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  • Lunedì 4 maggio 2026

Le poche cose decisive che ha cambiato l’Inter

A cominciare dall'allenatore, Cristian Chivu, che all'esordio ha fatto quello che Simone Inzaghi impiegò tre anni a fare: vincere lo Scudetto

Un'esultanza di Chivu assieme ai suoi calciatori (AP Photo/Luca Bruno)
Un'esultanza di Chivu assieme ai suoi calciatori (AP Photo/Luca Bruno)
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Vincendo 2-0 col Parma, la squadra maschile di calcio dell’Inter ha vinto per la ventunesima volta la Serie A. Lo ha fatto con un allenatore nuovo e quasi esordiente, il 45enne rumeno Cristian Chivu, al termine di un campionato in cui ha dimostrato di essere la squadra più forte e completa.

Con questo successo, a cui l’Inter può aggiungere la Coppa Italia (il 13 maggio affronterà la Lazio in finale), Chivu ha già eguagliato il precedente allenatore Simone Inzaghi per numero di Scudetti vinti, mettendoci però appena un anno, invece che tre. Ci è riuscito grazie a un lavoro in continuità con quello di Inzaghi, ma pure grazie a qualche significativa novità, e ad alcuni calciatori che hanno giocato più e meglio che in passato.

Partiamo dall’inizio: la stagione dell’Inter era iniziata con premesse molto particolari. Dopo una stagione 2024-2025 per tanti versi brillante ma terminata senza trofei e la sconfitta in finale di Champions League per 5-0, in molti ritenevano necessaria una «rivoluzione», perché diversi giocatori erano in là con gli anni e la squadra sembrava “a fine ciclo”.

Non ci furono invece grossi stravolgimenti: in gran parte i giocatori rimasero gli stessi. L’acquisto più importante del calciomercato estivo fu il difensore svizzero Manuel Akanji. Soprattutto, nonostante la positiva ma breve esperienza da allenatore del Parma, l’Inter chiamò Chivu a rimpiazzare un allenatore di successo come Inzaghi. Fu una scelta discussa e poco affascinante, ma al contempo pragmatica e di continuità: Chivu allenava nelle giovanili dell’Inter quando Inzaghi era a capo della prima squadra, e con lui ha sempre detto di avere «un bel rapporto».

Il centrocampista Hakan Calhanoglu, che alla fine della scorsa stagione sembrava dovesse andarsene e invece è rimasto ed è stato uno dei migliori dell’Inter, assieme a Cristian Chivu (AP Photo/Luca Bruno)

Con Inzaghi lo stile di gioco dell’Inter era decisamente peculiare. C’erano grande fluidità tattica, capacità di adattamento alle squadre avversarie e ai momenti della partita, continui scambi di posizione tra i giocatori nel modulo 3-5-2, tanta organizzazione e pochissimi dribbling; anche in questa stagione l’Inter è una delle squadre che dribbla di meno in Serie A. Aveva funzionato, visto che l’Inter raggiunse due finali di Champions League e fu sempre tra le migliori squadre d’Italia, pur riuscendo a vincere un solo campionato in quattro stagioni.

I cambiamenti di Chivu a un impianto di gioco solido e rodato nel quadriennio con Inzaghi si sono visti poco a poco. Il 3-5-2 è rimasto tale, l’interpretazione è variata. «Anche se alcune cose si somigliano – disse a inizio ottobre il centrocampista armeno Henrikh Mkhitaryan – il gioco [è] un po’ più verticale, cerchiamo di finalizzare l’azione il prima possibile, con maggior aggressività».

In fase di pressing, ovvero quando il pallone è tra i piedi degli avversari e va recuperato, Chivu ha apportato alcune modifiche. Pur continuando a prendere come riferimento i singoli giocatori avversari, l’Inter di Chivu alterna i giocatori in marcatura sui creatori di gioco avversari, per esempio, utilizzando una strategia più “a zona”.

Nella prima metà di stagione l’approccio più diretto e intenso nello sviluppo del gioco ha portato anche a meno ordine tattico. È uno dei motivi per cui (anche in Champions League) l’Inter riusciva a battere le squadre meno forti ma faticava parecchio contro le “grandi”: nelle prime 12 giornate di Serie A perse contro Juventus, Napoli e Milan.

Proprio tra il derby di andata e quello di ritorno però l’Inter si è dimostrata la squadra più attrezzata del campionato. Tra la 13esima e la 27esima giornata, infatti, ha ottenuto 43 punti su 45 disponibili, guadagnando un vantaggio considerevole, che non è più stato colmato dalle rivali. Non a caso è il periodo in cui ha reso meglio il suo giocatore migliore e capitano, Lautaro Martínez. L’attaccante argentino è il calciatore che ha fatto più gol in campionato, 16: si segna molto poco, in questa Serie A, a eccezione proprio dell’Inter, che ha fatto oltre 20 gol in più di qualsiasi altra squadra.

Grazie a una maggior propensione ad alternare i propri giocatori, evitando così di affaticare coloro che Inzaghi riteneva insostituibili, Chivu ha coinvolto tutti i calciatori di una squadra non giovanissima. La strategia si è rivelata vincente: anche riserve come Carlos Augusto e Petar Sučić hanno contribuito per buona parte della stagione.

Il più migliorato dalla stagione precedente è senza dubbio il centrocampista polacco Piotr Zielinski, che ha giocato più e meglio di quanto non facesse con Inzaghi. «Ora l’allenatore coinvolge più giocatori, fa credere a tanti altri di noi che possono fare davvero i titolarissimi» ha detto una volta Zielinski. Un suo gran tiro da fuori area negli ultimi minuti contro la Juventus ha permesso all’Inter di vincere la sua prima partita contro un’avversaria diretta per lo Scudetto.

Quest’altro pregevole gol segnato da Zielinski riassume bene i principi di gioco dell’Inter. È lui stesso a iniziare l’azione con un lancio in verticale verso Marcus Thuram; con un elegante passaggio al volo la palla arriva poi a Lautaro Martínez, che nota l’inserimento di Zielinski.

5 dei 6 gol di Zielinski nella Serie A 2025-2026 sono arrivati da fuori area.

È stata una stagione positiva anche per Federico Dimarco, esterno sinistro che arrivava da un finale di stagione difficile, nel quale era parso in evidente calo. Sommando gol (6) e assist (ben 18, un record nella storia della Serie A), quest’anno è stato il giocatore più produttivo del campionato; buona parte del gioco dell’Inter passa dai suoi piedi, e in particolare dal suo eccezionale sinistro, con cui è in grado di fare cross precisissimi per i suoi compagni.

Hanno contribuito allo Scudetto anche i due giovani attaccanti di riserva arrivati nell’estate del 2025, l’ivoriano Ange-Yoan Bonny e l’italiano Francesco Pio Esposito. Nella prima parte di stagione sono riusciti a far pesare poco l’assenza per infortunio e lo scarso rendimento di Marcus Thuram, tornato ad alti livelli ad aprile, nel momento determinante (ha segnato anche il gol dell’1-0 contro il Parma).

In generale tanti dei giocatori più esperti hanno avuto un rendimento alto in questa stagione. «Ci dicevano falliti e finiti, invece siamo ancora qui, a metterci tutti la faccia, e non era scontato» ha detto Chivu. È un buon esempio, questo, del suo stile comunicativo: lineare ed efficace, Chivu ha ridato entusiasmo e motivazione ai giocatori dopo il deludente finale della passata stagione.

(Pier Marco Tacca/Getty Images)

Certo, qualcuno ha giocato un po’ al di sotto delle aspettative. Il portiere Yann Sommer, il difensore Alessandro Bastoni, il centrocampista Nicolò Barella e l’esterno Denzel Dumfries (a lungo infortunato) non sono stati brillanti come nelle stagioni precedenti. Intanto si parla già di rinnovo di contratto per Chivu e di «anziani che saluteranno la compagnia» a stagione finita.

Anche quest’anno, senza dubbio, l’Inter ha avuto alcuni momenti negativi e alcune partite in cui la squadra è sembrata stanca e nervosa, Chivu compreso. In Champions League non ha ripetuto le grandi partite giocate un anno fa contro Bayern Monaco e Barcellona, anzi: è stata eliminata nel primo turno della fase a eliminazione diretta dai norvegesi del Bodø Glimt. In campionato ha sì battuto la Juventus (peraltro al termine di una partita molto discussa), ma ha perso quasi ogni altro “scontro diretto”, compresi due derby su due col Milan. Non era mai successo che Inter o Milan vincessero lo Scudetto pur perdendo entrambi i derby di campionato.

Proprio quando sembrava che Napoli e Milan potessero rimontare, in ogni caso, l’Inter ha ripreso a vincere, a volte in modo anche rocambolesco, ma sempre spettacolare e giocando all’attacco, una rarità per la Serie A. In questo senso le vittorie in rimonta per 5-2 contro la Roma e per 4-3 in casa del Como di inizio aprile, arrivate mentre le dirette avversarie perdevano punti, sono state decisive per indirizzare definitivamente il campionato.