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  • Venerdì 15 maggio 2026

Roma attira chi vuole investire nel basket italiano

La squadra di Cremona si trasferirà lì, e anche il proprietario di Trieste ci sta pensando

Un momento di Trieste-Cremona, 10 maggio 2026 (LBA/Ciamillo&Castoria)
Un momento di Trieste-Cremona, 10 maggio 2026 (LBA/Ciamillo&Castoria)
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Sabato 16 maggio iniziano i playoff (le fasi finali) della Serie A maschile di basket, a cui partecipano le migliori otto squadre della stagione regolare, tra le quali Trieste. È una squadra storica, ma in queste settimane ha seriamente rischiato di sparire perché il suo presidente e proprietario, lo statunitense Paul Matiasic, vuole ora puntare su Roma, una città molto ricercata tra chi vuole investire nel basket in Italia. Così tanto che un’altra squadra di Serie A, la Vanoli Cremona, ha già iniziato la procedura per trasferirsi lì.

Roma è così ambita perché, assieme a Milano, è una delle due città italiane che la NBA (il campionato di basket nordamericano, molto remunerativo e importante) sta valutando per il suo nuovo torneo europeo, previsto per il 2027 ma di cui si sa ben poco. E mentre a Milano c’è già una squadra molto ricca, forte e conosciuta come l’Olimpia Milano, a Roma non c’è una squadra di Serie A da anni. La più importante della città, la Virtus Roma, è infatti fallita nel 2020 ed è tornata a giocare solo da questa stagione, ma in Serie B, la terza categoria maschile del basket italiano (in mezzo c’è la Serie A2).

Quello dei fallimenti è un problema persistente nel basket italiano, dove poche squadre riescono a portare avanti progetti sostenibili e competitivi a lungo e ad alti livelli. Quest’anno sono già fallite due squadre: Trapani, di Serie A, e Bergamo, di Serie A2. Cremona stessa sposterà il suo titolo sportivo a Roma perché non c’era più un progetto economicamente sostenibile in grado di farla rimanere nella sua città.

La squadra di basket di Cremona esiste dal 1999, e dal 2011 è di proprietà dell’imprenditore locale Aldo Vanoli. Con lui la squadra, pur avendo spesso meno risorse rispetto alle avversarie, è quasi sempre riuscita a restare in Serie A e nel 2019 vinse un’inaspettata Coppa Italia.

Di recente Vanoli aveva iniziato a cercare nuovi investitori, ritenendo che un modello basato su un impegno personale diretto e continuo come il suo non fosse più adatto in «un contesto agonistico e finanziario sempre più competitivo». Non avendo però trovato un progetto fattibile per continuare a Cremona, Vanoli ha accettato l’offerta di un gruppo di investitori interessato a trasferire la squadra a Roma. A capo del gruppo ci sono lo statunitense Donnie Nelson, un noto ex dirigente dei Dallas Mavericks in NBA, e il lituano Rimantas Kaukenas, un ex cestista che nei primi anni Duemila giocò anche in Italia.

Mentre il passaggio di proprietà deve ancora avvenire, la FIP (la federazione italiana di basket) ha già avviato da due mesi il trasferimento del titolo sportivo di Cremona a Roma, affinché l’iscrizione alla Serie A 2026/2027 possa avvenire in tempo. Nello sport, il “titolo sportivo” è il diritto di partecipare a un determinato campionato, una sorta di licenza che non è legata a un luogo geografico ma alla società che lo detiene. Di fatto il trasferimento del titolo sportivo può essere deciso solo dalla Federazione nazionale di riferimento (la FIP, in questo caso) e solo se vengono rispettati certi criteri. Da un punto di vista legale, nel basket, è la società che si sposta e non il titolo che viene venduto. Quando avviene, la nuova società “eredita” i contratti dei giocatori presenti in squadra.

È interesse della FIP che la città più conosciuta d’Italia abbia una squadra di basket in Serie A, anche in vista di un torneo molto remunerativo che vuole investire proprio lì. A marzo il presidente della FIP Gianni Petrucci disse di essere «entusiasta» del progetto di NBA Europe, la cui idea non sarebbe di sostituire i campionati nazionali, ma di fare semmai un nuovo torneo europeo, in collaborazione con la FIBA (la federazione internazionale del basket) e forse pure con l’Eurolega (l’attuale principale competizione continentale, che viene gestita privatamente e per il momento sarebbe la sua principale concorrente).

Gianni Petrucci nel 2021 (ANSA/MATTEO CORNER)

Insomma l’anno prossimo Roma avrà almeno una sua squadra di basket in Serie A, ma non si sa ancora dove giocherà. Il gruppo di Nelson ha infatti presentato un’offerta per l’affitto del PalaEur, che con i suoi oltre 11mila posti sarebbe un ottimo palazzetto per una squadra così ambiziosa. La stessa cosa però ha fatto Matiasic, il proprietario di Trieste, che anzi ha fatto un’offerta dieci volte più grande di quella dei suoi concorrenti, attorno ai 5 milioni di euro per un anno secondo la Gazzetta dello Sport. Eur Spa, la società che controlla il PalaEur, ha in effetti confermato di aver ricevuto più proposte e di starle valutando. Matiasic viene considerato in netto vantaggio; proprio il suo interesse per il PalaEur ha fatto pensare che fosse intenzionato ad andarsene da Trieste.

Repubblica ha aggiunto che «il Comune ha già fatto sapere alle due parti che chi resterà fuori dal PalaEur potrà contare sul Palazzetto dello Sport di viale Tiziano». È un palazzetto di 3.500 posti che viene più comunemente chiamato PalaTiziano e dove quest’anno ha giocato la Virtus Roma.

Non è ancora chiaro quale squadra Matiasic farebbe giocare al PalaEur, nel caso in cui ne ottenesse davvero la gestione. Sembra improbabile che chiederà il trasferimento del titolo sportivo di Trieste a Roma, perché in città (e anche dentro la società stessa) ci sono state varie prese di posizione contrarie. Sia il Piccolo che la Gazzetta dello Sport hanno scritto che cercherà piuttosto un’altra società da trasferire lì, anche se non sarà facile per lui trovarne un’altra di Serie A.

In modo un po’ criptico lo ha confermato anche la stessa Pallacanestro Trieste, che ha scritto «di aver definito un piano strutturale volto a garantire la competitività e la sostenibilità della squadra al massimo livello possibile», di cui si saprà qualcosa dopo i playoff. Il Consorzio Trieste Basket, un gruppo locale che detiene l’1 per cento delle quote della Pallacanestro Trieste, ha aggiunto che Matiasic «continua a ribadire di non voler lasciare la nostra città senza pallacanestro».

Sono dichiarazioni vaghe e sembra proprio che nessuno abbia davvero chiaro cosa voglia fare lo stesso Matiasic, né a Trieste né a Roma. Lasciano però intuire quanto sarebbe complicato mantenere la squadra ad alti livelli senza Matiasic o investitori simili. Restare in Serie A non è né facile né scontato: la sola iscrizione al campionato costa tra i 350 e i 400 mila euro, a cui va aggiunto qualche milione di euro necessario per allestire una squadra competitiva.

Intanto ai playoff, durante la serie dei quarti di finale contro Brescia, il tifo organizzato di Trieste ha annunciato che non sarà presente al palazzetto, in segno di protesta contro la proprietà.

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