I pavimenti della “casa dei nonni” ora vanno di moda
Ovvero quelli in graniglia di marmo, che oggi sono conosciuti come “terrazzo” e sono prodotti in vari colori, materiali e pose

In Italia i pavimenti in graniglia – cioè quelli composti da tanti piccoli frammenti di marmo – si sono diffusi molto negli anni Cinquanta e Sessanta. Hanno resistito però solo nelle “case dei nonni”, mentre in quelle abitate da persone più giovani sono stati a lungo giudicati brutti, e quindi coperti o sostituiti.
Da qualche anno le cose sono un po’ cambiate e i pavimenti di graniglia sono tornati di moda, anche se in modo un po’ diverso: molte aziende hanno infatti iniziato a produrne versioni più eccentriche, colorate, eleganti e contemporanee. Nel mondo del design e a livello internazionale questo stile è detto “terrazzo” o “terrazzo tiles” (cioè piastrelle terrazzo), in riferimento al pavimento in terrazzo veneziano al quale la graniglia si ispirava.
Il terrazzo veneziano è un tipo di pavimento pregiato e costoso che risale al Cinquecento: ha una lunga tradizione artigianale e anche allora si trovava principalmente nelle case dei nobili o dell’alta borghesia. Era composto da frammenti di marmo, pietra o vetro uniti da un materiale legante, tradizionalmente calce o cemento. Il terrazzo veniva steso sul posto, uniformemente su tutto il pavimento, e spesso era arricchito da mosaici e decorazioni.
La graniglia che si trova nelle case anni Cinquanta e Sessanta è considerata una versione industriale del terrazzo veneziano. Visto che è prodotta in piastrelle prefabbricate, è più economica e generalmente più standardizzata, con fughe evidenti tra una piastrella e l’altra.
@apart_ment_11✨Building our dream kitchen ✨ Renovation | Home renovation | Vienna apartment | Before and after | Design journey | LGBTQ couple | Gay couple | Gay home | Queer design | Apartment renovation | Home inspo | Dream home | Vienna renovation♬ original sound – Apartment 11
In quegli anni le piastrelle in graniglia piacevano soprattutto perché costavano poco (meno del marmo e del parquet). Inoltre erano semplici da pulire e nascondevano bene lo sporco, essendo così variegate. Oggi i pavimenti in stile terrazzo sono apprezzati per altri motivi: perché danno movimento agli ambienti – specialmente se si scelgono colori accesi – e perché sono molto durevoli e resistenti.
Del ritorno del cosiddetto “terrazzo” si cominciò a parlare sulle riviste di design attorno al 2017, e ci è voluto un po’ perché si diffondesse nelle case. Oggi sempre più persone lo scelgono non solo per i pavimenti di casa ma anche per altri componenti di arredo, come le pareti, la doccia o i piani da lavoro della cucina. Questo ha portato anche a una rivalutazione della graniglia anni Cinquanta e Sessanta: chi se la trova in casa è più propenso a conservarla e a valorizzarla con l’arredamento.
Visualizza questo post su Instagram
Con l’aumento della domanda, la produzione di questi pavimenti si è diversificata e oggi comprende lavorazioni più o meno complesse. Ci sono aziende che puntano molto sulla tradizione, recuperando le tecniche antiche e costose del terrazzo veneziano, come la posa sul posto, o artigianali, per esempio per fare piastrelle di graniglia dalle forme strane; e quelle che invece cercano di riprodurne l’effetto tramite materiali nuovi.
«Esiste tutto un mondo di materiali che ne riproducono l’estetica, dai laminati al gres — spesso utilizzato anche per le facciate degli edifici — fino alle pavimentazioni sintetiche, come il linoleum», dice Francesca Venturoni, architetta. «Queste ultime sono senza dubbio le superfici più diffuse e commercializzate, soprattutto in cucina e in bagno, mentre le prime rappresentano lavorazioni di pregio, generalmente impiegate in contesti più raffinati o in grandi spazi pubblici».

(foto Studio Venturoni)
Secondo Venturoni la moda del terrazzo contemporaneo è da collegare all’affermarsi di una tendenza nota come scheuomorfismo, e che nel design si traduce nell’utilizzo di materiali artificiali per imitare materiali naturali, come il gres effetto legno o effetto marmo. Questo ha portato al ritorno di pavimenti che imitano materiali costosi come il parquet in pose classiche (tipo la spina di pesce) e, appunto, il terrazzo veneziano.
«Rispetto al legno, che in gres risulta comunque finto, il terrazzo ha una resa molto più verosimile, anche grazie a tecnologie sempre più avanzate», aggiunge Venturoni. Oltre a questo c’è un incentivo legato al tema degli sprechi e della salvaguardia dell’ambiente: il terrazzo infatti si può creare usando elementi di recupero, come appunto frammenti di marmo o di vetro (il cemento che spesso si usa come legante resta comunque un materiale molto inquinante).
Inoltre per Venturoni c’entra anche la rinnovata passione per lo stile architettonico del postmodernismo, per l’architetto Ettore Sottsass, il movimento milanese Memphis e tutti i suoi discepoli negli anni Duemila. Fra questi c’era anche Shiro Kuramata, che ha lavorato per anni con laminati, stampe o tessuti che simulavano questo materiale.
Per Giulia Gerosa, professoressa associata di Design al Politecnico di Milano, un elemento che ha contribuito al ritorno del terrazzo è il fatto che permette di personalizzare molto gli spazi. «Dopo un lungo periodo di minimalismo dove tutto doveva essere assolutamente bianco o nero, oggi stanno tornando il colore e i decori». Il terrazzo infatti può essere fatto in moltissimi modi diversi e permette di creare pavimenti unici e molto versatili. È una specie di «progetto nel progetto» continua Venturoni, perché bisogna scegliere «la fantasia, le dimensioni della graniglia e il colore».



