Inizia il processo di Elon Musk contro Sam Altman

In mezzo c'è la storia di OpenAI, una richiesta di risarcimento miliardaria e il futuro delle più grandi aziende di intelligenza artificiale

Sam Altman ed Elon Musk (Ahmed Fesal Bayaa/IMAGESLIVE via ZUMA/Ansa)
Sam Altman ed Elon Musk (Ahmed Fesal Bayaa/IMAGESLIVE via ZUMA/Ansa)
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In un tribunale di Oakland, vicino a San Francisco (California), lunedì inizia il più importante processo degli ultimi tempi nel settore delle intelligenze artificiali (AI). Vede contrapposti Elon Musk, la persona più ricca del mondo, e Sam Altman, il CEO di OpenAI, una delle società di intelligenza artificiale più in vista e conosciuta soprattutto per ChatGPT. Musk chiede un risarcimento di circa 134 miliardi di dollari e ha accusato Altman di avere approfittato dei suoi investimenti per finanziare i primi anni di OpenAI, quando entrambi erano coinvolti nella startup, senza mantenere la promessa di gestire OpenAI come una non profit.

È un processo molto atteso e che potrebbe avere profonde conseguenze nel settore, sia nel caso di una vittoria di Musk (per quanto data come poco probabile), sia se a prevalere saranno le posizioni di OpenAI, che ha respinto ogni accusa. Il caso mostra come la grande frenesia intorno alle intelligenze artificiali abbia portato Musk, Altman e diversi manager a decisioni prese rapidamente, spesso in contesti ancora poco regolati e con equilibri interni instabili.

Tutto ebbe inizio una decina di anni fa. Era la primavera del 2015 e Altman si era messo in contatto con Musk, proponendogli di finanziare un progetto sulle AI. L’idea era di organizzare un laboratorio per costruire sistemi di intelligenza artificiale di nuova generazione, resi possibili dalle accresciute capacità di calcolo dei processori, e di condividere i risultati della ricerca con il resto del mondo attraverso una sorta di società senza scopo di lucro.

L’idea piacque a Musk che in pochi mesi fondò insieme ad Altman, e alcune altre persone, una organizzazione non profit che fu chiamata OpenAI. La parte “open” del nome si riferiva proprio all’approccio “aperto”, come quello seguito per la diffusione del software liberamente accessibile e modificabile (“open source”). Sia Musk sia Altman ritenevano che questo fosse l’unico approccio sensato per sviluppare strumenti dalle enormi potenzialità, senza vincoli particolari per il loro utilizzo in modo che tutti potessero averne il controllo.

In tre anni, OpenAI fece importanti progressi anche grazie alle consulenze di Musk e soprattutto al denaro investito nella startup. L’azienda era diventata matura e Musk propose ad Altman di fonderla o comunque renderla strettamente legata a Tesla, la sua società di automobili elettriche impegnata nello sviluppo di sistemi a guida autonoma anche tramite le AI. Musk riteneva che l’operazione fosse inevitabile per espandere OpenAI e renderla competitiva soprattutto nei confronti di Google, che stava lavorando ai propri modelli di intelligenza artificiale.

Altman non era d’accordo e così non lo erano diversi altri responsabili di OpenAI, che temevano di perdere la loro autonomia e indipendenza nella ricerca e nello sviluppo dei software. Musk difficilmente accetta dei “no” come risposta, e inevitabilmente i rapporti con Altman e la dirigenza di OpenAI si deteriorarono in fretta. Poco tempo dopo, Musk annunciò di avere lasciato OpenAI e l’interruzione di ulteriori finanziamenti della startup, in un momento cruciale dello sviluppo di ChatGPT.

Elon Musk e Sam Altman insieme sul palco di un evento nell’ottobre del 2015 a San Francisco, California (Michael Kovac/Getty Images for Vanity Fair)

L’abbandono di Musk fu sfruttato da Altman per cambiare l’organizzazione della startup. Al vertice fu mantenuta una fondazione non profit, che controllava però una società creata appositamente per essere “a profitto limitato”. Fu fissato un tetto (“cap”) ai guadagni dei soci: una volta raggiunto, ogni dollaro extra sarebbe andato alla non profit. Secondo Altman questo assetto garantiva l’impegno iniziale di OpenAI, senza limitarne le possibilità di crescita grazie a nuovi investimenti.

I più importanti arrivarono da Microsoft, che nel complesso investì circa 13 miliardi di dollari, con l’obiettivo di integrare nei propri sistemi come Windows e Office i modelli sviluppati da OpenAI. A partire dal 2022, con i primi successi di ChatGPT, divenne evidente che la startup avrebbe attirato nuovi investimenti e generato in prospettiva importanti ricavi.

Nel 2023, Altman fu brevemente estromesso dal ruolo di CEO, proprio perché parte del consiglio di amministrazione di OpenAI riteneva che non fosse più adeguato per l’incarico, e che stesse cercando di allontanare la società dai valori su cui era stata fondata. L’allontanamento durò appena cinque giorni, ma mostrò forti tensioni all’interno del consiglio di amministrazione dell’azienda, in parte alimentate dall’influenza esterna di Musk, sempre molto duro e critico nei confronti di Altman.

Nel 2024, Musk fece causa a Altman e al presidente dell’azienda, Greg Brockman, accusandoli di averlo manipolato e ingannato, quando gli avevano prospettato una società senza scopo di lucro diversa dalle altre società tecnologiche impegnate nello sviluppo delle AI come Google o Meta. All’inizio di quest’anno, gli avvocati di Musk hanno chiesto 134 miliardi di dollari di risarcimento a OpenAI e Microsoft, il suo principale investitore. Musk sostiene che, nel caso di una vittoria al processo, tutto il denaro sarebbe girato alla non profit a patto di una sua riorganizzazione per tornare quella iniziale.

La causa comprendeva inizialmente 26 accuse, ma di queste solo quattro sono state accolte: arricchimento indebito, frode, violazione della buona fede e violazione degli obblighi legati a un fondo senza scopo di lucro. Frode e violazione della buona fede dovrebbero essere escluse su richiesta dell’accusa, che nelle ultime settimane ha lavorato per snellire il processo e renderlo più semplice e comprensibile alla giuria.

Il processo inizia lunedì proprio con la selezione dei nove giurati che dovranno esprimere un loro parere sul caso. Questo non sarà vincolante e la decisione finale spetterà alla giudice Yvonne Gonzalez Rogers, la stessa che aveva gestito il processo molto seguito tra Epic Games e Apple per il modo in cui quest’ultima imponeva commissioni tramite il proprio App Store. Una prima parte del processo dovrà stabilire se ci sia stato un illecito, mentre una seconda parte sarà dedicata all’identificazione dei danni e del modo in cui risarcirli.

Per Musk sarà difficile vincere la causa, ma dal punto di vista comunicativo il fatto che abbia ottenuto di andare a processo (senza che tutte le accuse venissero respinte dal tribunale) è di per sé una vittoria. I documenti emersi finora e i dettagli che emergeranno durante le udienze potrebbero avere conseguenze importanti sulla reputazione di OpenAI, mostrando che in più occasioni la startup ha anteposto i propri interessi commerciali alla sicurezza delle persone e dell’umanità, come afferma spesso pubblicamente quando parla dei propri prodotti e servizi.

La società ha un problema di popolarità che si è acuito negli ultimi mesi e che potrebbe avere effetti sui suoi piani finanziari, che dovrebbero comprendere una offerta pubblica iniziale per quotarsi in borsa entro la fine di quest’anno. La quotazione è molto attesa non solo per OpenAI, ma per valutare in generale la tenuta del mercato intorno alle AI in un periodo in cui si parla insistentemente di bolla.

– Leggi anche: L’intelligenza artificiale è una bolla?

Musk, dal canto suo, è interessato a risolvere la questione entro giugno, quando è prevista l’offerta pubblica iniziale di SpaceX, la sua società spaziale che si è di recente fusa con xAI, la società fondata sempre da Musk per sviluppare sistemi di intelligenza artificiale. OpenAI sostiene che la fondazione di xAI, e documenti che mostrano come Musk ci avesse già pensato nel 2017 quando era ancora coinvolto dentro OpenAI, dimostrino che anche il miliardario avesse intenzione di creare un’azienda che facesse profitti sulle AI. Questo smonterebbe la sua accusa verso Altman e gli altri di avere tradito le promesse su cui era stata fondata OpenAI.

La quotazione in borsa di SpaceX, con una valutazione di 1.750 miliardi di dollari, potrebbe essere la più grande di sempre della storia e porterebbe nuove enormi risorse economiche a Musk. Attualmente i modelli forniti da xAI sono meno competitivi rispetto a quelli prodotti da OpenAI, che deve però fare i conti con la concorrenza di Gemini e in settori specifici di Anthropic, che si è guadagnata un’alta reputazione proprio promuovendo un uso più responsabile dei propri sistemi, per quanto tra grandi contraddizioni.

La prima parte del processo dovrebbe durare fino a metà maggio. Se OpenAI sarà ritenuta responsabile, il 18 maggio inizierà la seconda fase per determinare le modalità di risarcimento.