021, e che quindi erano scaduti i termini per intentare una causa di questo tipo. La giuria non ha quindi discusso la causa nel merito, ma si è pronunciata sulla base di motivi tecnici. Un avvocato di Musk ha già detto che intende fare ricorso.

Musk e Altman fondarono OpenAI come un’organizzazione non profit, che aveva l’obiettivo di costruire sistemi di intelligenza artificiale di nuova generazione e al contempo condividere i risultati della ricerca con il resto del mondo. Sia Musk sia Altman ritenevano che questo fosse l’unico approccio sensato per sviluppare strumenti dalle enormi potenzialità, senza vincoli particolari per il loro utilizzo in modo che tutti potessero averne il controllo.

Nel 2018 Musk iniziò però a scontrarsi con Altman su alcuni punti, in particolare uno: la proposta di fondere OpenAI con Tesla, la sua azienda di automobili elettriche, per renderla competitiva nei confronti di Google, che stava lavorando ai propri modelli di intelligenza artificiale. Altman e altri dirigenti rifiutarono per preservare l’autonomia dell’azienda, Musk abbandonò OpenAI e interruppe i finanziamenti. Sei anni dopo intentò la causa che ha portato al processo iniziato a fine aprile.

Durante il processo Altman ha detto che non aveva mai promesso di mantenere OpenAI come organizzazione non profit per sempre. Ha respinto l’accusa di Musk secondo cui avrebbe indebitamente sottratto fondi a «un ente di beneficenza», e ha sostenuto di aver creato «la più grande, o comunque una delle più grandi, organizzazioni benefiche al mondo».

Nelle scorse settimane oltre ad Altman e a Musk, hanno testimoniato tra gli altri anche Brockman e l’amministratore delegato di Microsoft Satya Nadella.

Il New York Times scrive che c’è una questione rimasta irrisolta in questo primo processo. Riguarda le accuse mosse da Musk contro due membri del consiglio di amministrazione di Microsoft: secondo Musk, avrebbero violato le leggi antitrust perché facevano parte anche del consiglio di amministrazione di OpenAI. Musk aveva anche accusato OpenAI di aver fatto ricorso a pratiche anticoncorrenziali per arricchirsi. Su queste ultime accuse né la giuria né la giudice si sono ancora pronunciate.

– Leggi anche: Il processo di Elon Musk contro Sam Altman, dall’inizio