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  • Venerdì 24 aprile 2026

Solo l’inviato di Trump vuole l’Italia ai Mondiali

La proposta di Paolo Zampolli non è piaciuta al governo, ai capi dello sport italiano, e a quanto pare nemmeno a Trump

Da sinistra: il ministro dello Sport Andrea Abodi, il presidente del CONI Luciano Buonfiglio e il presidente della FIGC Gabriele Gravina durante Bosnia Erzegovina-Italia a Zenica, 31 marzo 2026 (Image Photo Agency/Getty Images)
Da sinistra: il ministro dello Sport Andrea Abodi, il presidente del CONI Luciano Buonfiglio e il presidente della FIGC Gabriele Gravina durante Bosnia Erzegovina-Italia a Zenica, 31 marzo 2026 (Image Photo Agency/Getty Images)
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Alla fine di marzo la Nazionale italiana maschile è stata eliminata ai rigori dalla Bosnia-Erzegovina nello spareggio decisivo per andare ai Mondiali di calcio, mancando così la qualificazione per la terza volta consecutiva. In Italia la sconfitta era stata accolta con rabbia e delusione, e all’estero era stata raccontata come un grosso fallimento.

Di recente Paolo Zampolli, l’inviato speciale in Italia del presidente degli Stati Uniti Donald Trump, ha chiesto alla FIFA di escludere l’Iran dai Mondiali, in programma tra giugno e luglio tra Stati Uniti, Canada e Messico, e di mandare l’Italia al suo posto. La sua proposta, però, non è piaciuta praticamente a nessuno; nemmeno a Trump e al suo governo.

Del possibile ripescaggio dell’Italia ai Mondiali si discute, senza basi troppo solide, già dal giorno successivo allo spareggio. Per oltre un mese Israele e Stati Uniti hanno bombardato intensamente l’Iran, che ha risposto attaccando Israele e i paesi del Golfo; gli attacchi si sono sostanzialmente fermati a inizio aprile, quando è entrato in vigore un cessate il fuoco, ma la situazione resta ancora molto iingarbugliata, e già a marzo l’Iran aveva minacciato di non partecipare ai Mondiali per garantire la sicurezza dei propri calciatori.

In questo contesto, la proposta di Zampolli ha fatto discutere perché è stato il primo tentativo formale e concreto di sfruttare questa situazione a vantaggio dell’Italia. Il presidente del CONI (il Comitato olimpico nazionale italiano) Luciano Buonfiglio, però, non l’ha presa bene: «Prima di tutto non credo sia possibile. Seconda cosa, mi sentirei offeso. Bisogna meritarselo, di andare ai Mondiali». Il ministro dello Sport Andrea Abodi ha detto, in sostanza, la stessa cosa: «Un ripescaggio dell’Italia al Mondiale? Non è opportuno, ci si qualifica sul campo».

Paolo Zampolli (Matthias Balk/dpa)

Pure ai giornali italiani l’idea di Zampolli è sembrata offensiva. Sul Corriere della Sera il noto giornalista sportivo Paolo Condò ha scritto che «fa orrore», parlandone come un «pretesto» per migliorare i rapporti tra Italia e Stati Uniti, che durante la guerra in Medio Oriente sono peggiorati. Per Condò è una questione d’orgoglio, che ha espresso in termini piuttosto enfatici:

Proprio perché ne abbiamo vinti quattro [di Mondiali, ndr] – l’argomento forte del promotore dell’iniziativa Paolo Zampolli – e quindi conosciamo bene la grandezza, non è un aiutino che lenirà la ferita di Zenica [la città della Bosnia Erzegovina dove si è giocato lo spareggio, ndr], ma soltanto la nostra capacità di rialzarci.

All’estero, invece, se n’è parlato come di una farsa. In effetti quella di Zampolli è una proposta che non ha né capo né coda. Se l’Iran non dovesse davvero presentarsi ai Mondiali, la FIFA – che da regolamento ha “discrezione esclusiva” su cosa fare – sceglierebbe probabilmente di sostituirlo con un’altra nazionale della AFC (la confederazione asiatica di calcio). Sarebbe quasi impossibile, invece, che decidesse semplicemente di lasciare quel posto vuoto: significherebbe avere un girone composto da tre squadre anziché da quattro, con una notevole stortura dato che passano anche le 8 migliori terze classificate su 12 gironi.

L’unico argomento a favore dell’Italia è appunto la discrezione che ha la FIFA nella scelta (non c’è una regola precisa, cioè), e il fatto che l’Italia sia la nazionale con la miglior posizione del ranking tra quelle che non partecipano.

Favorire una nazione europea, scrive L’Équipe, sarebbe una mossa troppo azzardata per l’italo-svizzero Gianni Infantino, il potente presidente della FIFA che perderebbe la sua credibilità e il sostegno di una grossa confederazione come quella asiatica, per giunta a un anno dalle elezioni. Per questo non c’è stato nessun commento di Infantino sulla proposta di Zampolli. Anzi, la settimana scorsa Infantino ha detto che «l’Iran verrà di sicuro» e che «lo sport dovrebbe stare fuori dalla politica».

Giovedì lo stesso Trump, con cui Infantino ha un rapporto molto stretto, ha detto che sta incoraggiando la partecipazione della nazionale iraniana ai Mondiali. E il suo segretario di Stato Marco Rubio, rispondendo ai giornalisti, ha affermato che «nessuno dagli Stati Uniti ha detto che non possono venire», ma anche che impediranno l’ingresso nel paese ai membri dei Guardiani della rivoluzione (il corpo armato più potente dell’Iran) se «si spacciano per giornalisti o allenatori».

Donald Trump con Gianni Infantino ai sorteggi dei gironi per i Mondiali, 5 dicembre 2025 (AP Photo/Evan Vucci)

C’è poi da dire che la partecipazione dell’Iran ai Mondiali non è più così incerta come qualche settimana fa: la federazione iraniana pare aver cambiato idea da poco, e ha detto di voler partecipare.

Insomma, quasi nessuno ha preso sul serio la proposta di Zampolli, e chi lo ha fatto si è pure un po’ offeso. Per farsi un’idea migliore, il New York Times ha intervistato alcuni tifosi italiani negli Stati Uniti, e le loro opinioni sono perlopiù le stesse che si sentono anche in Italia.

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