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  • Venerdì 15 maggio 2026

Un’altra “giornata di Gerusalemme” piena di violenza

Si tiene ogni anno per celebrare l'occupazione israeliana della città, con migliaia di ebrei ultraortodossi e nazionalisti di destra

Le celebrazioni per la giornata di Gerusalemme, 14 maggio 2026  (AP Photo/Leo Correa)
Le celebrazioni per la giornata di Gerusalemme, 14 maggio 2026  (AP Photo/Leo Correa)
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Anche quest’anno la “giornata di Gerusalemme”, la ricorrenza israeliana che festeggia l’occupazione della città da parte del proprio esercito durante la Guerra dei sei giorni, combattuta nel 1967, è stata segnata da atti di vandalismo, aggressioni e cori razzisti e blasfemi per l’Islam da parte di gruppi di ebrei ultraortodossi e nazionalisti di destra.

Alcune migliaia di persone hanno partecipato alla “marcia delle Bandiere” attraverso Gerusalemme Est, una parata guidata da nazionalisti religiosi di destra che attraversa il quartiere arabo della Città Vecchia, il centro storico, fino al Muro del Pianto, luogo sacro per gli ebrei. È la parte della città che gli accordi internazionali assegnano ai palestinesi ma che è controllata da Israele dagli anni Sessanta.

La manifestazione si è divisa all’ingresso della Città Vecchia: una parte si è diretta verso la porta di Giaffa e il quartiere ebraico, mentre il gruppo più radicale, formato soprattutto da maschi adolescenti e pre-adolescenti, è entrato nel quartiere arabo attraverso la porta di Damasco.

I manifestanti hanno intonato insulti come «morte agli arabi» e frasi considerate blasfeme per l’Islam come «Maometto è morto». Hanno vandalizzato i pochi negozi dei palestinesi che erano rimasti aperti e hanno lanciato sedie, bottiglie e tazze di caffè contro passanti, giornalisti e attivisti dei gruppi di sinistra.

La polizia, schierata con migliaia di agenti, ha impedito ai giornalisti di entrare nel centro storico e ha arrestato 16 persone.

Violenze e aggressioni durante la giornata di Gerusalemme sono frequenti: accadono praticamente ogni anno e portano sempre a una manciata di arresti nonostante le estese violenze.

Anche quest’anno alla manifestazione si è presentato Itamar Ben Gvir, il ministro della Sicurezza nazionale, un radicale di estrema destra con posizioni nazionaliste e apertamente razziste. È arrivato alla Spianata delle Moschee, luogo considerato sacro da ebrei e musulmani e per questo conteso. Ben Gvir sostiene da anni che nella Spianata dovrebbe essere dedicato più spazio agli ebrei (oggi l’ingresso è regolamentato proprio per garantire che sia equamente accessibile ai fedeli di entrambe le religioni).

A gennaio di quest’anno, per esempio, aveva nominato a capo della polizia di Gerusalemme un generale considerato suo alleato, che aveva permesso per la prima volta ai fedeli ebrei di entrare nella Spianata con oggetti liturgici: una cosa che non è permessa se non vicino al muro del Pianto, che è luogo di pellegrinaggio per gli ebrei. Nella Spianata e vicino alla moschea di Al Aqsa, invece, la preghiera è riservata ai musulmani.

Tenendo in mano la bandiera israeliana, Ben Gvir ha detto «il Monte del Tempio è nostro», usando l’espressione ebraica per definire il luogo sacro e richiamando la frase celebre di un comandante dell’esercito israeliano che partecipò all’occupazione della Città Vecchia nel 1967.

– Leggi anche: Che cos’è la Spianata delle Moschee