Nelle aziende di tecnologia si fa a gara a chi usa più AI

Tra dipendenti e anche all'esterno un consumo elevato di “token” è esibito come qualcosa di molto produttivo e innovativo

(Getty)
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Per alcune settimane i dipendenti di Meta hanno potuto consultare un tabellone virtuale che mostrava quanto ciascuno di loro utilizzasse i sistemi di intelligenza artificiale (AI). Per farlo, veniva misurato il loro consumo di token, ovvero i frammenti di testo in cui i sistemi AI scompongono i documenti per elaborarli. Il tabellone era in realtà un’iniziativa spontanea di alcuni dipendenti ed è stato rimosso a inizio mese dall’azienda: tuttavia ha fatto molto discutere perché asseconda una tendenza in corso nelle aziende del settore tecnologico, che stanno incoraggiando i loro dipendenti a usare sempre di più le AI.

Anche OpenAI e Anthropic, così come società di settori diversi come Visa e JPMorgan, hanno introdotto incentivi di vario tipo per aumentare l’utilizzo delle AI da parte dei loro ricercatori e programmatori. Tutte queste iniziative si basano sulla convinzione per cui più i dipendenti usano le AI, meglio è: una pratica che in gergo viene detta “tokenmaxxing”, dal suffisso che nel gergo dei social indica oggi la “ottimizzazione” di qualche particolare comportamento.

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Questa competizione aperta tra i dipendenti ha fatto salire di molto il numero di token utilizzati da queste aziende. Secondo il sito The Information, un singolo programmatore di Meta è arrivato a consumarne 281 miliardi in un mese, che secondo una stima potrebbero essere costati all’azienda circa 1,4 milioni di dollari. Per fare un confronto, la scrittura di un saggio breve da parte di uno studente consuma di solito fino a 10 mila token, contando diverse revisioni e riscritture.

Ad aumentare sensibilmente il numero di token che un singolo utente può consumare ha contribuito la diffusione degli agenti, e in particolare di OpenClaw, un servizio per la creazione e la gestione di questo tipo di software. Con OpenClaw, un utente può creare facilmente diversi agenti, affidando loro compiti anche complessi, come la scrittura di codice o l’analisi di enormi archivi di dati, che possono consumare in autonomia grandi quantità di token senza che siano necessari ulteriori prompt dell’utente.

Nel giro di pochi mesi OpenClaw ha avuto un notevole impatto nel campo della programmazione informatica, anche perché permette agli utenti di interagire con gli agenti usando app di messaggistica tradizionali come WhatsApp e Telegram. OpenClaw può inoltre accedere direttamente ai dati dell’utente e usarne i programmi al posto suo: è quindi possibile creare un agente, affidargli lo sviluppo di un’applicazione o di un sito, e lasciarlo in azione per diverse ore.

Questo tipo di utilizzo prevede consumi di token su scala del tutto diversa rispetto alle interazioni più comuni con i chatbot, come la scrittura e analisi di documenti di lavoro. Secondo Ege Erdil, co-fondatore di una startup del settore AI, un singolo agente di questo tipo, che lavora continuamente a un progetto, può consumare circa 700 milioni di token alla settimana.

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Tutto questo ha ovviamente un costo, e non solo economico, visto che queste tecnologie hanno un notevole impatto ambientale, a causa delle grandi quantità di elettricità e di acqua che consumano. Il New York Times ha raccontato di un utente di Claude Code, l’assistente alla scrittura di codice sviluppato da Anthropic, che ha usato talmente tanti token da spendere oltre 150 mila dollari in un mese.

Non è l’unico caso simile: sempre più programmatori sostengono di spendere in Claude Code una cifra superiore al proprio stipendio, che viene coperta dal loro datore di lavoro. Secondo Gergely Orosz, autore di un’apprezzata newsletter sulla programmazione, «all’interno delle grandi aziende tecnologiche, non usare l’AI a ritmi accelerati sta diventando un rischio per la carriera, indipendentemente dalla qualità del lavoro prodotto».

Al momento, molte aziende sono disposte a pagare per tutto questo. Anzi, la condivisione dei token consumati dal proprio team (in particolare quando il numero totale supera i mille miliardi) è ormai uno status symbol e viene esibita sui social, sia da startup minori che da grandi società finanziarie come Visa. Questo fenomeno fa parte di una più ampia strategia comunicativa con cui le imprese mirano ad accreditarsi come innovatrici agli occhi degli investitori e del pubblico.

Nelle scorse settimane, ad esempio, società come Meta, Block e Oracle hanno annunciato licenziamenti di massa imputandoli proprio a un crescente uso di sistemi AI, che sarebbero così avanzati da automatizzare il lavoro di molti programmatori. In questi casi, i titoli in borsa delle aziende ne hanno sempre beneficiato, registrando grandi aumenti di valore, anche se in molti ritengono che questi tagli siano più una scusa per snellire organici sovradimensionati che una conseguenza delle AI.

Ci sono comunque dubbi sulla sostenibilità di investimenti in token da migliaia di dollari al giorno per dipendente. Persino tra chi lavora in aziende che garantiscono accesso illimitato agli strumenti di questo tipo, c’è chi teme che queste spese siano eccessive e, soprattutto, non garantiscano necessariamente un ritorno sugli investimenti.

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