Giriamo in Vespa da ottant’anni
Il 23 aprile del 1946 venne depositato il brevetto di uno scooter ancora oggi popolarissimo, e presente nell'immaginario collettivo come nessun altro

Quando la Vespa fu presentata, il Times di Londra la descrisse come «un prodotto completamente italiano, come non se ne vedevano dalla biga dell’antica Roma». La Piaggio depositò il brevetto per la sua “motoleggera utilitaria” il 23 aprile del 1946, ma non tutti erano convinti delle sue potenzialità: c’era chi la riteneva un trabiccolo e chi i mezzi a due ruote proprio non li capiva, a partire dal suo ideatore. Ottant’anni dopo la Vespa è ancora uno scooter popolarissimo: i modelli d’epoca continuano a essere oggetti di culto tra appassionati in tutto il mondo, mentre di quelli nuovi ne vengono immatricolati migliaia ogni anno, anche all’estero.
Non era scontato che la Vespa riuscisse a mantenere un successo che cominciò quasi subito dopo la Seconda guerra mondiale, perché nei primi anni sul mercato c’era anche una sua formidabile concorrente, la Lambretta, costruita dalla Innocenti con il telaio a tubo unico, derivato dall’esperienza dell’azienda con le strutture tubolari (come quelle che vengono usate nei ponteggi). Negli anni Settanta, dopo le gigantesche vendite dei decenni precedenti, la domanda di scooter diminuì e la produzione della Lambretta venne venduta al governo indiano.
Da lì in avanti il marchio Lambretta andò in declino, pur rimanendo un punto di riferimento delle sottoculture giovanili anche fuori dall’Italia, in particolare per i Mods in Inghilterra. La Vespa lo era altrettanto, e allo stesso tempo riuscì a reinventarsi e innovarsi nei decenni successivi.

Il successo della Vespa venne alimentato anche da una discreta presenza cinematografica: in Vacanze romane Audrey Hepburn e Gregory Peck se ne vanno in giro per la città a bordo di una Vespa (foto), come fanno i paparazzi in cerca di scoop nel film di Federico Fellini La dolce vita o Nanni Moretti all’inizio di Caro diario (Screen Archives/Getty Images)
La Piaggio fu fondata nel 1884 a Genova come azienda di arredamento navale. Con la Prima guerra mondiale cominciò a dedicarsi all’aeronautica, mentre nel secondo Dopoguerra si concentrò sui mezzi per gli spostamenti individuali. Nel 1944 l’azienda presentò l’MP5 Paperino, un prototipo di scooter che non venne mai messo in commercio, e due anni dopo nello stabilimento di Pontedera, in provincia di Pisa, ne costruì un altro chiamato MP6, con 98 centimetri cubi di cilindrata e una velocità massima di circa 60 chilometri all’ora: la Vespa appunto.
Il progetto era stato realizzato dall’ingegnere Corradino D’Ascanio, che si dice detestasse le motociclette, un po’ perché bisognava cavalcarle e un po’ perché con il motore a vista era facile sporcarsi. Fu per questo che decise di coprirlo con la carrozzeria portante, dando al modello un aspetto molto diverso rispetto alle moto fatte fino a quel momento. Sul motivo per cui l’allora presidente Enrico Piaggio scelse di chiamarlo così ci sono alcune versioni: le più diffuse sono che il suo ronzio gli ricordava quello di una vespa, o che aveva un sedere largo e la vita stretta, proprio come una vespa.

I festeggiamenti per la milionesima Vespa costruita nello stabilimento di Pontedera, il 28 aprile del 1956 (Archivio storico LaPresse)
Nei primi due anni di produzione ne furono venduti circa 20mila esemplari, e l’azienda introdusse presto un nuovo modello con 125cc di cilindrata, migliorie tecniche ed estetiche: la Vespa 125 del 1951, quella che si vede appunto in Vacanze romane. Seguirono altri modelli, come la Vespa 150 GS, di cui oggi rimangono meno esemplari e per questo è assai ricercata e preziosa tra i cultori: una GS ben conservata può arrivare a costare più di diecimila euro.
In un periodo in cui l’obiettivo della classe dirigente era quello di favorire la ricostruzione e la crescita del paese, la Vespa veniva pubblicizzata come mezzo per muoversi velocemente e comodamente dalle campagne alle città, per andare al lavoro più in fretta o fare gite fuori porta in due, sfruttando il portapacchi posteriore, che funzionava come seduta: tutte possibilità rese accattivanti dallo slogan degli anni Cinquanta “Vespizzatevi!”, che si rivolgeva tanto agli uomini quanto alle donne.
La prima Vespa 50, prodotta dal 1963, era invece pubblicizzata come “Giovane, moderna e… senza documenti”. Allora la potevano infatti guidare anche i 14enni, senza il bisogno di patente o targa: da allora a oggi Piaggio ne ha prodotte oltre 3 milioni.

Un manifesto pubblicitario esposto al Museo della scienza e della tecnologia di Milano durante una mostra dedicata alla Vespa e alla Lambretta nel 2012 (ANSA/MATTEO BAZZI)
Con la sua estetica moderna e un prezzo relativamente accessibile (la Vespa 50 costava 98.500 lire a fronte di uno stipendio medio mensile che per gli operai si aggirava attorno alle 45mila), negli anni Sessanta e Settanta la Vespa diventò sempre più di moda e popolare anche per fare lunghi viaggi, come quello del giornalista italiano Roberto Patrignani da Milano a Tokyo. Ne vennero prodotti molti altri modelli, come la 50 Special, che venne promossa con un altro slogan storico: “Chi Vespa mangia le mele (chi non Vespa no)”, peraltro citato da Vasco Rossi in “Bollicine”, che fu interpretato in chiave trasgressiva e anticonformista.
D’altra parte uno dei vantaggi della Vespa era poter evitare il traffico e lo stress legato all’uso delle automobili, che benché sostanzialmente contemporanee, nelle pubblicità di Piaggio venivano presentate come rivali più lente, vecchie e ingombranti.

Il manifesto dello slogan degli anni Settanta, esposto durante una mostra a Roma nel 1996 (BRB ANSA)
Ma il modello più longevo e di successo è il PX. Venne prodotto ininterrottamente dal 1977 al 2017, in diverse versioni ma rimanendo sostanzialmente inalterato nella linea e nel motore, monocilindrico a due tempi. Il PX fu l’ultimo modello di Vespa dotato di marce manuali e con il cambio sul manubrio: dal 2017 vengono prodotti solamente modelli con la trasmissione automatica, come la stragrande maggioranza degli scooter in circolazione.
In giro per il mondo ci sono Vespa club con centinaia di migliaia di iscritti. Solo il Vespa Club d’Italia ne ha 90mila (iscriversi conviene se si possiede un modello d’epoca, perché permette di accedere ai registri storici e alle agevolazioni sull’assicurazione). Specialmente in Italia i vespisti sono più affezionati ai vecchi modelli a marce, e anzi provano un malcelato disprezzo nei confronti degli scooter moderni senza cambio. Piaggio produce Vespe con la trasmissione automatica dalla metà degli anni Novanta, e dal 2018 produce anche modelli totalmente elettrici.

Mods a bordo delle loro Vespe e Lambrette ad Hastings, in Inghilterra, 4 agosto 1964 (Terry Fincher/Express/Hulton Archive/Getty Images)
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