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  • Lunedì 20 aprile 2026

La maratona annuale più antica al mondo

Si corre a Boston ed è piena di prerogative e di storie, non solo sportive

L'arrivo della maratona del 2024 (Lauren Owens Lambert/Anadolu via Getty Images)
L'arrivo della maratona del 2024 (Lauren Owens Lambert/Anadolu via Getty Images)
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Così come in molti sport, anche nella maratona ci sono alcuni eventi più importanti di altri, per storia e livello della competizione. Nella maratona si chiamano Major, sono sette, e quella di Boston è tra queste. Non è la prima dell’anno (che è a Tokyo), non è la più partecipata e non ha la fama di quella di New York. Ma è la più antica maratona annuale al mondo, e si distingue per un percorso logorante, per una serie di prerogative e tradizioni, e per le molte storie, non solo sportive, di cui è stata protagonista.

L’edizione di quest’anno, la 130esima, si corre nel pomeriggio italiano di lunedì 20 aprile, in occasione del Patriots’ Day, il giorno in cui negli Stati Uniti si ricordano le battaglie che diedero inizio alla guerra d’indipendenza americana.

La prima maratona di Boston – la capitale del Massachusetts, circa 300 chilometri a nord di New York – fu nel 1897, un anno dopo la prima di sempre, alle prime Olimpiadi moderne di Atene, e vista l’assenza di altre maratone statunitensi fu chiamata American Marathon. In realtà qualcosa di simile già era stato organizzato nel 1896 a New York, dove però la celebre maratona cittadina esiste, ed è un evento annuale, solo dal 1970.

Allora la maratona era una novità, non necessariamente una novità destinata ad avere particolare successo o diffusione. Era stata inventata solo un anno prima perché serviva un evento che nobilitasse la prima edizione delle Olimpiadi moderne; aveva preso il nome dal luogo di partenza, e veniva corsa su una distanza diversa dai 42 chilometri e 195 metri, che fu codificata e resa ufficiale – per tutte le maratone – solamente nel 1921.

Come sempre in quel periodo, quindi, anche la maratona di Boston fu corsa per anni su una distanza variabile, in genere un po’ più breve. Il primo anno gli iscritti furono 18, i partenti 15 e quelli che la finirono 10. Il più veloce fu il litografo John McDermott, che ci mise circa tre ore e che nel 1896 aveva vinto la proto-maratona newyorkese.

Nel 1906 la Maratona di Boston superò per la prima volta i 100 partecipanti e nel 1911 ci fu la prima delle molte vittorie di Clarence DeMar, che però dopo aver vinto si ritirò e ricominciò a correre solo negli anni Venti, vincendo altre sei edizioni, l’ultima a 41 anni. Visto il cognome, fu quasi inevitabile che il suo soprannome diventasse “DeMarathon”.

Clarence DeMar nel 1930 a Boston (AP Photo)

Tra gli oltre 500 partecipanti dell’edizione del 1966 si fece notare, e ancora oggi si fa ricordare, Roberta Gibb: aveva provato a iscriversi ma le era stato risposto che le donne non erano «fisiologicamente in grado» di correrla. In quegli anni la distanza massima per una gara femminile era il miglio e mezzo, circa 2,5 chilometri.

Gibb se ne fregò, partì poco dopo i maschi ufficialmente iscritti e – da non iscritta – completò il percorso in 3 ore e 21 minuti. Qualcosa di simile lo fece nel 1967 Kathrine Switzer, che si era iscritta come “K.V. Switzer” eludendo così il divieto di partecipazione per le donne. Switzer riuscì a gareggiare con un pettorale ufficiale, nonostante ci fu chi provò a fermarla. Nel 1972 il regolamento della maratona di Boston fu infine cambiato per permettere anche alle donne di gareggiare (solo nel 1984 la maratona femminile sarebbe arrivata alle Olimpiadi).

Kathrine Switzer nel 1967, mentre un uomo cerca di fermarla (Getty Images)

Nel 1980, quando i partecipanti erano ormai migliaia ogni anno, un’altra donna si fece notare per ragioni assai meno virtuose. Qualche giorno dopo la sua vittoria, si scoprì infatti che Rosie Ruiz aveva corso solo l’ultimo chilometro e mezzo. Si era iscritta, era stata tra il pubblico poco prima del traguardo e, poco prima del passaggio delle prime, si era messa a correre. Dopo che una fotografa raccontò di averla vista in metropolitana durante la gara, si scoprì che aveva fatto lo stesso alla maratona di New York.

Rosie Ruiz nel 1980 dopo il traguardo (David Madison/Getty Images)

La Maratona di Boston è ricordata anche per le due bombe che nel 2013 esplosero vicino al traguardo quando molti partecipanti ancora stavano completando la corsa. Le bombe causarono la morte di tre persone e più di 250 furono ferite, 17 delle quali subirono amputazioni.

Si scoprì in seguito che le due bombe – due pentole a pressione da cucina piene di chiodi e ferro che si disse erano state «progettate per mutilare» – erano state messe da due fratelli con cittadinanza kirghiza-statunitense e discendenza cecena: uno fu ucciso il 19 aprile durante una sparatoria in cui l’altro, Dzhokhar Tsarnaev, fu ferito e poi arrestato. Tsarnaev è stato condannato a morte ma la pena non è ancora stata eseguita (la condanna era stata decisa, poi annullata e in seguito ripristinata dalla Corte Suprema statunitense, sebbene in Massachusetts non si eseguano condanne a morte da anni).

L’anno successivo la Maratona di Boston ebbe oltre 35mila iscritti (fu la seconda più partecipata di sempre dopo quella del centenario) e da allora ogni anno si ricordano le vittime e la grande reazione che ebbe la città, identificata con le parole “Boston Strong”.

Per chi la corre, la Maratona di Boston è nota e temuta per i suoi saliscendi. In particolare per la Heartbreak Hill, la “collina spaccacuore”: una salita lunga circa 600 metri, per un dislivello di 27 metri. Arriva dopo 32 chilometri di corsa (spesso un momento di crisi per molti maratoneti) ed è l’ultima in una serie di quattro salite. Come spesso succede, nelle maratone e nei modi di dire, alle salite seguono le discese: ma in un maratona anche le discese sono complicate, perché chiamano in causa muscoli diversi, perché costringono a cambiare movimenti e ritmo e perché c’è il rischio di farsi prendere, accelerare e poi rimpiangerlo.

La maratona di Boston è caratterizzata inoltre da un percorso che va sempre verso la stessa direzione, senza giri da ripetere più volte. È un vantaggio perché ci sono meno curve, e può esserlo se il vento è a favore. Per questo, oltre a essere molto difficile per un amatore, è anche stata – soprattutto in passato – una maratona in cui fare tempi da record.

Oltre che per la collina spaccacuore, la maratona di Boston si fa notare (e in questo caso sentire) per il cosiddetto scream tunnel, il tunnel degli strilli, provenienti – insieme a richieste e offerte di baci – soprattutto dalle studentesse del Wellesley College, l’università femminile davanti a cui passa il percorso.

È poi noto anche il banditismo della maratona di Boston. I “bandits” sono, in gergo, coloro che partecipano senza iscrizione e pettorale. Ovunque, non solo alle maratone, ci sono persone che si uniscono e mischiano per varie ragioni agli iscritti ufficiali; il fatto è che a Boston il banditismo è stato per molto tempo accettato e tollerato. Perfino Dave McGillivray, per anni direttore di corsa, raccontò di aver fatto il “bandito” quando aveva meno di 18 anni e quindi ancora non poteva iscriversi ufficialmente.

Anche Roberta Gibb corse di fatto da bandita, seppur nel suo caso per evidente assenza di alternative. Per anni, a Boston, i “banditi” partivano dopo tutti gli altri, molti di loro approcciandosi alla corsa in modo piuttosto allegro e goliardico, una cosa in genere gradita dagli spettatori.

A lungo la maratona di Boston si è anche distinta per il fatto che ci può partecipare solo rispettando determinati – e piuttosto rigidi – criteri di tempo sulla maratona: era insomma, per molti e molte, un punto di arrivo; «l’università della maratona».

Come ogni maratona, anche quella di Boston è tante cose insieme. Due, soprattutto: un evento di massa (anche quest’anno i partecipanti saranno circa 30mila) e una prova per atleti e atlete d’élite. Tra i favoriti, nella prova maschile e in quella femminile, ci sono i keniani John Korir e Sharon Lokedi, vincitori nel 2025 in 2:04:45 e 2:17:22.

Rispetto ad altre maratone più piatte, Boston è spesso una gara più tattica, in cui è più difficile gestire le energie e azzeccare le strategie. È per questo, oltre che per storia e riti, una maratona interessante. In tv si potrà vedere in diretta su Eurosport 2.

– Leggi anche: La storia della maratona