Nel 2025 la popolazione italiana non è diminuita, grazie all’immigrazione
È la prima volta in 12 anni, eppure nel governo nessuno ha fatto commenti: c'entra ovviamente la propaganda

Dopo 12 anni di declino costante, per la prima volta la popolazione in Italia non è diminuita. Lo ha calcolato l’Istat, l’istituto nazionale di statistica, in un rapporto pubblicato a fine marzo in cui si dice che il numero delle persone residenti in Italia al 1° gennaio del 2026, cioè 58,943 milioni, è praticamente identico a quello del 2025. E il motivo sono le persone immigrate che hanno continuato a stabilirsi in Italia, compensando così – almeno temporaneamente – il calo demografico.
I dati dell’Istat sono ancora provvisori – diventeranno definitivi quando sarà pubblicato il censimento permanente della popolazione relativo sempre al 2025 – ma danno comunque una ricostruzione esaustiva degli indicatori demografici più importanti. All’inizio dell’anno gli abitanti stimati in Italia erano solo 636 in meno rispetto al 2025, una differenza paragonabile all’incertezza del dato, mentre nel 2024 e nel 2023 il calo della popolazione era stato ben più significativo. Al di là delle cifre puntuali però, per l’Istat c’è un fenomeno evidente: «l’Italia rimane un paese nel quale una dinamica migratoria molto positiva riesce a contrastare un ricambio naturale ampiamente negativo e nel quale la popolazione continua a invecchiare».
Secondo i dati del rapporto, nel 2025 in Italia sono nati 355mila bambini e bambine, 15mila in meno rispetto al 2024. Come da sei anni a questa parte, la regione con la fecondità più bassa è la Sardegna, quella in cui si fanno più figli è il Trentino-Alto Adige. L’Istat stima che in media una donna abbia 1,14 figli e che l’età media di una donna al parto sia di 32,7 anni. Non sono numeri sorprendenti: le nascite sono sempre meno da anni, e anche l’età in cui le donne hanno figli per la prima volta è aumentata gradualmente, ma con costanza, dall’inizio degli anni Ottanta.
Fin dal suo insediamento il governo di Giorgia Meloni ha dichiarato tra i suoi obiettivi il contrasto al calo della natalità, ma le misure finora adottate sono state molto modeste e non hanno avuto effetti (sono perlopiù bonus limitati, come quello per le madri). Allo stesso tempo il governo di Meloni ha costruito una parte rilevante della sua retorica sul contrasto all’immigrazione irregolare (su cui pure i risultati sono stati scarsi): non stupisce quindi che nessun esponente del governo abbia commentato il dato sulla natalità, nonostante negli scorsi anni se ne fosse parlato parecchio.
Come fa notare l’Istat, la tendenza ad avere meno figli è comunque comune a molti paesi europei. Una peculiarità italiana però è che oltre alla diminuzione della fecondità in corso da tempo oggi ci sono sempre meno persone in età fertile a causa appunto del calo demografico degli ultimi decenni. D’altronde l’Italia è il paese europeo con la percentuale più bassa di giovani con meno di 14 anni (11,6 per cento) e quella più alta di anziani con più di 65 anni (24,7 per cento).
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A questo va aggiunto che il saldo naturale della popolazione, cioè la differenza tra le nascite e i decessi, è peggiorato rispetto al 2024: nel 2025 sono morte 652mila persone, quasi trecentomila in più dei nuovi nati.
A fronte di un divario così netto tra nati e morti, se la popolazione italiana non è diminuita ulteriormente nell’ultimo anno il merito va attribuito soprattutto alle immigrazioni, secondo l’Istat. Seppure in lieve calo (del 2,6 per cento) rispetto al 2024, l’anno scorso sono immigrate in Italia 440mila persone straniere. La maggior parte proviene da paesi africani e asiatici, tra cui Marocco, Egitto, Tunisia, Bangladesh, Pakistan e India. Al contempo sono invece diminuite in modo significativo le persone emigrate, tra cui migliaia di italiani che negli ultimi anni si erano trasferiti in altri paesi dell’Unione Europea: sono state 144mila, quasi il 24 per cento in meno di quelle che se n’erano andate nel 2024.
Il saldo tra persone immigrate ed emigrate è decisamente positivo: quasi trecentomila, proprio come la differenza tra il numero di nati e di morti che si diceva prima.
Nel complesso le persone con cittadinanza straniera residenti in Italia sono cinque milioni e 560mila, il 3,5 per cento in più rispetto all’anno precedente e il 9,4 per cento sul totale dei residenti in Italia. La maggioranza delle persone con cittadinanza straniera vive nelle regioni del Nord, con un’incidenza sul totale degli abitanti di poco meno del 12 per cento. Segue il Centro e poi il Sud, dove il numero degli stranieri è appena del 5 per cento rispetto agli abitanti.
A fronte dell’aumento delle persone residenti con cittadinanza straniera, tuttavia, quelle che hanno acquisito quella italiana sono diminuite rispetto agli anni precedenti: sono state 196mila, mentre erano state 217mila nel 2024 e 214mila nel 2023. L’Istat dice che il calo si deve principalmente al decreto-legge approvato un anno fa, e poi convertito in legge, che ha limitato i requisiti per ottenere la cittadinanza italiana con lo ius sanguinis, latino per “diritto di sangue”, per il quale una persona può essere riconosciuta come italiana se è discendente di un cittadino o di una cittadina italiana.
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