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  • Domenica 22 marzo 2026

Gli attentati a Bruxelles, dieci anni fa

Quattro mesi dopo quelli di Parigi, tre esplosioni tra l'aeroporto e una fermata della metro uccisero 32 persone e ne ferirono centinaia

Persone riunite in place de la Bourse la sera degli attentati a Bruxelles, 22 marzo 2016 (Carl Court/Getty Images)
Persone riunite in place de la Bourse la sera degli attentati a Bruxelles, 22 marzo 2016 (Carl Court/Getty Images)
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In diverse zone di Bruxelles oggi ci sono murales, targhe e alberi piantati per ricordare gli attentati terroristici del 22 marzo del 2016, dieci anni fa, in cui tre esplosioni uccisero 32 persone e ne ferirono oltre 340. Gli attacchi all’aeroporto della città e in una stazione della metropolitana vennero rivendicati dall’ISIS (o Stato Islamico), e furono i più gravi della storia recente del Belgio e tra i più violenti subiti da un paese europeo, in un periodo di particolare apprensione verso il terrorismo in Europa.

Alle 7:58 di quel 22 marzo, un martedì, a nove secondi di distanza ci furono due esplosioni provocate da altrettanti attacchi suicidi con cinture esplosive nell’area delle partenze dell’aeroporto internazionale Zaventem. Uccisero 12 persone, danneggiarono l’interno dell’edificio e crearono il caos tra le centinaia di passeggeri, dipendenti e addetti alla sicurezza presenti in quel momento.

Visto che Bruxelles ospita tra le altre cose la sede della Commissione europea e le attività delle commissioni del Parlamento europeo, subito dopo le esplosioni furono rafforzate le misure di sicurezza attorno alle istituzioni europee, e al contempo avviate le operazioni per coordinare i soccorsi all’aeroporto. Circa un’ora dopo, passate da poco le 9, ci fu una terza esplosione in una carrozza della metro nella stazione di Maalbeek, proprio a poche centinaia di metri dal cosiddetto “quartiere europeo”.

La giornalista Silvia Sciorilli Borrelli, al tempo corrispondente di Politico da Londra, quel giorno era lì e ha ricordato che di fatto l’hotel Thon, vicino alla fermata della metropolitana, fu trasformato in una specie di pronto soccorso. Dall’edificio si potevano vedere i soccorritori che portavano fuori le persone ferite o morte in barella. In poco tempo furono chiuse anche tutte le stazioni ferroviarie e quelle della metro, e i collegamenti con gli autobus vennero interrotti. Naturalmente anche l’aeroporto era stato subito bloccato.

La polizia belga vicino alla stazione della metro di Maalbeek, 22 marzo 2016 (Carl Court/Getty Images)

Pochi giorni prima in Belgio era stata diffusa un’allerta per possibili attentati. Fin da subito infatti era emerso che i principali responsabili degli attacchi del 13 novembre del 2015 a Parigi, in cui furono uccise 130 persone, erano cittadini belgi oppure francesi che avevano vissuto a lungo in Belgio. Una settimana dopo la polizia aveva trovato e ucciso Abdelhamid Abaaoud, considerato l’ideatore dell’attacco, e le indagini sugli attacchi di Parigi si erano concentrate a Molenbeek, un quartiere di Bruxelles con 90mila abitanti, l’80 per cento dei quali di religione islamica.

L’ultimo attentatore di Parigi ancora ricercato, Salah Abdeslam, era stato arrestato proprio a Molenbeek il venerdì prima degli attentati.

Philippe Close, attuale sindaco di Bruxelles e al tempo vicesindaco, ha detto sempre a Politico che l’amministrazione era consapevole dei rischi, e che era preparata a gestire un’eventuale emergenza sanitaria, ma probabilmente non un attentato. Quando accade «il consiglio è di chiudere tutto», ha ricordato, «ma noi decidemmo di non bloccare la città, perché le persone hanno più paura delle restrizioni che dei rischi».

La gran parte dei negozi del centro città comunque chiuse o non aprì nemmeno. Mentre le squadre di poliziotti correvano in giro, svuotando i cestini della spazzatura in cerca di eventuali ordigni, sulle vetrine si vedevano cartelli con bandiere e messaggi di pace. I testimoni ricordano che, a parte i suoni delle sirene di ambulanze e mezzi delle forze dell’ordine, in quelle ore Bruxelles era silenziosissima. La gente cominciò pian piano a ripopolare il centro verso metà pomeriggio, riunendosi spontaneamente in place de la Bourse per scrivere altri messaggi di solidarietà sull’asfalto con gessetti colorati e portare fiori o candele.

Due donne subito dopo le esplosioni all’aeroporto di Zaventem, 22 marzo 2016 (Ketevan Kardava/Getty Images)

Il processo ai responsabili degli attentati di Bruxelles cominciò nel novembre del 2022 e fu uno dei più grandi e seguiti della storia del Belgio. Si concluse nel luglio dell’anno successivo con la condanna di otto ex membri dell’ISIS giudicati colpevoli di reati legati al terrorismo.

Salah Abdeslam, Mohamed Abrini e Oussama Atar, che erano già stati condannati per gli attentati di Parigi, lo furono anche per quelli di Bruxelles, per attentato con finalità terroristiche. Con loro furono condannati altri tre uomini: Osama Krayem, Ali El Haddad Asufi e Bilal El Makhoukhi. Altre due persone, Sofien Ayari e Hervé Bayingana Muhirwa, furono assolte da quell’accusa, ma condannate in quanto membri dell’ISIS.

I giudici del tribunale di Bruxelles stabilirono che ci fu un collegamento diretto tra gli attentati e l’ideologia estremista jihadista delle persone condannate. Ritennero che l’obiettivo degli attacchi fosse quello di «intimidire la società belga», e che fossero stati compiuti con premeditazione e con l’obiettivo di uccidere.

Il sindaco di Bruxelles, Philippe Close, posa un fiore durante una cerimonia per commemorare il decimo anniversario degli attentati nel quartiere europeo, 22 marzo 2026 (AP Photo/Geert Vanden Wijngaert)