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  • Mercoledì 6 maggio 2026

La nave da crociera in cui è in corso un’infezione da hantavirus

Alcuni passeggeri stanno raccontando il loro isolamento, dopo che tre persone sono morte e quattro risultano malate

Alcuni operatori sanitari scendono dalla nave Hondius (Qasem Elhato/AP)
Alcuni operatori sanitari scendono dalla nave Hondius (Qasem Elhato/AP)
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Alcuni media internazionali sono riusciti a contattare dei passeggeri della Hondius, la nave da crociera che da alcuni giorni è in isolamento per via di un’infezione da hantavirus. Tre passeggeri sono morti – per due di loro è stata accertata l’infezione mentre per la terza è in corso una verifica – e quattro sono malati. La nave era partita dall’Argentina e dallo scorso fine settimana è ancorata al largo di Capo Verde, che avrebbe dovuto essere la destinazione finale. Martedì il ministero della Salute spagnolo ha fatto un accordo con l’Organizzazione mondiale della sanità (OMS) per far attraccare la nave alle isole Canarie e far scendere i passeggeri secondo i protocolli previsti per questi casi.

L’agenzia di stampa Associated Press è riuscita a contattare Qasem Elhato, un passeggero di 31 anni. Elhato ha detto che nonostante la situazione «il morale sulla nave è buono», e che le persone a bordo passano il tempo «leggendo, guardando film e bevendo bevande calde». I passeggeri restano per lo più in isolamento nelle loro cabine e, quando devono uscire o condividere gli spazi comuni, indossano le mascherine e rispettano il distanziamento fisico. Gli hantavirus solitamente si trasmettono attraverso il contatto con feci di roditori, mentre è ancora dibattuta la possibilità che le persone malate a causa del virus ne contagino altre.

Elhato ha anche inviato all’agenzia un video in cui si vedono alcuni medici arrivati da Capo Verde per prestare soccorso sulla nave: nel filmato indossano tute protettive bianche, stivali e mascherine, e li si vede scendere dalla Hondius per salire su un’imbarcazione più piccola.

L’emittente belga VRT ha invece intervistato Helene Goessaert, una passeggera nederlandese di 61 anni. Ha detto che lei e gli altri viaggiatori ricevono aggiornamenti «a intervalli regolari» sull’evoluzione dell’eventuale focolaio e che, grazie all’intervento delle autorità di Capo Verde, da qualche giorno stanno riuscendo a seguire una dieta più varia: martedì, per esempio, sono state consegnate frutta e verdura fresche. A bordo fanno molta attenzione a rispettare le misure per evitare i contagi: «Siamo tutti sulla stessa barca, letteralmente. Sappiamo quali sono i pericoli, quindi ognuno rispetta le distanze di sicurezza».

Goessaert ha raccontato che, sebbene la notizia abbia iniziato a circolare a livello internazionale soltanto domenica 3 maggio, i passeggeri avevano intuito la gravità della situazione già dallo scorso 11 aprile, quando era morto il primo passeggero: un uomo nederlandese di 70 anni.

Aveva iniziato a sentirsi male mentre la nave si trovava nell’Atlantico meridionale, con sintomi come febbre, mal di testa, dolori addominali e diarrea, ed è poi morto mentre la nave si trovava all’isola di Sant’Elena. Due settimane dopo è morta in un ospedale in Sudafrica, dove era stata trasportata d’urgenza, anche sua moglie: aveva 69 anni. La terza persona morta è un uomo tedesco.

Una sala interna dell’Hondius (Qasem Elhato/AP)

Goessaert ha detto che la notizia di un possibile focolaio si è diffusa molto rapidamente tra gli ospiti della Hondius, una nave di dimensioni contenute e non paragonabile alle grandi navi da crociera: è lunga poco più di 100 metri e larga meno di 20, e può ospitare circa 170 passeggeri e 70 membri dell’equipaggio.

Dalle testimonianze emerge che a bordo la situazione è relativamente calma anche perché i passeggeri sono abituati a gestire situazioni stressanti. Le navi come la Hondius infatti sono impiegate per le cosiddette crociere di esplorazione, che raggiungono zone remote e con condizioni meteorologiche spesso instabili. Durante itinerari di questo tipo è frequente affrontare condizioni di navigazione difficili e imprevedibili. «Non posso parlare a nome degli altri, ma in queste settimane abbiamo affrontato spesso mare agitato. Siamo abituati a sopportare molte difficoltà», ha detto Goessaert.

L’Hondius era partita da Ushuaia, nell’estremo sud dell’Argentina, lo scorso 1° aprile. L’itinerario prevedeva soste intermedie alle isole Georgia del Sud e Sant’Elena, fino all’arrivo a Praia, capitale di Capo Verde.

La nave dovrebbe arrivare alle Canarie fra tre o quattro giorni. A quel punto i passeggeri e l’equipaggio verranno visitati, assistiti e trasferiti nei rispettivi paesi, secondo un protocollo dell’OMS e del Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie (ECDC), che hanno assicurato che sarà evitato ogni contatto con la popolazione locale. Non è ancora stato deciso il porto in cui avverrà lo sbarco.

L’OMS ha spiegato che le Canarie erano il luogo più vicino con le strutture necessarie per mettere in atto questo protocollo e ha precisato che sulla nave ci sono anche 14 passeggeri spagnoli. Prima che le Canarie fossero confermate come destinazione, le autorità locali avevano manifestato riluttanza all’idea di accogliere i passeggeri, sostenendo che la nave dovesse andare nei Paesi Bassi, dove è registrata.

Esistono circa quaranta specie di hantavirus (Orthohantavirus) e circa la metà è in grado di contagiare gli umani, di solito attraverso il contatto con feci, urine e saliva di roditori come ratti, topi e arvicole (simili ai criceti). Le infezioni negli umani sono rare e difficili da diagnosticare, soprattutto nelle prime fasi perché i sintomi vengono spesso confusi con quelli di altre malattie più comuni.

I cosiddetti “hantavirus del Vecchio mondo” sono diffusi in Europa e Asia, portano a febbri emorragiche e a seri problemi renali, ma sono più facili da trattare rispetto alle infezioni da “hantavirus del Nuovo mondo”. Le specie di hantavirus presenti nelle Americhe causano infatti con maggiore frequenza seri problemi respiratori, più difficili da trattare e soprattutto da diagnosticare per tempo.

La prua dell’Hondius (Qasem Elhato/AP)

Dopo il contatto, il periodo di incubazione può durare da una a otto settimane a seconda dei casi, mentre la progressione della malattia (una volta che si manifestano i sintomi) è di solito rapida. Questo vale soprattutto per il virus Andes, che secondo alcuni studi potrebbe essere trasmesso da una persona infetta ad altre, a differenza di quanto avviene con la maggior parte degli hantavirus con contagi solamente da roditori a umani. La questione è ancora dibattuta e nel caso della Hondius non sono emerse prove convincenti per sostenere la tesi del contagio tra persone.

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