Dopo più di cinquant’anni cambierà l’autore di “Alan Ford”
Max Bunker (pseudonimo di Luciano Secchi) lascerà al figlio la gestione di una delle più longeve serie a fumetti italiane

Dopo più di cinquant’anni il fumettista italiano Max Bunker (pseudonimo di Luciano Secchi) ha annunciato che smetterà di scrivere nuove storie per Alan Ford, la serie a fumetti che creò nel 1969 insieme al disegnatore Magnus. A partire dal prossimo numero lo sceneggiatore principale della serie sarà Riccardo Secchi, suo figlio e collega, già collaboratore di Sergio Bonelli Editore, Disney Italia e dello stesso Alan Ford. «Carissimi Alanfordissimi, devo farvi una confessione: ho scritto sino ad oggi 680 storie di Alan Ford e compagnia e mi sono un po’ stancato», ha scritto Max Bunker nell’editoriale dell’ultimo numero, il 680.
Bunker ha scritto di aver delegato la gestione di Alan Ford al figlio sia per via della sua età (ha 86 anni), sia perché nei prossimi mesi si dedicherà a espandere l’universo narrativo di un altro suo personaggio, Riccardo Finzi, creato nel 1978 e già protagonista di diversi fumetti, romanzi e di un film diretto da Bruno Corbucci.
Alan Ford è una delle serie a fumetti italiane più longeve. Racconta di un gruppo di agenti segreti un po’ imbranato chiamato “Gruppo T.N.T.”, che ha sede in uno sgarrupato negozio di fiori di New York.

Max Bunker negli anni Settanta (WIkimedia Commons)
Quando lo crearono, Max Bunker e Magnus erano già una delle coppie più rispettate del fumetto seriale italiano. Avevano già creato Kriminal e Satanik, due serie importantissime per lo sviluppo del fumetto noir italiano. Negli anni Sessanta riuscirono a contendere il mercato a Diabolik, il “ladro gentiluomo” creato dalle sorelle Angela e Luciana Giussani.
Con Alan Ford, Max Bunker e Magnus tentarono un’operazione un po’ diversa. L’idea iniziale era realizzare una parodia dei film di spionaggio che andavano per la maggiore in quel decennio, in particolare quelli di James Bond, facendone risaltare gli stereotipi e le molte forzature. Un po’ quello che gente come Mel Brooks faceva nel cinema, insomma.
Alla fine però diventò qualcosa in più di un fumetto umoristico. Anche se le storie puntavano a far ridere i lettori, spesso riuscendoci, contenevano quasi sempre qualche spunto di critica sociale o critiche neppure troppo velate al capitalismo e ai modi di vivere stereotipati e conformisti della borghesia italiana.
Posizionare sul mercato Alan Ford non fu facile. Era un fumetto colto, autoriale, pieno di riferimenti all’attualità e con evidenti intenti satirici, e non sembrava troppo adatto a una distribuzione mensile nelle edicole. All’inizio ci mise un po’ a ingranare, tanto che l’Editoriale Corno (l’editore che lo pubblicò inizialmente) pensò di chiuderlo; ma a partire dal decimo numero le vendite cominciarono ad andare bene.
Diventò una delle serie più amate degli anni Settanta. Dal 2013 Alan Ford è pubblicato dalla casa editrice 1000VolteMeglio Publishing, di proprietà della famiglia Secchi. Nel 2024 Max Bunker aveva annunciato la fine della serie, ma le pubblicazioni non erano mai state interrotte.



