Cos’hanno di speciale le forze speciali dei Carabinieri

Nel caso della rapina di Napoli sono arrivate quattro ore dopo, partendo da Livorno: come funzionano in Italia le “teste di cuoio”

Tre militari del GIS dei Carabinieri durante un'esercitazione nella metropolitana di Milano
Tre militari del GIS dei Carabinieri durante un'esercitazione nella metropolitana di Milano (Marco Ottico/Lapresse)
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Tra i tanti particolari da film d’azione della rapina avvenuta giovedì in una banca di Napoli c’è stato l’intervento del GIS, il gruppo di intervento speciale dei Carabinieri. Dopo essere arrivate in elicottero, le cosiddette “teste di cuoio” hanno preso il controllo delle operazioni e hanno fatto irruzione nella banca. Ma dall’inizio della rapina erano già passate quattro ore: le 25 persone prese in ostaggio erano già libere da più di due ore, uscite da un varco aperto dai Carabinieri, e i tre rapinatori erano fuggiti dal cunicolo sotterraneo da cui erano arrivati. Non è la prima volta che la lunga attesa prima di un loro intervento suscita domande e causa polemiche.

Come dice il nome stesso, il gruppo speciale di intervento dei Carabinieri è un’unità speciale antiterrorismo. A differenza delle forze speciali militari che possono intervenire solo in contesti di guerra, il GIS interviene anche in casi critici che coinvolgono civili e in particolare quando ci sono persone in ostaggio.

Le forze speciali sono chiamate a intervenire solo in casi estremi, quando ci sono crisi che le altre forze dell’ordine non riescono a risolvere, e questo spiega perché a Napoli sono arrivate dopo quattro ore. Per interventi di ordine pubblico più comuni ci sono altri reparti come il NOCS della polizia e le Aliquote di Primo Intervento (API) dei Carabinieri, che possono gestire la situazione in attesa del GIS. Molto quindi dipende dalle valutazioni e dalle comunicazioni delle forze dell’ordine sul posto.

Il GIS ha una sola sede in tutta Italia, a Livorno, e le sue squadre si spostano prevalentemente in elicottero. Una squadra è pronta a intervenire in qualsiasi momento, mentre una seconda squadra di supporto è pronta entro tre ore. L’intero reparto può intervenire entro le 24 ore. Già in passato questi tempi di attesa, dovuti anche al fatto di avere una sola sede in tutta Italia, erano stati al centro di discussioni.

La scelta di rimanere solo a Livorno dipende dai rapporti molto stretti tra il GIS e il reggimento paracadutisti Tuscania, da cui provengono tutti i suoi componenti. Secondo un alto ufficiale dei Carabinieri sentito dal Post, che preferisce rimanere anonimo, non si è mai discusso di aprire altre sedi oltre a quella di Livorno perché separare il GIS dal Tuscania sarebbe molto complesso e costoso, e potrebbe mettere a rischio gli standard di addestramento e intervento.

Il GIS fu istituito durante i cosiddetti “anni di piombo”, il periodo di contestazioni e violenza politica che ci fu in Italia tra la fine degli anni Sessanta e l’inizio degli anni Ottanta. Secondo varie ricostruzioni, l’intuizione si deve all’allora ministro degli Interni Francesco Cossiga, rimasto impressionato dall’intervento delle forze speciali tedesche del GSG 9 (Grenzschutzgruppe 9) in Somalia: il 18 ottobre del 1977 il GSG 9 aveva liberato 86 passeggeri di un volo della compagnia aerea tedesca Lufthansa dirottato e tenuto in ostaggio a Mogadiscio, la capitale.

Cossiga stabilì tra le altre cose che il reparto sarebbe stato formato da militari provenienti dal battaglione paracadutisti Tuscania, considerato il più addestrato per interventi ad alto rischio.

La nascita del GIS viene fatta risalire al febbraio del 1978, poco prima del sequestro di Aldo Moro, ma il primo intervento pubblico avvenne due anni dopo, quando alcuni detenuti del carcere di Trani presero in ostaggio 19 agenti di polizia penitenziaria durante una rivolta. I militari addestrati del GIS si calarono dagli elicotteri e presero il controllo del carcere in pochi minuti. Da allora sui giornali si iniziò a parlare di “teste di cuoio”, nome con cui sono conosciuti tuttora, ispirato dai caschi in cuoio che indossavano durante i primi interventi.

Dal 2004 il GIS è parte delle forze speciali italiane di livello TIER 1, una classificazione NATO che indica il livello di capacità operativa per le forze speciali. Il TIER 1 è il livello più alto, condiviso con il 9° Reggimento Col Moschin dell’Esercito, con il Gruppo Operativo Incursori della Marina e con il 17° Stormo Incursori dell’Aeronautica Militare, che però intervengono solo in contesti di guerra.

Inizialmente il GIS era composto da 36 carabinieri paracadutisti, ora il numero dei suoi componenti è coperto da segreto. Il gruppo è comandato da un tenente colonnello e organizzato in sezioni dedicate all’amministrazione, all’addestramento, all’esplorazione, alla ricognizione, al combattimento. C’è anche una sezione di tiratori scelti.

La sezione di combattimento è divisa in distaccamenti composti da squadre di quattro militari: un comandante, uno specialista in esplosivi, uno in arrampicata e uno in equipaggiamenti. Fa parte del GIS anche il nucleo negoziatori, che si occupa tra le altre cose di selezionare e formare i negoziatori in servizio in tutti i comandi provinciali dei Carabinieri.

Non è semplice entrare nel GIS. Ci si può candidare solo dopo almeno due anni di servizio nel reggimento paracadutisti Tuscania e non si può fare domanda dopo i 32 anni. La selezione dura due settimane: comprende test fisici, esami medici, prove psico-attitudinali e prove operative sotto stress. In media superano la selezione solo due o tre candidati all’anno, che poi possono iniziare il corso di addestramento.

Il corso dura 6 mesi e consiste in lezioni e prove di tiro, combattimento ravvicinato, discesa rapida dall’elicottero, irruzione su aerei, treni, navi e bus, tecniche di scorta, gestione degli esplosivi, oltre a paracadutismo, primo soccorso, orientamento, mimetizzazione e movimento tattico. La formazione continua durante gli anni successivi, spesso in collaborazione con colleghi stranieri, in particolare con il SAS (Special Air Service) britannico, il GSG 9 tedesco, il GIGN (Groupe d’intervention de la Gendarmerie nationale) francese e l’HRT (Hostage Rescue Team) dell’FBI americano.

Militari del GIS durante un'esercitazione nella metropolitana di Milano

Militari del GIS durante un’esercitazione nella metropolitana di Milano (Marco Ottico/LaPresse)

Negli ultimi decenni il GIS è intervenuto per liberare ostaggi, sedare rivolte nelle carceri, arrestare boss della mafia e della ‘ndrangheta, disarmare persone violente che si barricano in casa e minacciano di sparare, ma anche in operazioni antidroga particolarmente rischiose. Uno dei casi recenti più noti è stato l’arresto del boss mafioso Matteo Messina Denaro. Dal 2022 il GIS è stato impegnato nella protezione dell’ambasciata italiana a Kiev e nelle indagini sui crimini di guerra legate all’invasione russa avviate dalla Corte penale internazionale dell’Aia.