Com’è il nuovo modello di intelligenza artificiale di Meta

Si chiama Muse Spark ed è il primo risultato di un anno di enormi investimenti per competere con le aziende più rilevanti del settore

(AP Photo/Noah Berger)
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Mercoledì Meta ha presentato Muse Spark, il primo modello di intelligenza artificiale (AI) generativa sviluppato dall’azienda dopo la dispendiosa campagna di assunzioni con cui negli scorsi mesi aveva sottratto alla concorrenza alcuni dei professionisti più contesi del settore tecnologico. La presentazione di Muse Spark era un evento molto atteso perché in questi anni Meta è rimasta indietro nel campo delle AI, in particolare quelle generative come ChatGPT, e solo nell’ultimo anno ha speso decine di miliardi di dollari per provare a colmare il divario.

Nonostante gli enormi investimenti, al momento le prestazioni di Muse Spark non sono ancora paragonabili a quelle della concorrenza nella programmazione (cioè nella generazione di codici), che è l’ambito su cui tutte le aziende del settore stanno concentrando la maggior parte delle risorse. Raggiunge invece risultati simili a quelli dei modelli sviluppati da Google, OpenAI e Anthropic nella scrittura e nel ragionamento. Meta ha detto che il suo prossimo modello, noto internamente come Watermelon, è già in fase di sviluppo, e che darà maggiori garanzie anche sul piano della programmazione.

A differenza dei precedenti modelli presentati da Meta, Muse Spark non è un modello open source, cioè utilizzabile liberamente da chiunque: il suo codice sorgente non è stato reso pubblico, anche se l’azienda ha detto che in futuro potrebbe renderne disponibili alcune funzioni. Al momento Muse Spark è disponibile solo sull’app e sul sito Meta AI, ma Meta ha detto che nelle prossime settimane sarà integrato su WhatsApp, su Instagram e sui suoi occhiali “smart”.

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Il CEO e fondatore di Meta Mark Zuckerberg aveva deciso di rinnovare la divisione di intelligenza artificiale dell’azienda nell’aprile del 2025, dopo i deludenti risultati ottenuti dal precedente modello Llama 4. In quell’occasione il ruolo di Yann LeCun, importante scienziato di origini francesi e storico fondatore del team di ricerca sulle intelligenze artificiali di Meta, era stato molto ridimensionato.

Muse Spark è stato sviluppato dal cosiddetto Superintelligence Lab, la divisione in cui lavorano gli esperti assunti da Meta negli ultimi mesi. È guidato da Alexandr Wang, ex CEO dell’azienda di intelligenze artificiali Scale AI, di cui lo scorso giugno Meta aveva acquisito il 49 per cento con un investimento da 14,3 miliardi di dollari. Negli ultimi mesi Wang ha assunto tutte le funzioni che in precedenza venivano svolte da LeCun, dimessosi a novembre.

Dopo l’enorme investimento in Scale AI, Zuckerberg aveva contattato i migliori programmatori e ricercatori al mondo nel campo delle intelligenze artificiali per convincerli a lavorare con lui, con offerte che in alcuni casi hanno raggiunto i 100 milioni di dollari per il primo anno di impiego.

All’inizio di luglio aveva assunto più di dieci persone provenienti da OpenAI e Google DeepMind (la divisione di Google che si occupa di intelligenza artificiale), tra cui alcuni dei ricercatori e programmatori responsabili di modelli molto avanzati, come GPT-4o di OpenAI. Contestualmente Meta aveva grandemente ridotto i propri investimenti in altri settori, e in particolare il Metaverso, la tecnologia immersiva su cui Zuckerberg aveva scommesso al punto da rinominare l’intera azienda.

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Dopo la presentazione di Muse Spark, Zuckerberg ha annunciato che investirà 600 miliardi di dollari nella costruzione di nuovi data center, cioè grosse strutture per l’elaborazione dei dati che servono a far funzionare i software di intelligenza artificiale. Quest’anno l’azienda ha previsto spese per 135 miliardi di dollari, quasi il doppio dei 72 miliardi spesi l’anno scorso: sarà in gran parte destinata all’intelligenza artificiale.

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