La mappa dei glicini di Milano

Ce ne sono più di 650, censiti e fotografati da un giornalista in pensione, che ci ha messo cinque primavere per farlo

(Ermes Beltrami/LaPresse)
(Ermes Beltrami/LaPresse)
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Da cinque anni una persona mappa, fotografa e registra tutte le piante di glicine che si trovano a Milano. Finora nel suo archivio, di cui ha scritto il Corriere Milano e che è consultabile online, ne sono registrate 653. Le piante sono catalogate in base al nome della via in cui si trovano, oppure in base al CAP, il codice di avviamento postale.

L’autore è Paolo Mastromo, giornalista di 79 anni in pensione e appassionato di fotografia. Sul suo sito scrive di non sapere da dove gli sia nata la curiosità di catalogare i glicini, ma ricorda di aver sempre collezionato oggetti come figurine di calciatori, francobolli, biglietti da visita e penne stilografiche.

Secondo lui il fascino per queste piante nasce anche dal fatto che il glicine, con le sue fioriture a grappolo di colore viola chiaro o lilla e con il suo profumo piuttosto intenso, è una pianta molto vistosa a Milano, dove di fiori non ce ne sono molti. In un certo senso è diventata una pianta caratteristica della città, o almeno di certe sue zone dove ci sono piante antiche diventate alte quanto i palazzi su cui crescono.

Una delle piante più grandi si trova in piazzale Baiamonti, nello spazio del Circolo Combattenti e Reduci, dove sono in corso i lavori per la creazione del museo della Resistenza. Il progetto iniziale prevedeva l’abbattimento del glicine, ma dopo l’opposizione di alcuni residenti e degli ambientalisti il comune aveva deciso di mantenerlo, potandolo.

Il glicine di piazzale Baiamonti a Milano durante la fioritura del 2023 (ANSA)

Il censimento di glicini di Mastromo è molto meticoloso: ogni pianta inserita nel registro è visionata e fotografata personalmente da lui. Mastromo dice di volerne verificare l’esistenza perché non vuole che capiti ad altre persone quello che spesso è capitato a lui, cioè di cercare una pianta segnalata da qualcuno per poi scoprire che non esiste. A ciascun glicine corrisponde una scheda online con qualche foto e una breve descrizione sul suo stato, insieme a suggerimenti su come raggiungerla o fotografarla.

Mastromo dice di aver iniziato la catalogazione dei glicini nel 2021, quando però erano già in piena fioritura. Quell’anno riuscì a schedare una settantina di piante, orientandosi anche grazie a un repertorio più o meno della stessa grandezza trovato già compilato online. Il secondo anno riuscì a portare il suo repertorio a un totale di 160 piante, nonostante la fioritura anticipata e molto breve abbia ridotto i giorni a sua disposizione per fotografarle. Affinando le tecniche di ricerca e portandosi avanti con il lavoro durante l’inverno, è riuscito a catalogare più di 650 piante tra il 2023 e il 2025.

La ricerca richiede una certa preparazione, visto che vuole scattare le foto solo nei giorni della fioritura, che solitamente dura meno di un mese, tra aprile e maggio. Per questo Mastromo studia in inverno, usando soprattutto l’opzione “Street View” di Google Maps per localizzare le piante in anticipo. Poi durante la primavera programma le sue uscite cercando di fotografarne il più possibile nel tempo che ha a disposizione. Verifica anche gli indirizzi che trova consultando pagine Facebook e blog, oppure quelli che riceve attraverso le segnalazioni di amici.

L’ampiezza del suo censimento gli ha permesso anche di fare qualche valutazione sulla distribuzione dei glicini a Milano. La zona che ospita la maggior parte delle piante catalogate (112) è il Municipio 7, quello a ovest che racchiude i quartieri di Baggio, De Angeli e San Siro. Subito dopo con 111 glicini viene il municipio 3, a nordest, che comprende Porta Venezia, Città Studi e Lambrate. Al terzo posto c’è il Municipio 6, nella zona sud ovest, che tra i quartieri di Navigli, Barona e Lorenteggio raccoglie 95 glicini.

Mastromo racconta di aver avuto alcuni problemi durante le ricerche. Uno di questi è stato «l’inquinamento visivo», cioè la presenza di auto, veicoli in sosta, cartelli stradali, fili di tram e filobus e insegne di negozi, che gli hanno reso più difficile fotografare i glicini «in maniera decorosa». Mastromo dice di essere anche stato ostacolato in alcuni casi dai custodi o dai proprietari delle case su cui crescevano le piante, che hanno cercato di impedirgli di scattare fotografie.

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