Collaboratori e imprenditori vicini a Orbán se ne stanno andando dall’Ungheria
Temono di essere accusati e processati per corruzione, ora che manca poco all'insediamento del nuovo governo

In Ungheria sono gli ultimi giorni di governo del primo ministro Viktor Orbán, che ha perso le elezioni e verrà sostituito da Péter Magyar, probabilmente verso la metà di maggio. Una cosa che sta succedendo in queste settimane è che diversi imprenditori e collaboratori di Orbán interni al suo partito, Fidesz, si stanno trasferendo all’estero per paura di essere indagati e processati una volta che si sarà insediato Magyar. Molti di loro temono procedimenti penali per appropriazione di fondi pubblici e assegnazione di appalti con metodi poco trasparenti, pratiche consolidate durante il governo di Orbán su cui Magyar ha insistito per ottenere consensi durante la campagna elettorale.
Il 25 aprile Magyar ha pubblicato un post su X in cui ha scritto che «oligarchi legati a Orbán» stanno inviando «miliardi di fiorini» all’estero, in paesi come Emirati Arabi Uniti, Stati Uniti e Uruguay. Ha aggiunto che le loro famiglie si stanno preparando a trasferirsi. Poco dopo le elezioni Magyar aveva anche accusato membri di Fidesz di stare distruggendo documenti compromettenti, per paura che potessero servire in indagini contro di loro.
Si stima che gli imprenditori vicini a Orbán abbiano guadagnato 28 miliardi di euro tra il 2010 e il 2025, soprattutto grazie ad appalti irregolari. Durante la campagna elettorale Magyar ha promesso di smantellare il sistema di potere costruito da Orbán e di punire chi si è arricchito in modo illecito. Nel suo post ha spiegato di essere a conoscenza dei trasferimenti grazie ai documenti del fisco ungherese, e ha chiesto alla procura ungherese e alla polizia di intervenire.
Ha fatto anche un nome preciso: quello di Lőrinc Mészáros, un imprenditore amico di Orbán. Prima che Orbán diventasse primo ministro, Mészáros era a capo di una piccola azienda che si occupava dell’installazione di impianti del gas. Oggi è l’uomo più ricco d’Ungheria.
Diversi giornali ungheresi, come Magyar Hang e 444.hu, hanno scritto che nelle ultime settimane Mészáros ha trasferito molti soldi dalle sue aziende ai suoi conti personali, alludendo al fatto che potrebbe lasciare il paese. Dopo le accuse di Magyar, Mészáros gli ha scritto una lettera. Il contenuto non è pubblico, ma il gruppo che controlla le sue aziende ha spiegato che sta provando a ridurre la tensione con il prossimo governo.
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Viktor Orbán insieme a Lőrinc Mészáros, nel 2019 (AP Photo/Laszlo Balogh)
Alcuni giornali hanno fatto delle inchieste che rafforzano le accuse di Magyar. Il sito di giornalismo investigativo ungherese Vsquared aveva scritto già a marzo che diverse persone vicine a Fidesz avevano iniziato a «trasferire la loro ricchezza fuori dall’Ungheria», per timore che Orbán perdesse le elezioni. Secondo il Guardian dall’aeroporto di Vienna sarebbero partiti diversi aerei privati per portare all’estero i beni degli oligarchi e le loro famiglie.
Tutte queste informazioni per ora provengono da inchieste giornalistiche e da accuse fatte da Magyar, e non sono confermate da indagini delle istituzioni ungheresi. È importante però tenere presente che il sistema giudiziario in Ungheria è molto influenzato da Orbán e Fidesz.
Péter Magyar e il suo partito, Tisza, hanno ottenuto più di due terzi dei seggi al parlamento ungherese, abbastanza per cambiare la Costituzione. Molte persone in ruoli di potere nelle istituzioni sono però state nominate da Orbán e gli restano vicine, e questo potrebbe essere un ostacolo per Magyar.

Péter Magyar (AP Photo/Denes Erdos)
Nei mesi scorsi alcune persone legate a Orbán si erano già trasferite all’estero. Una è il suo genero, István Tiborcz, sospettato in passato di frodi legate ad appalti pubblici. Dall’anno scorso vive negli Stati Uniti insieme alla figlia di Orbán, Rahel.
Un’altra persona citata dai giornali ungheresi è Ádám Matolcsy. È il figlio di un collaboratore stretto di Orbán, György Matolcsy, che è stato per anni governatore della Banca Centrale ungherese. I due sono coinvolti in uno scandalo che riguarda la sottrazione di fondi dalla Banca Centrale. Ádám Matolcsy si è trasferito a Dubai: 444.hu ha scritto che avrebbe iniziato a spedire i suoi beni a Dubai già a marzo.
Sia Tiborcz che Matolcsy negano di avere lasciato l’Ungheria per evitare di essere indagati, e in passato avevano detto che le accuse contro di loro erano motivate politicamente. Hanno detto al Financial Times di voler collaborare con le autorità ungheresi. Matolcsy sostiene di aver trasferito la residenza negli Emirati Arabi Uniti per motivi di lavoro già da anni. Magyar ha promesso di chiedere la sua estradizione, ma tra i due paesi non c’è alcun accordo sul tema.

Il presidente statunitense Donald Trump insieme al primo ministro ungherese Viktor Orbán (AP/John McDonnell)
Il Guardian ha anche scritto, basandosi su fonti interne a Fidesz e al governo degli Stati Uniti, che diversi importanti esponenti di Fidesz starebbero pianificando di lasciare l’Ungheria e di trasferirsi negli Stati Uniti.
Orbán infatti ha un ottimo rapporto con l’attuale governo degli Stati Uniti e con il presidente Repubblicano Donald Trump. Ha anche una certa influenza all’interno del movimento di estrema destra Make America Great Again, che sostiene Trump e ha apprezzato molto le politiche di Orbán contro l’immigrazione e a favore della natalità. Diversi politici di Fidesz starebbero proprio cercando di sfruttare questi buoni rapporti per ottenere visti di lavoro negli Stati Uniti.
Dopo essere stato pesantemente sconfitto alle elezioni, molti hanno speculato sul fatto che lo stesso Orbán possa lasciare l’Ungheria per paura di essere indagato, e rifugiarsi all’estero in paesi governati da politici amici, come per l’appunto gli Stati Uniti o la Russia.
Orbán per ora ha rinunciato al mandato da parlamentare, che aveva comunque ottenuto alle elezioni, e ha detto che si concentrerà sul suo ruolo di leader di Fidesz, per analizzare le ragioni della sconfitta del 12 aprile e riformare il partito. Fidesz ha in programma un congresso per il 13 giugno, dove deciderà se confermare Orbán come presidente. Visto il potere che ha all’interno del suo partito, il risultato sembra essere scontato.



