Sam Altman teme per la propria incolumità

Negli ultimi giorni c'è stato almeno un attacco a casa sua: il capo di OpenAI ha dato la colpa a un'inchiesta del New Yorker

Sam Altman durante una visita al data center Stargate di Abilene, in Texas, 23 settembre 2025 (Kyle Grillot/Bloomberg via Getty)
Sam Altman durante una visita al data center Stargate di Abilene, in Texas, 23 settembre 2025 (Kyle Grillot/Bloomberg via Getty)

Venerdì la polizia di San Francisco ha arrestato un uomo di vent’anni accusato di aver lanciato una bomba molotov contro la casa di Sam Altman, cofondatore e capo di OpenAI, l’azienda di intelligenza artificiale nota per il chatbot ChatGPT. Nella notte tra sabato e domenica altre due persone sono state accusate di aver sparato colpi di arma da fuoco da un’auto, sempre vicino a casa di Altman, che si trova in un ricco quartiere residenziale di San Francisco, in California.

In un post condiviso sul suo blog Altman ha lasciato intendere che l’attacco di venerdì sia legato al dibattito su di lui provocato da un lungo articolo pubblicato la settimana scorsa dal New Yorker, che lo descrive come un bugiardo cronico e che lui ha definito «incendiario». In quanto capo di una delle aziende più potenti nel settore delle intelligenze artificiali, Altman è comunque da tempo al centro dell’attenzione dei media: nelle ultime settimane era stato molto criticato il suo accordo con il Pentagono, fatto dopo che l’azienda concorrente Anthropic si era tirata indietro per questioni etiche.

L’inchiesta su Altman era stata condotta da Andrew Marantz e Ronan Farrow, due tra i giornalisti più stimati del New Yorker, e si basa su interviste a un centinaio di collaboratori ed ex collaboratori di Altman, conversazioni e documenti privati. Marantz si occupa soprattutto di tecnologia e politica e del rapporto tra le due, mentre Farrow ha vinto un premio Pulitzer nel 2018 per le sue inchieste sui casi di molestie sessuali a Hollywood che coinvolgono anche suo padre, Woody Allen.

Dall’inchiesta Altman emerge di fatto come un capo senza scrupoli disposto a mentire sistematicamente pur di esercitare la propria influenza. Nelle testimonianze viene accusato tra le altre cose di essere un manipolatore e di aver mentito sui protocolli di sicurezza legati ad alcune tecnologie, e viene descritto come «un sociopatico» di cui non ci si può mai fidare. «Il problema di OpenAI è Sam stesso», scrisse per esempio in alcuni appunti circolati tra i colleghi l’imprenditore statunitense Dario Amodei, che lasciò il team responsabile della sicurezza di OpenAI per fondare insieme alla sorella Daniela l’azienda concorrente Anthropic.

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L’uomo accusato di aver lanciato una molotov contro casa di Altman all’alba di venerdì, poi identificato come Daniel Alejandro Moreno-Gama, era stato fermato attorno alle 5 del mattino, dopo aver minacciato di incendiare anche la sede di OpenAI a pochi chilometri da lì. È stato accusato di diversi reati tra cui tentato omicidio, incendio doloso, minacce e possesso di esplosivi. Alcuni post online riconducibili a lui sostengono che l’intelligenza artificiale provocherà l’estinzione dell’umanità, e che a molti «oligarchi della tecnologia manchino princìpi morali solidi».

Non è invece chiaro se l’obiettivo delle altre due persone arrestate fosse Altman, ma la polizia di San Francisco ha detto che le indagini stanno andando avanti. Intanto sia Amanda Tom che Muhamad Tarik Hussein, rispettivamente la proprietaria dell’auto e il passeggero, di 25 e 23 anni, sono stati accusati di uso improprio di armi da fuoco.

Nel post sul suo blog Altman parte da considerazioni molto personali sulla paura che ha per la sicurezza della propria famiglia, e pubblica una foto del marito e del figlio piccolo. Dice poi di essere «una persona imperfetta al centro di una situazione eccezionalmente complicata» e che, ripensando al passato, individua molte cose di cui andar fiero e anche qualche errore, come la tendenza a evitare i conflitti o il fatto di essersi comportato male nei confronti del precedente consiglio di amministrazione di OpenAI: presumibilmente allude al suo licenziamento e alla riassunzione da amministratore delegato nel giro di cinque giorni nel novembre del 2023, dopo la quale quasi tutto il consiglio di amministrazione che l’aveva licenziato era stato rimosso.

Nel post riconosce che l’inchiesta sul suo conto è stata pubblicata in un periodo di grande apprensione rispetto allo sviluppo dell’intelligenza artificiale, e che date le preoccupazioni sull’uso di queste tecnologie e su tutto ciò che c’è in ballo è giusto accettare le critiche e un dibattito costruttivo.

Altman sostiene che la competizione serratissima tra le aziende del settore e l’ossessione per il controllo sull’intelligenza artificiale generale (AGI) abbiano portato le persone a fare «cose matte»: per questo secondo lui nessuno dovrebbe averne il controllo esclusivo, e queste tecnologie dovrebbero essere diffuse in maniera più ampia sia responsabilizzando i singoli individui, sia garantendo che vengano normate da un sistema democratico.

Infine Altman scrive che bisognerebbe moderare toni e strategie per «cercare di avere meno esplosioni in meno case, metaforicamente e letteralmente». La bomba molotov lanciata contro casa sua venerdì ha provocato un piccolo incendio a una parte della recinzione, senza causare feriti.

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