Cos’è rimasto di Twitter
A rendere irriconoscibile la piattaforma che oggi compie 20 anni non è stato solo il nuovo nome che gli ha dato Elon Musk

Esattamente vent’anni fa Jack Dorsey, il più noto tra i fondatori di Twitter, pubblicò il primo post sulla sua nuova piattaforma, che non era ancora aperta al pubblico: «just setting up my twttr». Il tweet in questione è ancora online, ed è considerato generalmente quello che segna il giorno in cui nacque un social network rimasto sempre relativamente una nicchia per numero di utenti, ma capace di influenzare la politica e i media più di altri con bacini di utenza molto maggiori.
Di tanto in tanto la gente lascia ancora dei commenti a quel tweet: la maggior parte sono del tutto inoffensivi e scherzosi, come «Vengo dal futuro» o «Non sono sicuro che questo tuo progetto funzionerà, Jack». Molte delle risposte più recenti, però, riflettono il genere di contenuti di cui la piattaforma si è particolarmente riempita da quando Elon Musk l’ha acquistata, nell’ottobre del 2022, rinominandola poi X.
Ci sono infatti bot che danno risposte a caso che non c’entrano nulla con il tweet in questione; gente che ne sfrutta la visibilità per mostrare il proprio nuovo orologio di lusso; utenti che linkano al sito dell’intelligenza artificiale che stanno sviluppando; tweet complottisti secondo cui tutti i parlamentari statunitensi verranno presto arrestati e mandati a Guantanamo. E, naturalmente, commenti razzisti di varia natura.

I commenti spiacevoli e aggressivi o lo spam, naturalmente, esistevano su Twitter anche prima di Musk: per anni la piattaforma è stata soprannominata “the hellsite”, “il sito infernale”, anche dai suoi utenti più affezionati. Negli ultimi tre anni, però, qualcosa è cambiato al punto da aver reso il sito irriconoscibile, e infrequentabile, per tante persone che in precedenza ci passavano molto tempo, come diretta conseguenza di varie scelte prese dalla nuova gestione.
Fino al 2022, Twitter era stata una delle piattaforme social mainstream meno frequentate ma più influenti. Aveva molti meno utenti di Facebook, Instagram o TikTok, ma era lo spazio digitale dove più si formava il dibattito pubblico, dato che giornalisti, politici, accademici e commentatori la usavano per discutere di attualità in tempo reale.
«Twitter era il punto di ritrovo di Internet, una sorta di chat room universale che ospitava milioni di persone contemporaneamente, dove si poteva sempre trovare qualcuno che parlasse praticamente di qualsiasi argomento di proprio interesse, che si trattasse di storia dell’arte medievale, relazioni internazionali, anime poco conosciuti o normative edilizie in Germania», ha riassunto il giornalista del New Yorker Kyle Chayka un anno dopo l’acquisizione. «Bastava aprire l’app per cogliere l’atmosfera: quali eventi erano nell’immaginario collettivo, cosa ossessionava i tuoi amici, persino che tempo faceva».
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Twitter era, per esempio, lo spazio dove si potevano seguire in diretta le primavere arabe e le proteste a favore della democrazia a Hong Kong e dove erano in larga parte cresciuti i movimenti #MeToo e #BlackLivesMatter. I giornalisti lo monitoravano costantemente per capire cosa stesse succedendo nel mondo, e talvolta finivano per annunciare le notizie su Twitter ancora prima di scrivere un articolo per il proprio giornale.
I dati sul numero di utenti attivi su X dopo l’acquisizione sono molto incerti, anche perché dall’inizio del 2023 l’azienda non pubblica più dati ufficiali. Varie stime indicano però che il numero di utenti attivi mensili è in costante calo, e sarebbe diminuito del 15 per cento solo tra il 2024 e il 2025. Di recente il social network Threads di Meta, creato appositamente per assomigliare a Twitter, ha raggiunto i 141 milioni di utenti giornalieri attivi su mobile, superando quindi nettamente i 125 milioni di X.

Uno dei meme più famosi che vengono usati per commentare l’acquisto di Twitter da parte di Musk
X rimane tuttora una piattaforma con centinaia di milioni di utenti. C’è, naturalmente, un gran numero di persone che ritiene che Musk abbia migliorato la piattaforma: a loro avviso, la gestione precedente era eccessivamente censoria, e la nuova direzione ha restituito spazio a voci che prima non trovavano spazio. Anche tra quelle che non se ne sono andate, però, molte si lamentano di frequente di un’atmosfera decisamente diversa. Le sottoculture che si erano formate negli anni si sono in parte disperse o spostate altrove, e molti utenti di lunga data hanno smesso di condividere informazioni personali o pubblicano molto più raramente.
A essere aumentati, invece, sono spam, bot e pubblicità poco raccomandabili, dagli integratori di dubbia utilità alle criptovalute al trading online. Si è riempito anche di contenuti di soft porno molto promossi dall’algoritmo. Per tutte queste ragioni, un gran numero di inserzionisti più istituzionali ha deciso di smettere di pagare per mostrare la propria pubblicità sulla piattaforma, come reazione all’allentamento della moderazione e alle posizioni politiche controverse di Musk.
«Ormai è un posto di merda, francamente», dice Ryan Broderick, noto giornalista che si occupa di cultura digitale nella newsletter Garbage Day e utente di lunga data. «Per me, come persona che per lavoro deve tenere traccia di quello che succede negli angoli più oscuri del web, è ancora utilissimo», aggiunge. Per il resto, a suo avviso, negli ultimi tre anni Twitter si è trasformato sostanzialmente nel «punto di riferimento centrale per un movimento di estrema destra globale, che lo usa per elaborare e condividere le proprie idee».
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Al suo posto, fa però notare Broderick, non è emerso nessuno spazio comparabile. «Nulla funziona allo stesso modo», dice. «Bluesky non supporta i video e funziona male sui dispositivi mobili. Instagram e Threads sono troppo lenti. TikTok è troppo moderato e non supporta i messaggi di testo. Reddit è troppo difficile da navigare e le conversazioni sono organizzate in thread, non scorrono liberamente. E, cosa più importante, nessuno vuole contribuire a popolare un nuovo social network. È fastidioso».
Chayka, il giornalista del New Yorker, ha scritto a sua volta di essere rimasto su X, ma molte delle voci che più gli piaceva leggere «si sono gradualmente zittite». «O hanno lasciato la piattaforma intenzionalmente o i loro tweet semplicemente non mi arrivano a causa di un feed sempre più algoritmico e sempre più instabile», ha detto. «Mi chiedo ogni giorno perché ci sto ancora. In parte è un’abitudine, o una dipendenza: ho ancora voglia di quel rumore di sottofondo mentre scrivo, della possibilità di aprire una nuova scheda e immergermi in una conversazione chiassosa. Ma quel rumore non ha più molto valore».
Questi cambiamenti sono la conseguenza diretta di varie scelte prese da Musk dall’ottobre del 2022 in poi. Intanto, appena arrivato, Musk decise di riammettere sulla piattaforma vari account di personaggi controversi che erano stati sospesi per aver violato ripetutamente le regole di moderazione di Twitter, tra cui l’influencer misogino Andrew Tate, il rapper Kanye West, la politica complottista statunitense Marjorie Taylor Greene e l’allora ex presidente americano Donald Trump. Nei mesi successivi fece invece sospendere vari account a tema antifascista su segnalazione di opinionisti di estrema destra.

La prima cosa che ha twittato Donald Trump dopo essere stato riammesso su X
Al contempo, Musk decise di licenziare oltre l’80 per cento dei dipendenti di Twitter, passando da circa 7500 a meno di 1500. Tra i primi a essere licenziati ci furono interi team dedicati alla sicurezza della piattaforma, tra cui quello che si occupava di contrastare la disinformazione e quello dedicato allo sviluppo di soluzioni creative per moderare i contenuti. «L’effetto è stato immediato», ricorda la giornalista Róisín Lanigan, esperta di tecnologia. «Il razzismo, gli insulti, i discorsi d’odio, l’omofobia e la transfobia sono aumentati drasticamente. Il numero di post antisemiti è più che raddoppiato».
«Le piattaforme di social media occidentali hanno sempre esercitato un enorme controllo su ciò che le persone vedono e dicono online», ha spiegato di recente il ricercatore dell’Università di Manchester João C. Magalhães. «Non sono mai state del tutto democratiche, ma raramente hanno sostenuto una fazione politica, e quasi mai gruppi autoritari. La novità è che Musk sta utilizzando X per espandere il proprio potere e per sostenere l’estrema destra in paesi come gli Stati Uniti, il Regno Unito e la Germania».
Nel settembre del 2023, pochi mesi prima che cominciasse una serie particolarmente lunga di elezioni in tutto il mondo, Musk sciolse anche il team per l’integrità elettorale, che si occupava di monitorare e limitare la diffusione di contenuti falsi o fuorvianti legati alle elezioni, per esempio limitando la diffusione di informazioni sbagliate su come e dove votare.
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Oggi è molto difficile che una persona che condivide post violenti o fortemente offensivi nei confronti di minoranze o individui venga in qualche modo punita dalla piattaforma. Gran parte dello sforzo di moderazione dei contenuti falsi e fuorvianti, poi, è stato delegato agli utenti stessi, attraverso un sistema chiamato Community Notes, che permette a chiunque di proporre una nota di contesto sotto a un post. Se abbastanza utenti con orientamenti diversi la approvano, la nota diventa visibile pubblicamente: in molti casi, però, questo non succede mai.
Un’altra scelta molto criticata fu quella di cambiare il significato della “spunta blu” accanto al nome dell’utente, che in precedenza indicava che Twitter aveva verificato l’identità dell’utente e che era una persona o un’organizzazione di interesse pubblico, come giornalisti, accademici, politici e celebrità. Il sistema serviva a distinguere gli account autentici da quelli falsi e a segnalare agli utenti quali fonti fossero affidabili. Musk l’ha sostituita con un abbonamento a pagamento da circa 8 euro al mese, accessibile a chiunque. Oggi, quindi, non esiste più un modo per determinare a primo sguardo l’affidabilità di un utente su X.
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I contenuti di chi paga per la spunta blu, peraltro, vengono amplificati dall’algoritmo e, se raggiungono determinate soglie di visualizzazioni, possono ricevere una quota dei ricavi pubblicitari della piattaforma. Questo ha creato un incentivo a pubblicare contenuti provocatori, polarizzanti o sensazionalistici, perché sono quelli che generano più interazioni.
Nel novembre del 2023, poi, a X è stato aggiunto Grok, un chatbot di intelligenza artificiale pensato per essere un’alternativa ai chatbot “politicamente corretti” di altre aziende e sviluppato da xAI, un’altra società di Musk. Da allora Grok ha collezionato una serie di incidenti: durante la campagna elettorale americana del 2024 ha diffuso per giorni informazioni false sulle scadenze per la registrazione al voto. A maggio 2025 ha iniziato spontaneamente a negare l’Olocausto. A luglio, dopo un aggiornamento voluto da Musk, ha iniziato a elogiare Hitler e a definirsi “MechaHitler”. Più di recente, una funzione per modificare le foto è stata usata massicciamente per “spogliare” donne e ragazze senza il loro consenso.
Oggi, comunque, a Musk la piattaforma sembra interessare soprattutto come fonte di dati per addestrare i suoi modelli di intelligenza artificiale. Dopo varie acquisizioni interne ad aziende che appartengono a Musk, oggi X fa parte della società spaziale SpaceX, come anche xAI. E tutti i post degli utenti, le loro interazioni e le conversazioni con Grok vengono utilizzati per addestrare il chatbot, il che vuol dire che Grok ha accesso in tempo reale a tutti i post caricati sulla piattaforma, da «just setting up my twttr» in poi.



