Tra quelle che vanno ai Mondiali
11 nazionali di calcio da seguire e magari tifare: ci sono quelle con allenatori italiani, quella che c'è sempre stata, quelle al debutto e quella che ci ha battuti

I Mondiali maschili di calcio del 2026 avranno 48 squadre (fino al 2022 erano 32) e 104 partite (40 in più rispetto alle edizioni degli ultimi anni). Nel torneo – che sarà tra Stati Uniti, Messico e Canada e durerà più di un mese – giocheranno oltre 1.200 calciatori di squadre da ogni continente. Quasi tutti i migliori al mondo e molti altri che anche le persone più appassionate di calcio difficilmente conoscono. Certo, senza l’Italia da qui sarà tutto un po’ meno appassionante, ma restano comunque tanti motivi per seguirli, come ce n’erano nel 2018 e nel 2022, e come ancora prima ce n’erano stati nel 2010 e nel 2014 dopo l’eliminazione dell’Italia.
Sono appunto i Mondiali, l’evento più importante e globale del calcio, lo sport più seguito al mondo. Che abbiate o meno una squadra da tifare, o che ne stiate cercando una o più d’una per cui farlo, qui ci sono un po’ di squadre che li giocheranno, e qualche informazione o curiosità sulla storia che hanno, come sono arrivate ai Mondiali e chi le allena. In tre casi, altrettanti allenatori italiani: uno dei più vincenti di sempre, un campione del mondo e uno che da giocatore ai Mondiali giocò qualche minuto nel 2002.
Turchia
Allenata dall’italiano Vincenzo Montella (che giocò 35 minuti contro il Messico nel 2002, entrando al posto di Filippo Inzaghi), la Turchia parteciperà al suo terzo Mondiale di sempre. L’ultimo fu proprio nel 2002 e la squadra si fece notare perché arrivò terza a sorpresa, venendo eliminata solo in semifinale dal Brasile, che poi vinse il torneo. Da allora, nonostante squadre che per qualità ed esperienza erano senz’altro tra quelle in grado di giocarsi un posto ai Mondiali, la Turchia ha sempre mancato la qualificazione (se stiamo male qui, pensate loro: un terzo posto e poi oltre vent’anni senza Mondiali).
La Turchia di oggi ha almeno due giocatori offensivi molto forti e molto giovani: Kenan Yildiz della Juventus e Arda Güler del Real Madrid, entrambi nati del 2005. È tutta la squadra a essere mediamente piuttosto giovane, oltre che altalenante per risultati e prestazioni: nei gironi di qualificazione ha perso 0-6 la partita in casa contro la Spagna campione d’Europa, per poi pareggiare 2-2 in trasferta. Montella allena la nazionale turca dal 2023, e prima ancora era stato allenatore della squadra turca Adana Demirspor. Tra lui e i calciatori il rapporto sembra essere ottimo (nel calcio questo è un gesto affettuoso), anche se ancora necessita di traduzione simultanea.
Giappone
Un anno fa fu la prima squadra a qualificarsi per i Mondiali (Canada, Messico e Stati Uniti partecipano di diritto in quanto squadre di paesi ospitanti). Ed è una squadra in un ottimo stato di forma, che negli ultimi mesi ha battuto, seppur in amichevole, sia il Brasile che l’Inghilterra, in una partita giocata nello stadio di Wembley.
Non è una squadra in cui spicca una grande individualità fenomenale (non come nei cartoni animati, per citare qualcosa che nessuno cita mai quando si parla di calcio e di Giappone). Ma è una squadra organizzata, che gioca bene con molti passaggi e movimenti senza palla. Ogni tanto, inoltre, riappare a tifare Giappone anche Alberto Zaccheroni, ex allenatore italiano che con i giocatori, che in Giappone sono anche noti come Samurai Blu, vinse la Coppa d’Asia nel 2011. Dal 2018 la squadra è allenata dall’ex calciatore giapponese Hajime Moriyasu.
Bosnia Erzegovina
Li si può tifare per una sorta di transfert emotivo, perché non hanno fischiato l’inno dell’Italia prima di batterla da sfavoriti, perché il loro capitano ha una bella – e lunga – storia, per come e quanto hanno festeggiato, o perché sono una bella squadra.
Gli esterni d’attacco Esmir Bajraktarević e Kerim Alajbegović non saranno Kenan Yildiz e Arda Güler, ma sono molto abili col pallone tra i piedi; Edin Dzeko sarà come sempre al centro dell’attacco, c’è un difensore del Sassuolo (Tarik Muharemović) e speriamo facciano un buon Mondiale soprattutto per Zahim e Dino, i tifosi bosniaci incontrati durante quella partita.
Non tutti gli abitanti della Bosnia Erzegovina, comunque, tifano però per la Bosnia Erzegovina. Ed è un paese in cui vivono poco più di tre milioni di persone: un po’ di tifo supplementare può tornare loro utile.

La Bosnia Erzegovina il 31 marzo a Zenica (Getty Images/Getty Images)
Nuova Zelanda
Delle 48 squadre qualificate, la Nuova Zelanda è quella col ranking mondiale più basso (85ª posizione) e l’unica in rappresentanza dell’Oceania Football Confederation (OFC), cioè l’organismo che regola il calcio in Oceania. Per qualificarsi al Mondiale alla Nuova Zelanda è bastato vincere cinque partite: 3-0 contro Tahiti, 8-1 contro Vanuatu, 8-0 contro Samoa, 7-0 contro Fiji e 3-0 contro la Nuova Caledonia.
La squadra a cui pensate da quando avete letto Oceania nel paragrafo qui sopra, cioè l’Australia, dal 2006 gioca nella AFC, la federazione asiatica, di più alto livello (e che garantisce maggiori guadagni e migliori prospettive commerciali), e per la prima volta in questi Mondiali, grazie alle 48 squadre, vincere il torneo dell’OFC permetteva di qualificarsi direttamente. E no, decisamente non sono degli All Blacks, come i loro corrispettivi rugbistico: non nei risultati e, spesso, non per le divise indossate.

Chris Wood, capitano della Nuova Zelanda, nel 2025 a Wellington (Hagen Hopkins/Getty Images)
Iraq
La squadra che ha giocato più partite per qualificarsi a questo Mondiale, addirittura 21, quattro volte quelle della Nuova Zelanda. La prima in casa contro l’Indonesia, il 16 novembre 2023. L’ultima il 31 marzo 2026 a Guadalupe, in Messico, dove ha vinto uno dei due spareggi intercontinentali. È stato un lungo viaggio, figurativo ma pure letterale.
– Leggi anche: Il lungo viaggio dell’Iraq per tornare ai Mondiali
Svezia
Va ai Mondiali pur essendo arrivata quarta e ultima con solo due punti nel girone di qualificazione. Complotto? Errore? No, regolamento astruso della UEFA, che regola il calcio europeo, per dare valore alla Nations League, un torneo che rimpiazza gran parte delle amichevoli. La Svezia, in breve, arrivò prima nel suo girone di quel torneo, cosa che le ha garantito di giocarsi gli spareggi dove ha battuto prima l’Ucraina e poi la Polonia. Quest’ultima partita l’ha vinta con un gol all’88esimo minuto di Viktor Gyökeres, forte attaccante dell’Arsenal che esulta mimando la maschera di Bane, il cattivo di Batman.

Viktor Gyökeres nel 2024 (Michael Campanella/Getty Images)
Brasile
È una squadra con una certa abitudine a giocare i Mondiali (li ha giocati sempre, tutti) e pure a vincerli (cinque volte, più di ogni altra squadra al mondo). La cosa interessante, qui, è che da circa un anno il Brasile è allenato da Carlo Ancelotti, che non aveva mai allenato prima una nazionale (e il Brasile poche volte aveva avuto allenatori stranieri).
Ancelotti ha 66 anni e ha vinto quasi tutto ciò che poteva vincere con le squadre in cui ha giocato e che ha allenato. Gli mancano i Mondiali, che il Brasile non vince dal 2002. La squadra, peraltro, nemmeno sembra ben messa per vincerli quest’anno. Non è in un gran momento, ma ha almeno due giocatori irresistibili (Vinicius Jr. ed Endrick) e una tentazione a cui scegliere se resistere o meno: convocare Neymar, un giocatore talentuosissimo ma ormai 34enne, e piuttosto fragile fisicamente.

Carlo Ancelotti nel 2025 (Miguel Schincariol/Getty Images)
Uzbekistan
Dall’ottobre 2025 la squadra è allenata da Fabio Cannavaro (uno dei tanti campioni del mondo del 2006 che ora allena) e questa è la prima volta che si qualifica per i Mondiali. Tra le tante altre cose, è forse quella con i soprannomi più belli: i Lupi Bianchi (animale molto presente in Asia Centrale), l’Italia dell’Asia (anche loro giocano con maglie azzurre o bianche) e gli Uccelli Huma, ovvero un volatile della mitologia persiana. Così come altri paesi con nazionali a questi Mondiali, è però un paese che continua a non andare d’accordo con la democrazia.
Repubblica Democratica del Congo
La seconda squadra, oltre all’Iraq, che si è qualificata al Mondiale grazie agli spareggi intercontinentali, che comprendevano anche Bolivia, Suriname, Nuova Caledonia e Giamaica. La Repubblica Democratica del Congo ha battuto proprio la Giamaica con un gol ai tempi supplementari nella partita decisiva giocata a Zapopan, in Messico. Hanno probabilmente il singolo tifoso più peculiare al mondo e sono già stati ai Mondiali: ma nel 1974, quando la nazione era nota come Zaire.
– Leggi anche: Squadre, gironi e partite dei prossimi Mondiali
Scozia
Quasi trent’anni senza Mondiali, un giocatore del Napoli (Scott McTominay) talmente amato che il suo soprannome è diventato McFratm, l’inno “Flower of Scotland” suonato metà con la cornamusa e metà cantato a cappella dai tifosi, la straordinaria partita decisiva per la qualificazione, in cui tanti tifosi hanno ammesso di aver visto i tre più bei gol della storia della Scozia, tutti nella stessa serata: la rovesciata di McTominay, il gol da fuori area di Kieran Tierney e quello da centrocampo di Kenny McLean.
Un posto in cui andare a vedere le loro partite, che non sia la Scozia, senza viaggiare troppo e per sentire un po’ di clima da Mondiali? Barga, in provincia di Lucca, “la cittadina più scozzese d’Italia”.
Curaçao
È il più piccolo di sempre ad essersi qualificato. Non è nemmeno uno stato del tutto indipendente, in realtà: ha molta autonomia ma fa parte del Regno dei Paesi Bassi. Tra i suoi giocatori migliori ci sono due fratelli, Leandro e Juninho Bacuna. Ne parlammo già qualche mese fa, anche se nel frattempo il suo noto allenatore (l’olandese Dick Advocaat) si è dimesso per motivi personali e il suo posto è stato preso dal connazionale Fred Rutten.
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