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  • Sabato 25 aprile 2026

Vincere un campionato di calcio da neopromossa

Succede sempre di meno, ma sta per riuscirci in Svizzera il Thun, e in passato lo fecero Ipswich Town, Nottingham Forest e Kaiserslautern

L'allenatore del Kaiserslautern Otto Rehhagel festeggia con i tifosi la vittoria della Bundesliga del 1998 (Gunnar Berning/Bongarts/Getty Images)
L'allenatore del Kaiserslautern Otto Rehhagel festeggia con i tifosi la vittoria della Bundesliga del 1998 (Gunnar Berning/Bongarts/Getty Images)
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Il Thun sta per vincere il campionato svizzero di calcio. Nonostante sabato sera abbia perso 1 a 0 contro il Lugano, ha 14 punti di vantaggio sulla seconda, a cui mancano 5 partite. È quindi altamente probabile – anzi quasi sicuro – che vincerà più avanti, e sarà un risultato storico: il primo campionato vinto in quasi 130 anni di storia, e soprattutto vinto da neopromossa. L’anno scorso il Thun giocava infatti nella seconda divisione svizzera, e in questa stagione era considerato uno dei principali candidati alla retrocessione. E invece, pur con un budget ridotto e una squadra non così attrezzata, ha dominato il campionato.

Vincere un campionato da neopromossa è una cosa rara, e con gli anni lo è diventato ancor di più per via delle differenze economiche sempre più marcate tra le grandi squadre e le altre. Nel Novecento questi exploit erano più comuni: nel campionato inglese è successo più volte, l’ultima delle quali nel 1978 al Nottingham Forest, una squadra entrata nella storia per diversi motivi. Il caso più recente nei principali campionati europei rimane però quello del Kaiserslautern, vincitore del campionato tedesco nel 1998. In Serie A non è mai successo.

Il caso che più si avvicina negli anni Duemila è quello del Leicester, che però ci ha messo due stagioni, anziché una sola, per passare dalla promozione all’incredibile vittoria della Premier League del 2016 (e in questi giorni è retrocesso in terza divisione).

In Inghilterra furono in tutto cinque le neopromosse a vincere il campionato: il Liverpool nel 1906, l’Everton nel 1932, il Tottenham nel 1951, l’Ipswich Town nel 1962 e il Nottingham Forest nel 1978. Gli ultimi due casi sono i più eclatanti.

L’Ipswich Town fu l’unica a riuscirci all’esordio assoluto nella prima divisione inglese, che all’epoca si chiamava First Division. Quello della stagione 1961-1962 rimane anche l’unico campionato vinto dall’Ipswich, squadra dell’omonima città affacciata sul mare del Nord, circa 110 chilometri a est di Londra.

Nell’estate del 1955 l’Ipswich Town era appena retrocesso nella terza divisione; per cercare di tornare in seconda nominò come allenatore il 35enne Alf Ramsey, che fino alla stagione precedente giocava come terzino nel Tottenham, e che in futuro sarebbe diventato allenatore dell’Inghilterra che nel 1966 vinse i Mondiali.

Alla seconda stagione con Ramsey l’Ipswich Town vinse la terza divisione e tornò in seconda; nel 1961 vinse anche quel campionato, davanti a Sheffield United e Liverpool, e fu promosso per la prima volta in First Division.

Alf Ramsey su una tribuna dello stadio Portman Road a Ipswich nel 1963 (Daily Express/Hulton Archive/Getty Images)

In quel periodo storico lo stile di gioco delle squadre era abbastanza omologato. Giocavano quasi tutte con un modulo che derivava dal cosiddetto WM (il 3-2-2-3), e i modi principali per attaccare erano i lanci lunghi e gli uno-contro-uno sulle fasce. Le marcature erano sempre individuali e le posizioni molto rigide: i difensori difendevano, gli attaccanti attaccavano. Nella sua prima stagione in First Division, l’Ipswich Town portò invece un po’ di cose nuove. Nel sessantesimo anniversario di quel titolo il Guardian scrisse:

Ramsey iniziò a mostrare quel tipo di innovazione che in seguito avrebbe portato lui e la nazionale al trionfo dei “Wingless Wonders” del 1966. A Ipswich, Ramsey fu uno dei primi allenatori britannici ad affrontare il gioco da una prospettiva davvero tattica, studiando il modo migliore per utilizzare i suoi giocatori al fine di creare problemi agli avversari, anziché attenersi ostinatamente alla formazione WM che Herbert Chapman aveva in precedenza stabilito come definitiva.

I calciatori dell’Ipswich Town si scambiavano spesso di posizione, e non era insolito che le ali come Jimmy Leadbetter si accentrassero, invece che restare sempre larghe sulla fascia. Varie volte le difese avversarie si dimostrarono impreparate a reagire a questi cambiamenti e l’Ipswich Town, grazie soprattutto ai gol degli attaccanti Ray Crawford (33 in 42 partite) e Ted Phillips (28), giocò alcune partite indimenticabili.

Ad agosto il successo per 6-2 contro il Burnley, all’epoca una delle migliori squadre e alla fine seconda classificata, fu la prima grande affermazione stagionale. Due mesi dopo l’Ipswich Town batté anche il Tottenham campione in carica per 3-2, con una doppietta di Crawford e un gol di Phillips: un giornale dell’epoca la definì «la più importante vittoria nella storia» della piccola squadra inglese. Quel giorno allo stadio Portman Road c’erano 28.778 persone, poco meno di un terzo degli abitanti di Ipswich, che all’epoca erano circa 110mila.

La corsa per il titolo rimase in bilico fino all’ultima giornata, in cui l’Ipswich Town batté l’Aston Villa e il Burnley pareggiò contro il Chelsea. Fu un’impresa storica, festeggiata in modo tutto sommato moderato, nello stile di una città e di una tifoseria piuttosto tranquille. La parata in giro per la città con il bus scoperto fu peraltro rinviata di due settimane perché subito dopo la fine del campionato i calciatori dell’Ipswich Town partirono in nave per una tournée europea di partite amichevoli. Cinque di loro avevano vinto la terza, la seconda e la prima divisione inglese con la squadra.

L’anno successivo l’Ipswich Town giocò la Coppa dei Campioni (l’equivalente dell’attuale Champions League), dove fu eliminato dal Milan (poi vincitore del torneo) agli ottavi di finale. In campionato arrivò 17esimo, ottenendo la salvezza per appena due punti. Alla fine della stagione Alf Ramsey se ne andò: mesi prima aveva già accettato di andare ad allenare la nazionale inglese. Quando nel 1966 Ramsey guidò l’Inghilterra alla sua prima e unica vittoria nei Mondiali, l’Ipswich Town nel frattempo era già retrocesso in Second Division.

La parata dell’Ipswich Town sul bus scoperto, il 15 maggio 1962 (Evening Standard/Hulton Archive/Getty Images)

Per certi versi fu ancor più eccezionale ciò che fece il Nottingham Forest alla fine degli anni Settanta. Dopo una disastrosa esperienza al Leeds, durata appena 44 giorni e diventata un libro e un film (Il maledetto United), nel gennaio del 1975 l’allenatore inglese Brian Clough accettò di allenare il Nottingham Forest. Lo fece nonostante fosse la squadra rivale del Derby County, per cui Clough faceva il tifo e che aveva già allenato, e soprattutto nonostante la squadra fosse in seconda divisione.

Clough, personaggio tanto carismatico e brillante quanto litigioso e polemico, era già un allenatore affermato: nel 1972 aveva portato il Derby County a vincere per la prima volta il campionato, e l’anno successivo fino alle semifinali della Coppa dei Campioni, dove fu eliminato dalla Juventus.

Brian Clough (in rosso, a destra) e il suo storico vice Peter Taylor durante la finale di Coppa dei Campioni del 1980 tra Nottingham Forest e Amburgo (Duncan Raban/Allsport/Getty Images).

Negli anni Sessanta il Nottingham Forest, una delle squadre di calcio più antiche al mondo, era stata una presenza stabile nella First Division: come miglior risultato era arrivata seconda. Poi nel 1972 retrocesse.

Con Clough ottenne la promozione, e l’anno successivo vinse per la prima volta la First Division (e la coppa nazionale), con sette punti di vantaggio sul Liverpool e con la miglior difesa del torneo. Ci riuscì con una squadra senza nessun campione, giocando spesso con la palla a terra, usando pochi lanci lunghi e sfruttando molto il gioco sulle fasce. In quella squadra segnavano con costanza quasi tutti, ma tuttora i nomi dei calciatori sono poco ricordati, a parte quello del portiere Peter Shilton.

La vittoria del campionato non fu però la più grande impresa di Clough e del Nottingham Forest: nelle due stagioni successive vinsero infatti due Coppe dei Campioni di fila, la prima in finale contro il Malmö, la seconda contro l’Amburgo. Il Nottingham Forest diventò in quel modo, e rimane tuttora, l’unica squadra ad aver vinto più Coppe dei Campioni (o Champions League) che campionati, un’anomalia che spiega bene quanto difficile fosse affrontarlo in partite a eliminazione diretta.

Clough rimase a Nottingham dal 1975 al 1993, vincendo anche quattro coppe di Lega. Furono gli anni d’oro del Nottingham, che nel 2005 retrocesse addirittura nella terza divisione inglese. Solo nel 2022 è tornato a giocare in Premier League, e quest’anno in una competizione europea, l’Europa League, dove in semifinale affronterà l’Aston Villa.

Peter Shilton e Trevor Francis, che segnò il gol decisivo in finale, con la Coppa dei Campioni vinta nel 1979 (Steve Powell/Allsport/Getty Images)

Nel 1978 anche in Francia accadde la stessa cosa: il Monaco vinse il campionato, il terzo della sua storia, nella stagione successiva alla promozione. Fu un campionato molto equilibrato, vinto con 2 punti di vantaggio sul Nantes e 3 sullo Strasburgo, e in cui a lungo anche Marsiglia e Nizza sembrarono poter competere per la vittoria.

Il Monaco vinse segnando più gol di tutti, 79, e pur subendone 20 in più del Nantes. L’attaccante Delio Onnis, nato in Italia ma naturalizzato argentino, fece 29 gol. Con 299 gol, Onnis rimane ancora oggi il miglior marcatore nella storia del campionato francese, anche se quell’anno non fu il capocannoniere: il suo connazionale Carlos Bianchi ne segnò 37 in 38 partite con il Paris Saint-Germain. Prima del Monaco, in Francia erano riusciti a vincere il campionato da neopromossi anche il Bordeaux nel 1950 e il Saint-Etienne nel 1964.

Uno dei 29 gol segnati in quel campionato da Onnis

Vent’anni dopo in Germania ci fu quella che, come anticipato, rimane la più recente tra queste imprese, perlomeno considerando solo i principali campionati europei. Nel 1998 il Kaiserslautern vinse il campionato tedesco contro ogni pronostico, anche se non era il suo primo titolo, ma il quarto. Nel 1996 la squadra era retrocessa in seconda divisione (pur vincendo la Coppa di Germania) e al termine della stagione aveva ingaggiato l’esperto allenatore Otto Rehhagel, esonerato un anno prima dal Bayern Monaco e vincitore poi nel 2004 di un incredibile campionato europeo con la Grecia.

Il Kaiserslautern risalì in Bundesliga al primo tentativo ma non si fermò lì, e la stagione successiva vinse il campionato con due punti di vantaggio sul Bayern Monaco campione in carica, allenato da Giovanni Trapattoni.

In quella squadra giocavano tra gli altri il ventunenne Michael Ballack, che in seguito sarebbe diventato uno dei più forti centrocampisti tedeschi; il terzino Andreas Brehme, all’ultima stagione della carriera, che nel 1990 aveva deciso con un gol la finale dei Mondiali; e il trequartista svizzero Ciriaco Sforza, quello della maglia dell’Inter indossata da Giacomo Poretti nel film Tre uomini e una gamba perché «quella di Ronaldo era finita» (nel 1996-1997 Sforza aveva giocato nell’Inter).

L’anno successivo il Kaiserslautern arrivò quinto pur cambiando solo un paio di giocatori. Da allora non ha più vinto un campionato, e dal 2012 non ha più giocato in Bundesliga; è finito addirittura in terza divisione per alcuni anni. Oggi è settimo in seconda divisione, e due anni fa raggiunse a sorpresa la finale di Coppa di Germania, perdendola poi contro il Bayer Leverkusen.

Ciriaco Sforza, Michael Ballack e Oliver Schäfer durante i festeggiamenti (Bongarts/Getty Images)

Il 1998 fu un anno di grazia per le neopromosse, visto che oltre al Kaiserslautern vinsero il titolo nazionale anche il Litex Lovech in Bulgaria (nonostante 6 punti di penalizzazione), l’Haka Valkeakoski in Finlandia (che aveva già vinto tre anni prima, per poi retrocedere nel 1996 ed essere promosso nel 1997) e l’Obilic nell’allora campionato serbo-montenegrino.

Quest’ultima fu una vittoria molto controversa, visto che da un paio d’anni il proprietario della squadra era Zeljko Raznatovic, soprannominato Arkan, capo delle forze paramilitari serbe durante le guerre nell’ex Jugoslavia e noto criminale di guerra. È noto che Raznatovic minacciasse arbitri e calciatori avversari. Fu l’unico campionato vinto dall’Obilic, squadra di Belgrado che da tempo non gioca più nemmeno in campionati professionistici.

Il criminale di guerra serbo Zeljko Raznatovic, noto come Arkan (Antoine GYORI/Sygma via Getty Images)

In Italia come detto nessuna neopromossa ha mai vinto la Serie A. Quella che ci andò più vicina fu il Napoli, secondo nel 1968, mentre la storia più ricordata è senza dubbio quella del ChievoVerona, che nella stagione 2001-2002 arrivò quinto dopo essere stato per diverso tempo in testa, e dopo che per la maggior parte della sua storia aveva giocato nelle categorie dilettantistiche.