Il governo spagnolo e quello basco litigano su “Guernica”
La richiesta di esporre temporaneamente il più famoso quadro di Picasso al Guggenheim di Bilbao ha provocato un caso politico

Da un paio di settimane Guernica, il dipinto più celebre di Pablo Picasso, è finito al centro di un caso politico in Spagna. Il lehendakari (governatore) dei Paesi Baschi Imanol Pradales ha chiesto al governo spagnolo di poterlo esporre al museo Guggenheim di Bilbao per un periodo di 9 mesi. Il ministro della Cultura spagnolo Ernest Urtasun però ha fatto intendere che non succederà, perché l’opera è già gravemente danneggiata e spostarla dal museo Reina Sofía di Madrid, il luogo in cui è esposta dal 1992, potrebbe rovinarla in modo irrimediabile.
Picasso era originario dell’Andalusia ma i nazionalisti baschi rivendicano Guernica come parte del proprio patrimonio artistico, anche per via del forte significato simbolico dell’opera. Picasso la dipinse nelle settimane successive al bombardamento dell’omonima cittadina basca, che il 26 aprile del 1937 venne rasa al suolo da un attacco combinato della Luftwaffe, l’aviazione della Germania nazista, e di quella dell’Italia fascista.
Pradales vorrebbe esporre Guernica al Guggenheim tra il 1° ottobre 2026 e il 30 giugno 2027, in modo tale da celebrare due anniversari: i novant’anni del primo governo basco, che fu costituito nel 1936; e il novantennale del bombardamento di Guernica, per l’appunto. Secondo Pradales, assecondare la sua richiesta rappresenterebbe un «gesto di riparazione» nei confronti del popolo basco, finora privato del quadro.
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Le discussioni sullo spostamento di Guernica erano iniziate il 24 marzo, quando la vicepresidente del governo basco Ibone Bengoetxea aveva inviato una richiesta ufficiale al ministero della Cultura spagnolo, chiedendo di coinvolgere tecnici e professionisti per condurre «un’analisi di fattibilità del trasferimento».
Ma qualche giorno dopo Urtasun aveva fatto intendere che la richiesta non poteva essere soddisfatta, citando anche una recente relazione sullo stato di conservazione di Guernica pubblicata dal museo Reina Sofía. La relazione sconsiglia di spostare l’opera dalla sua attuale collocazione a causa delle «inevitabili» vibrazioni a cui sarebbe stata sottoposta durante il trasporto, che potrebbero causare «nuove crepe, sollevamenti e distacchi dello strato pittorico, nonché lacerazioni».
Un portavoce del governo basco ha detto al quotidiano spagnolo El País di aver trovato la risposta di Urtasun incompleta ed evasiva, perché «non abbiamo chiesto una relazione sullo stato di conservazione del dipinto, di cui conosciamo le condizioni, bensì una relazione che analizzi le condizioni in cui sarebbe possibile spostarlo e trasferirlo temporaneamente nei Paesi Baschi. Siamo ancora in attesa di una risposta».
Negli scorsi anni il governo basco aveva già chiesto di poter esporre Guernica, ma il museo Reína Sofia aveva sempre negato il trasferimento. E negli anni ha risposto con la stessa intransigenza anche a istituzioni molto influenti: per esempio, nel 2000 provò a chiedere un’esposizione temporanea di Guernica anche il MoMa di New York, forse il museo d’arte moderna più importante e prestigioso al mondo. «La grande icona del nostro museo deve rimanere, senza eccezioni, al di fuori della politica di prestito dell’istituzione», c’è scritto sul sito del Reína Sofia.
Martedì il partito nazionalista basco chiederà a Urtasun di chiarire la sua posizione in senato. È intervenuta nel dibattito anche Isabel Díaz Ayuso, la presidente della Comunità di Madrid, con parole molto dure: «Non ha senso tornare alle origini delle cose solo quando ci fa comodo, perché in tal caso trasferiremmo tutte le opere di Picasso a Malaga [la città in cui nacque il pittore]».
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