Il sistema della Lombardia per ridurre le liste d’attesa è quasi pronto dal 2009

Il centro unico per prenotare visite mediche ed esami non è ancora del tutto operativo: c'entrano le resistenze dei privati

Due medici in ospedale
(Simone Padovani/Awakening/Getty Images)

La prima volta che in Lombardia si sentì parlare di centro di prenotazione unico regionale (CUP unico) per esami e visite mediche era l’ottobre del 2006, durante la discussione del piano socio sanitario, una lista di promesse e obiettivi da raggiungere nel giro di tre anni. L’Italia aveva vinto da poco i Mondiali di calcio, il presidente della regione era Roberto Formigoni. All’epoca il CUP unico venne presentato come la soluzione definitiva ai lunghi tempi di attesa. «Il CUP unico regionale migliorerà la libertà di scelta del paziente nell’accesso alle prestazioni sanitarie» considerando «i tempi di attesa proposti» dalle strutture sia pubbliche che private. Vent’anni dopo, il centro di prenotazione unico non è ancora pronto.

Già allora in Lombardia, così come quasi in tutte le altre regioni italiane, era raro trovare un appuntamento per esami e visite mediche in tempi ragionevoli e in ospedali o ambulatori vicini a casa. Oggi le cose non sono migliorate: spesso gli operatori del centro di prenotazione rispondono che il primo appuntamento è disponibile dopo diversi mesi o addirittura anni, oppure che ci sono posti soltanto in altre province. Anche se sarebbe vietato dalla legge, talvolta capita che le agende siano chiuse, ovvero che non ci siano proprio appuntamenti disponibili con il servizio sanitario nazionale.

– Leggi anche: Le lunghe liste di attesa negli ospedali, spiegate

Il modo più rapido e comodo per avere un appuntamento è chiederlo alle strutture private accreditate, cioè quelle che forniscono servizi per conto del servizio sanitario nazionale, oppure rivolgersi direttamente al privato senza convenzioni, pagando molto di più rispetto al cosiddetto ticket del servizio sanitario nazionale. I privati hanno tempi di attesa più brevi perché hanno organizzazioni più flessibili, e a differenza degli ospedali pubblici possono concentrarsi sulle prestazioni più remunerative.

L’idea alla base del centro di prenotazione unico è piuttosto semplice: portando tutti gli appuntamenti in unico sistema di prenotazione, la regione potrebbe gestire meglio le agende e soprattutto controllare direttamente le disponibilità delle strutture private accreditate. Il problema sta proprio in questo passaggio, perché se oggi il centro unico di prenotazione non è ancora attivo lo si deve proprio alle resistenze dei privati, che negli ultimi 20 anni hanno fatto di tutto per rallentare la consegna delle agende alla regione.

Dopo tre anni di discussioni, il 30 dicembre del 2009 il CUP unico fu inserito nella legge regionale 33 sulla sanità. La legge prevedeva obblighi precisi e conseguenti sanzioni: «Le strutture sanitarie pubbliche e private che erogano prestazioni per conto del servizio sanitario nazionale devono utilizzare quale unico sistema di prenotazione il sistema di prenotazione regionale, pena la mancata remunerazione di ogni prestazione prenotata al di fuori di tale sistema». La legge diceva in sostanza che in caso di mancata consegna delle agende la regione non avrebbe pagato le visite ai privati.

Negli anni successivi rimase tutto fermo, comprese le sanzioni. Le strutture private continuarono a non condividere le agende e mantennero così il controllo delle prenotazioni: in questo modo hanno potuto scegliere di volta in volta quali appuntamenti mettere a disposizione – soprattutto quelli più remunerativi – tralasciando invece esami e visite poco costose, un’incombenza lasciata agli ospedali pubblici. Questo squilibrio ha favorito tra le altre cose il passaggio dal pubblico al privato di moltissimi pazienti, che pur di non dover aspettare mesi accettano di pagare di più per essere visitati più velocemente.

Nell’agosto del 2020, durante l’emergenza coronavirus, la Lombardia mise 6,7 milioni di euro per sviluppare un sistema informatico di collegamento tra le strutture private e quelle pubbliche. Nella delibera venne ribadito l’obbligo di condividere gli appuntamenti che ci si trascinava già da 11 anni. Fu fissata una scadenza inderogabile al 31 dicembre 2020.

Nel gennaio del 2021 l’assessora al Welfare, Letizia Moratti, promise di attivare il CUP unico entro il 31 luglio dello stesso anno, poi la scadenza fu rimandata al 30 novembre, e ancora al 30 giugno del 2022. Il 2 novembre del 2022 Guido Bertolaso subentrò a Moratti e una delle prime cose che promise fu proprio il CUP unico regionale. Nel maggio del 2023 Bertolaso disse che il sistema unico di prenotazione sarebbe stato operativo entro la fine del 2023. Un mese più tardi la regione avviò una gara d’appalto da 23 milioni di euro, conclusa nel marzo del 2024.

Nell’aprile del 2024 Bertolaso assicurò che la sperimentazione del CUP unico sarebbe partita nel giro di poco tempo in provincia di Brescia. Nel frattempo il governo iniziò a interessarsi delle liste d’attesa con una serie di provvedimenti che tuttavia non hanno portato miglioramenti. Quando il ministro della Salute Orazio Schillaci definì le liste d’attesa «un disastro» in tutte le regioni – era il marzo del 2025 – Bertolaso rispose che il modello del CUP unico era il migliore per risolvere il problema. «È ancora in fase di avvio, ma rappresenta un esempio per il resto d’Italia», disse.

All’inizio di marzo il gruppo consiliare del Partito Democratico, all’opposizione, ha ottenuto i dati che confermano le resistenze dei privati. All’8 marzo del 2026 il centro unico di prenotazione era attivo in sole 12 aziende socio sanitarie pubbliche su 27, in 2 istituti di cura a carattere scientifico (IRCCS) su 5 e in sole 8 strutture private sulle circa 400 che hanno un contratto con la regione. Finora dal CUP unico sono passati 3,3 milioni di prenotazioni, ma di queste solo 148mila sono state messe a disposizione da strutture private. Tenendo conto che in Lombardia vengono prenotati ogni anno circa 31 milioni tra esami e visite, a oggi le prenotazioni nel privato gestite dal centro unico di prenotazione sono lo 0,48% del totale.

La direzione Welfare della regione ha risposto al Partito Democratico con una nota per chiarire che tutti i principali gruppi privati hanno «avviato le attività di preparazione tecnica e organizzativa necessarie a garantire l’avvio del CUP nel più breve tempo possibile». Di fatto, la regione ha confermato che il CUP non è ancora pronto. La nota parla tra le altre cose di «pieno rispetto della programmazione regionale al fine di completare l’avvio entro il mese di dicembre 2026», una nuova scadenza. Insomma, anche stavolta manca poco. La direzione Welfare ha definito la partecipazione delle aziende private una «priorità assoluta» e ha detto che i privati stanno «collaborando pienamente».