12 giorni di sciopero della fame e un ammanettamento alla Camera

È la protesta messa in atto dal deputato Roberto Giachetti contro lo stallo politico di oltre un anno e mezzo alla commissione di vigilanza Rai, e ha ottenuto qualcosa

Roberto Giachetti ammanettato al suo scranno alla Camera dei deputati (ANSA/Ufficio stampa Giachetti)
Roberto Giachetti ammanettato al suo scranno alla Camera dei deputati (ANSA/Ufficio stampa Giachetti)
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Dopo 12 giorni di sciopero della fame e un ammanettamento al suo scranno (cioè il seggio) alla Camera, la protesta del deputato di Italia Viva Roberto Giachetti ha avuto un effetto: la maggioranza di destra ha dato la disponibilità a partecipare alla prossima seduta della commissione di vigilanza Rai, l’organo del parlamento che sorveglia l’attività della tv pubblica. È uno sviluppo apparentemente piccolo ma molto rilevante, perché da un anno e otto mesi l’attività della commissione è bloccata proprio perché i membri della maggioranza che ne fanno parte stanno disertando le sedute. La prossima è convocata per il 27 maggio.

La storia in breve è questa: da settembre del 2024 la commissione dovrebbe confermare la nomina a presidente della Rai di Simona Agnes, indicata dal ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti. Il regolamento prevede che per farlo serva una maggioranza dei due terzi della commissione, e i partiti di destra al governo da soli non ce l’hanno: serve che si mettano d’accordo con almeno una parte delle opposizioni. Le opposizioni però non sono d’accordo con la nomina di Agnes, perché non sono state coinvolte nella scelta, imposta dalla maggioranza e in particolare da Forza Italia.

Così, per protestare contro l’indisponibilità delle opposizioni a confermare Agnes, la maggioranza ha iniziato a disertare i lavori della commissione, che nel frattempo non può nemmeno portare avanti il resto della sua attività.

Venerdì 15 maggio Giachetti era in sciopero della fame già da 12 giorni senza smuovere granché, così ha aggiunto alla sua protesta l’ammanettamento alla Camera: «Contro il sequestro della commissione di vigilanza Rai da parte della maggioranza, mi autosequestro nella nostra casa della democrazia», ha detto, annunciando che avrebbe iniziato anche uno sciopero della sete. Poi ha spiegato che sarebbe rimasto lì finché la maggioranza non si fosse impegnata a «garantire il numero legale» nella prossima convocazione della commissione.

È rimasto lì per 5 ore, ricevendo diverse manifestazioni di solidarietà da membri dell’opposizione. Alla fine la maggioranza ha fatto uscire una nota in cui diceva: «Non condividiamo le motivazioni, ma abbiamo a cuore la salute di Roberto Giachetti e quindi ribadiamo che siamo disponibili a garantire il numero legale nella prossima seduta della commissione». Stando a quando ha raccontato lo stesso Giachetti, sarebbe stato decisivo l’intervento della presidente del Consiglio Giorgia Meloni, che lo ha chiamato per sapere come stesse e gli ha fatto capire che avrebbe sollecitato una presa di posizione della maggioranza.

«Era preoccupata per la mia salute. Ho risposto quello che ho detto a tutti gli altri: che prima di occuparci della mia salute bisogna occuparsi della salute della democrazia», ha detto Giachetti. Dopo la nota della maggioranza Giachetti ha sospeso la protesta e ha detto che avrebbe ripreso a mangiare e bere.

Giachetti ha 65 anni e ha spesso portato avanti proteste eclatanti e anche un po’ estreme per il suo fisico, come questa: cominciò a far politica nei Radicali, il partito che sotto la guida di Marco Pannella organizzò le campagne di protesta più ricordate nella storia repubblicana italiana, compresi molti scioperi della fame. Prima di entrare in Italia Viva nel 2019, quando il partito fu fondato da Matteo Renzi, Giachetti era stato a lungo nel PD, e prima ancora in altri partiti di centro e centrosinistra.

La sua protesta ha prodotto uno sviluppo concreto, ma non è detto che sblocchi la situazione delicata della commissione di vigilanza Rai: per confermare la nomina di Agnes servirà comunque un accordo tra maggioranza e opposizione, che al momento non sembra vicino. D’altra parte l’opposizione non ha davvero fretta, perché in questo modo può facilmente attribuire le ragioni dello stallo alla maggioranza (e infatti prima dell’iniziativa di Giachetti è passato oltre un anno e mezzo senza troppe proteste).