Gli adolescenti preferiscono il nero

O il bianco, o al massimo i colori neutri: nell'abbigliamento dei più giovani è diventato meno comune vedere capi variopinti

Alcuni adolescenti passeggiano per le vie del centro, Milano, 6 settembre 2023 (ANSA/DANIEL DAL ZENNARO)
Alcuni adolescenti passeggiano per le vie del centro, Milano, 6 settembre 2023 (ANSA/DANIEL DAL ZENNARO)
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Osservando una qualsiasi scolaresca di adolescenti, o un gruppo di ragazzi tra i 14 e i 18 anni in giro per strada in centro il venerdì sera, o ancora quelli che si aggirano tra i reparti di un negozio di fast fashion il sabato pomeriggio, una delle cose che si possono notare con più facilità è che spesso non si vedono molti colori nel loro abbigliamento. «Ah scusate, non sapevo che oggi a scuola ci fosse la giornata in cui bisognava vestirsi tutti di nero», racconta di aver detto un giorno ai suoi alunni Marco Lovato, un professore di un istituto tecnico in provincia di Torino, entrando in classe.

Tutti i professori delle scuole superiori con cui ha parlato il Post confermano che da tempo il nero è diventato il colore largamente predominante nei vestiti degli studenti, alternato al bianco e in misura minore ad altri colori percepiti come neutri, come il grigio o il blu scuro. Chi indossa capi sgargianti e più variopinti ovviamente c’è, ma è una netta minoranza.

Carmagnola, Istituto d’Istruzione Superiore Statale Baldessano-Roccati, 12 maggio 2026 (Sofia Calvo/il Post)

Sebbene non esistano dati, è un fenomeno osservabile con relativa semplicità, e anche gli adolescenti con cui ha parlato il Post lo confermano. Qualcuno spiega di scegliere il nero «perché è facile da abbinare» e «sta bene quasi con tutto, quindi sicuramente è più facile da indossare rispetto ad altri colori». Per altri «riduce la fatica al mattino per scegliere cosa mettermi». Altri ancora invece dicono che «è un colore neutro che non dà troppo nell’occhio, quindi va bene per tutti i giorni», oppure semplicemente spiegano di sentirsi più a proprio agio. Qualcuno addirittura ride al pensiero di indossare qualche capo di colori diversi.

A essere così di frequente nere sono soprattutto t-shirt monocolore a manica corta e lunga, maglioni con e senza bottoni, pantaloni della tuta e leggings (che sono di moda tra gli adolescenti e le adolescenti ancora di più di quanto non fossero alcuni anni fa), felpe e pantaloncini corti e spesso da basket (un capo diventato invece di moda più di recente). Non è una tendenza che riguarda solo la famosa tuta in acetato che negli ultimi anni è stata associata ai cosiddetti maranza, ma in generale sono popolari le tute in cotone delle marche sportive più famose, indossate anche al di fuori dei contesti sportivi. Da qualche anno il modello in assoluto più di moda tra gli adolescenti è quello della linea “Tech” della Nike (per intenderci, quello che indossava l’ex presidente venezuelano Nicolás Maduro quando è stato catturato dagli agenti segreti statunitensi all’inizio del 2026).

La moda della generazione degli adolescenti di oggi è orientata verso capi molto semplici, comodi e intercambiabili. Ci sono meno tendenze estetiche molto identificabili, sia dei tipi associati alle sottoculture musicali, come l’emo e il goth, sia quelle legate all’identità sociale, come erano i paninari, in favore di una più diffusa e distribuita preferenza di ragazzi e ragazze verso un modo di vestire più omogeneo e minimale. Molto diversa, per esempio, da quella che era diffusa tra gli adolescenti negli anni Duemila, in cui andavano capi di colori accesi, con marchi e fantasie vistose, caratterizzati da un gusto estetico che infatti oggi appare particolarmente datato e discutibile.

Nonostante fossero mode molto riconoscibili, anche nelle generazioni di adolescenti del passato il nero è sempre stato un colore popolare: «Indubbiamente una cosa che è in continuità rispetto al passato, sul significato del colore nero, è che in preadolescenza e in adolescenza ognuno ha un forte bisogno di sentirsi “adeguato” e accettato nell’ambiente che si frequenta. Quindi la prima esigenza è quella di non differenziarsi troppo, sentirsi diversi è sinonimo di sentirsi vulnerabili», spiega la psicopedagogista Barbara Tamborini.

Le osservazioni e i discorsi su come si vestono i giovani hanno spesso il problema di essere articolati con un approccio sminuente e conservatore, in modi che portano a conclusioni perentorie e affrettate e che spesso ignorano come le mode ci siano sempre state, e come gli adulti non le approvino mai. I professionisti come Tamborini spiegano che i vestiti sono uno strumento molto importante per gli adolescenti in età evolutiva, e che dove è facile vedere “omologazione” ci sono percorsi e processi psicologici e sociali più complessi e costanti nel tempo.

Carmagnola, Istituto d’Istruzione Superiore Statale Baldessano-Roccati, 12 maggio 2026 (Sofia Calvo/il Post)

Matteo Lancini, psicologo e presidente della Fondazione Minotauro di Milano, che si occupa di ricerca, formazione e psicoterapia per adolescenti, dice che il ruolo dell’abbigliamento nell’età evolutiva e adolescenziale è anche fondamentale per il senso di appartenenza a una nuova «famiglia sociale», nel periodo in cui si comincia a essere meno dipendenti dalla propria famiglia naturale. «Ciò che gli adulti la maggior parte delle volte percepiscono come omologazione alle scelte dei propri amici, in realtà ha una valenza evolutiva, all’interno di un processo di transizione verso la definizione della propria identità».

Gli adolescenti stessi comunque riconoscono la tendenza a vestirsi in modo molto simile, o addirittura proprio uguale, ma non sembrano viverla come un problema: questo stile essenziale piace proprio perché è condiviso, e sui social molti ne parlano con autoironia, scherzando sul fatto che a scuola o nei gruppi di amici tutti finiscano per mettersi gli stessi vestiti, degli stessi colori tenui e delle stesse marche.

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Anche tra i ragazzi sentiti dal Post, però, circola l’ipotesi che in una certa misura quella di scegliere il nero sia una scelta dovuta alla volontà di emergere meno: «il nero è il colore più neutro possibile, le cose colorate esprimono più personalità e l’essere diversi dalla massa», dice una studentessa. Una più marcata ritrosia a spiccare rispetto agli altri è stata descritta tra gli adolescenti cresciuti nell’epoca ormai matura dei social network, e associata alla paura di essere messi in imbarazzo su internet: si è parlato in particolare della tendenza dei più giovani a ballare meno ai concerti o alle feste, proprio per timore di essere ripresi.

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Un’altra possibile spiegazione del perché la moda degli adolescenti di oggi sia diventata molto essenziale è dovuta alle loro abitudini di spesa, che coincidono per la stragrande maggioranza con l’acquisto nelle catene di fast fashion e nei siti online delle aziende cinesi di ultra-fast fashion come Shein o Temu. L’assortimento di marche come quelle della multinazionale spagnola Inditex (a cui appartengono Zara, Pull&Bear, Bershka e Stradivarius, tra le altre) è molto spesso composto da capi semplici, dai colori neutri e facilmente abbinabili.

Per gli adolescenti, che tendenzialmente hanno un potere di acquisto limitato rispetto agli adulti, è anche una questione di budget. Rispetto ai primi anni di diffusione delle catene di fast fashion in Italia, il costo degli abiti è aumentato sensibilmente, rendendo meno condivisa e accettata l’idea di comprare dei vestiti che si possono mettere in poche occasioni, come nel caso di quelli molto eccentrici e vistosi, più difficilmente abbinabili.

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