Non è detto che il contagio iniziale da hantavirus sia avvenuto in quella discarica
Per ora l'ipotesi che la coppia nederlandese si sia ammalata facendo birdwatching a Ushuaia regge poco, nonostante l'accanimento sui social

Da quando è stato scoperto il focolaio da hantavirus sulla nave da crociera Hondius, sui media e sui social network è stata spesso criticata e attaccata una coppia nederlandese, morta proprio per l’infezione virale, ritenuta responsabile del contagio. In diversi post è stata accusata di avere avuto un comportamento irresponsabile per avere visitato prima di imbarcarsi una discarica per fare birdwatching, finendo in contatto con i roditori che secondo questa teoria avrebbero contagiato la coppia. A oggi questa ricostruzione dei fatti non ha però molti appigli e le modalità dei primi contagi potrebbero essere state diverse, e lontane dalla discarica tanto discussa sui social.
La coppia (moglie di 69 e marito di 70 anni) aveva raggiunto il Sudamerica alla fine di novembre 2025 per un lungo viaggio dedicato al birdwatching, che sarebbe poi terminato con la crociera sulla Hondius. Erano arrivati il 27 novembre in Argentina e nei mesi seguenti avevano visitato varie regioni del paese, spostandosi anche in Cile e in Uruguay. Le loro esplorazioni si erano concluse a fine marzo a Ushuaia, nell’estremo sud dell’Argentina, in attesa di partire con la Hondius il primo aprile.
Ushuaia è la meta più frequentata della Terra del Fuoco ed è il punto di partenza per numerose crociere, la maggior parte delle quali prevede itinerari lungo le coste dell’Antartide. Nell’ultimo anno almeno 135mila passeggeri di navi da crociera sono passati dalla città, che vive quasi esclusivamente di turismo. Tra le tante mete naturalistiche intorno a Ushuaia ci sono spiagge e piccole isole dove osservare i pinguini e altra fauna, ma per gli appassionati di birdwatching una meta frequente è una discarica poco fuori dalla città.
La presenza dei rifiuti attira infatti numerose specie di uccelli, in particolare rapaci, alcuni dei quali non sono sempre di facile osservazione come l’aquila blu cilena (Geranoaetus melanoleucus), il condor delle Ande (Vultur gryphus) e il caracara golabianca (Phalcoboenus albogularis). Appostandosi nelle vicinanze della discarica gli appassionati possono vederli e fotografarli, benché non nel migliore degli ambienti in cui vivono.
Due funzionari argentini che si stanno occupando delle origini del focolaio hanno detto ad Associated Press che un’ipotesi è che la coppia nederlandese avesse contratto l’hantavirus a Ushuaia, mentre stavano facendo birdwatching. Hanno inoltre detto che la coppia aveva visitato la discarica, dove magari era stata esposta a qualche roditore infetto. Il virus si trasmette infatti venendo in contatto con le particelle virali che circolano nell’aria e che provengono da feci, urine o saliva di topi, ratti e altri piccoli roditori.
La versione dei due funzionari è stata velocemente ripresa dai giornali di tutto il mondo, portando poi alle critiche sui social network verso la coppia accusata di avere frequentato un luogo malsano e inevitabilmente contaminato. Ma quella della discarica era solo un’ipotesi e come ha scritto la giornalista scientifica Kate Wong su Scientific American, ci sono diverse cose che non tornano.
Wong aveva visitato quella discarica durante un viaggio a Ushuaia nel febbraio del 2025 per osservare i rapaci, ma fare birdwatching da quelle parti non implica camminare tra montagnole di rifiuti frequentate da topi, ratti e altri animali. La discarica, come la maggior parte delle discariche, è recintata e non è consentito l’ingresso se non alle persone che lavorano alla gestione dei rifiuti. Chi vuole osservare gli uccelli che la frequentano deve farlo rimanendo sulla strada che la costeggia, a grande distanza da dove ci sono i rifiuti e gli stessi uccelli in cerca di qualcosa da mangiare.
La discarica è inoltre a cielo aperto e questo rende improbabile un’alta concentrazione di particelle virali dovute alla presenza di feci e urine prodotte dai roditori. Nei pochi casi documentati nella letteratura scientifica i contagi all’aperto si erano verificati in seguito alla movimentazione del suolo o di tane dei roditori, respirando quindi in breve tempo quantità importanti di particelle virali. In altre condizioni, gli eventi atmosferici come la pioggia rendono meno volatile la polvere e rendono rare le infezioni all’aria aperta rispetto a quelle al chiuso.
Le autorità sanitarie locali di Ushuaia hanno detto che non è mai stato segnalato un solo caso di infezione da hantavirus in tutta la provincia, probabilmente per la scarsa presenza di roditori che fanno da riserva naturale del virus. La coppia nederlandese aveva inoltre trascorso poco tempo nelle vicinanze della discarica, quindi difficilmente si sarebbe potuta contagiare durante il periodo di osservazione degli uccelli.

Ushuaia, Argentina, 8 maggio 2026. (AP Photo/Joel Reyero)
Il virus Andes, il tipo di hantavirus dell’attuale focolaio, ha un tempo di incubazione che può durare fino a otto settimane a seconda dei soggetti. La coppia si era imbarcata sulla Hondius il primo aprile senza sintomi. Il marito aveva iniziato a stare male il 6 aprile ed era morto in seguito a una grave crisi respiratoria l’11 aprile; la moglie aveva mostrato i primi sintomi il 24 aprile ed era morta il 26 aprile. L’infezione potrebbe quindi essere avvenuta molto prima della loro ultima tappa a Ushuaia, forse quando nelle settimane precedenti erano in Cile.
Le autorità sanitarie argentine sono ancora al lavoro per ricostruire tutti gli spostamenti della coppia, in modo da raccogliere campioni dai roditori nei luoghi in cui erano stati e verificare l’eventuale presenza del virus Andes. Avendo il profilo genetico del virus dai campioni raccolti dai corpi della coppia c’è la possibilità di fare confronti più accurati con quelli dei roditori, ma non è detto che si arrivi a qualcosa di definitivo. In una stessa zona che si estende anche per centinaia di chilometri quadrati, il virus Andes ha spesso il medesimo profilo genetico.
I lunghi tempi di incubazione e la possibilità di persone che contraggono il virus ma non sviluppano mai sintomi (asintomatiche) non possono inoltre fare escludere che la coppia fosse stata contagiata in altro modo, e non direttamente dai roditori. Il virus Andes è l’unico hantavirus per il quale ci sono prove convincenti sulla possibilità di trasmissione da persona a persona, anche se non c’è ancora pieno consenso scientifico (il caso della Hondius sembra indicare ormai come altamente probabile la possibilità di trasmissione da persona a persona in casi particolari).
Come avviene spesso con i focolai legati alle malattie infettive, anche in questo caso potrebbe non essere possibile ricostruire le prime fasi del contagio. La coppia si imbarcò senza avere idea di essere stata contagiata, come avviene in molti altri casi con virus meno pericolosi, ma che spesso causano un focolaio proprio in ambienti chiusi e isolati come le navi da crociera.



