Gli attacchi agli impianti di gas naturale nel golfo Persico
Collegati al giacimento più grande del mondo: Israele ha bombardato la parte dell'Iran, e l'Iran quella del Qatar, con conseguenze potenzialmente enormi

Mercoledì Israele ha bombardato l’impianto iraniano di South Pars, un importante sito offshore (cioè in mare) per l’estrazione e la lavorazione del gas naturale. Poco dopo l’Iran ha colpito il complesso industriale di Ras Laffan, in Qatar, come ritorsione. La guerra in Medio Oriente, al suo diciannovesimo giorno, è entrata di fatto in una nuova fase che potrebbe avere grosse conseguenze sul mercato globale dell’energia, oltre a quelle già determinate dal blocco dello stretto di Hormuz che ha quasi azzerato le esportazioni.
South Pars è la parte iraniana del più grande giacimento di gas naturale al mondo, che si trova nel golfo Persico. L’altra parte, più a sud, è controllata dal Qatar e si chiama North Field. Gli impianti di Ras Laffan lavorano il gas estratto lì, che viene liquefatto per essere trasportato in nave.
Subito dopo il primo attacco, quello contro South Pars, i prezzi di gas e petrolio sono cominciati a salire. Il Post segue la guerra con questo liveblog, sempre aggiornato.

L’andamento della quotazione Brent dall’inizio della guerra (da Trading Economics)
Giovedì mattina la quotazione Brent, una delle principali del prezzo del petrolio, ha raggiunto i 114 dollari, tornando sui livelli massimi dall’inizio della guerra. È aumentato anche il prezzo del gas, del 25 per cento sul mercato all’ingrosso europeo: oggi il prezzo è doppio rispetto a prima che iniziasse la guerra.

L’andamento del prezzo del gas in Europa dall’inizio della guerra (da Trading Economics)
Vari giornali internazionali hanno scritto che l’attacco israeliano su South Pars era stato concordato con gli Stati Uniti, che non hanno confermato. Al contrario il presidente Donald Trump ha sostenuto, in uno dei suoi post sul social Truth, di non essere stato informato prima: è una cosa poco credibile, secondo vari esperti e analisti.

Una veduta degli impianti che lavorano il gas naturale a Ras Laffan, in Qatar, il 3 marzo (Stringer/dpa)
L’impianto di Ras Laffan, in Qatar, è uno stabilimento grande e cruciale per la lavorazione e l’esportazione del gas naturale liquefatto (GNL).
L’Iran l’ha attaccato con un missile balistico. Gli impianti colpiti sono di proprietà della società nederlandese Shell e sono i più grandi al mondo per la liquefazione del metano. C’è stato un grosso incendio, poi spento, e l’azienda energetica qatariota QatarEnergy ha riferito di danni notevoli: non si conosce ancora l’entità, ma potrebbero volerci mesi per le riparazioni. Non ci sono stati feriti perché l’impianto era stato evacuato dopo l’attacco israeliano a South Pars, in previsione di una reazione iraniana.
A Ras Laffan viene lavorato un quinto del GNL venduto a livello mondiale, parte del quale veniva esportato anche nell’Unione Europea. Tra i paesi più esposti c’è l’Italia.
Dall’inizio della guerra in Ucraina nel 2022, l’Unione Europea aveva fortemente ridotto la sua dipendenza dal gas russo facendo maggiore affidamento su quello proveniente dal Qatar. Nel 2025 poco meno della metà di tutto il gas importato nei paesi europei era GNL, la maggior parte del quale arrivava dagli Stati Uniti: dal Qatar ne sono arrivati 12 miliardi di metri cubi, il 3,8 per cento del totale.
La percentuale però sale molto nel caso dell’Italia. Il GNL copre quasi un quarto di tutto il fabbisogno italiano di gas, e nel 2024 il Qatar era stato il primo fornitore di GNL con il 45 per cento, seguito da Stati Uniti e Algeria. L’importanza relativa del Qatar è leggermente scesa l’anno scorso ma nel 2025 ha comunque venduto all’Italia circa un terzo del totale delle importazioni di GNL, al pari degli Stati Uniti.
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