In Cechia c’è agitazione per una riforma dei finanziamenti ai media pubblici

Secondo i critici aumenterebbe l'influenza del governo di destra di Andrej Babis, sul modello di Ungheria e Slovacchia

Migliaia di studenti partecipano a una manifestazione a sostegno dei media pubblici a Praga, Cechia (AP/Petr David Josek)
Migliaia di studenti partecipano a una manifestazione a sostegno dei media pubblici a Praga, Cechia (AP/Petr David Josek)

In Cechia i lavoratori della radio e della televisione statale hanno minacciato di scioperare per protestare contro una riforma che modifica il loro sistema di finanziamento, sostenuta dal governo di destra populista di Andrej Babis. Secondo loro sarebbe un modo per il governo di aumentare la propria influenza e il controllo sui media.

Oggi in Cechia i media pubblici si finanziano con un canone da circa 8 euro al mese pagato dagli abitanti. La riforma propone di eliminare il canone e di sostituirlo con finanziamenti pubblici, quindi dipendenti in ultima istanza dal governo e dal parlamento: il nuovo sistema ridurrebbe in modo consistente i fondi a disposizione dei media, e si stima che nel 2027 riceverebbero 55 milioni di euro in meno. La televisione perderebbe un terzo dei fondi a sua disposizione rispetto al 2026, la radio statale circa un quinto, ed entrambe potrebbero essere costrette a licenziare parte del personale.

Babis è primo ministro della Cechia dallo scorso dicembre. È un miliardario che usa una retorica populista, cosa per cui è stato paragonato a Donald Trump e Silvio Berlusconi. Rispetto al suo primo mandato (2017-2021), ha spostato parecchio le sue posizioni verso destra, intensificando per esempio le critiche contro l’Unione Europea. Secondo vari osservatori la riforma del sistema di finanziamenti avvicinerebbe la Cechia all’Ungheria e alla Slovacchia, dove i governi locali hanno progressivamente aumentato la loro influenza sui media diminuendone la libertà.

La riforma era stata promessa da Babis in campagna elettorale, ma deve essere ancora discussa e approvata in parlamento. Il governo sostiene che non aumenterà il proprio controllo sui media, e che la radio e la televisione pubbliche rimarranno indipendenti.

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Andrej Babis durante una conferenza stampa a Berlino, Germania, 10 marzo 2026 (AP/Ebrahim Noroozi)

Contro la proposta si è espresso il presidente ceco Petr Pavel, che diversamente da Babis è di posizioni filo-europeiste: ha detto che i media statali non devono dipendere dal volere del governo. È stata criticata anche dai partiti di opposizione e da migliaia di studenti universitari, che mercoledì hanno manifestato riunendosi in piazza Jan Palach a Praga.

Da quando è in carica il governo ha già preso provvedimenti sul tema. Per esempio, il ministro degli Esteri Petr Macinka ha diminuito i fondi per Radio Prague International, una radio pubblica che trasmette in lingua inglese, che ha dovuto ridurre il suo personale di un quarto. Macinka prevede di cancellare completamente i fondi per questa radio il prossimo anno.