L’Iran non sarebbe la prima squadra a ritirarsi dai Mondiali di calcio
Altre squadre ci rinunciarono da qualificate, quando però i Mondiali contavano meno, ma mai a causa di una guerra

A meno di tre mesi dall’inizio dei Mondiali maschili di calcio in Stati Uniti, Messico e Canada, non è ancora chiaro se l’Iran parteciperà o meno. L’11 marzo il ministro dello Sport iraniano, Ahmad Donyamali, ha detto che, sebbene abbia già ottenuto la qualificazione, la nazionale iraniana non prenderà parte al torneo a causa della guerra. Ma ancora non ci sono state comunicazioni ufficiali in merito, e anzi di recente si è parlato della possibilità – in realtà improbabile – che l’Iran giochi le sue partite in Messico anziché negli Stati Uniti, dove invece è attualmente previsto che le giochi; la FIFA, però, non ci pensa proprio a cambiare il calendario.
Oltre che con la guerra, la questione che riguarda l’Iran ai Mondiali ha molto a che fare con lo stretto rapporto tra Gianni Infantino, il presidente della FIFA, l’organizzazione che governa il calcio globale e organizza i Mondiali, e il presidente statunitense Donald Trump. Negli ultimi giorni Trump, che in teoria non potrebbe né dovrebbe decidere se l’Iran può andare ai Mondiali o meno, si è espresso più volte – e con idee diverse – sulla questione.

Donald Trump e Gianni Infantino durante i sorteggi per i Mondiali, 5 dicembre 2025 (AP Photo/Julia Demaree Nikhinson)
L’Iran ha ottenuto la qualificazione per i Mondiali il 25 marzo del 2025, dopo aver vinto il proprio girone del torneo organizzato dalla AFC, la Confederazione calcistica asiatica. Le qualificazioni per i Mondiali di calcio sono organizzate dalle singole confederazioni continentali all’interno del proprio territorio, e iniziano qualche anno prima rispetto ai Mondiali veri e propri, che si svolgeranno dall’11 giugno al 19 luglio.
L’Iran sarebbe il primo paese che, dopo aver ottenuto la qualificazione, a causa di una guerra rinuncia ai Mondiali, peraltro giocati nel territorio del paese che lo sta attaccando. Nella storia dei Mondiali maschili di calcio, che si giocano dal 1930, ci sono state invece altre squadre già qualificate che decisero di ritirarsi prima dell’inizio del torneo, per altri motivi.
La prima fu l’Uruguay, che nel 1934 si era qualificato alla seconda edizione dei Mondiali in quanto vincitore della prima edizione, ma decise di non partecipare. Lo fece per ripicca contro il paese ospitante, l’Italia, e in generale contro le squadre europee, che avevano deciso di non partecipare all’edizione del 1930, organizzata proprio in Uruguay. In quel caso, però, nessuna europea si era già qualificata al torneo: la fase di qualificazione fu introdotta solo a partire dall’edizione del 1934, ma i paesi ospitanti e i campioni in carica ne sono stati sempre esclusi. L’unica eccezione in tal senso fu proprio l’Italia, che nel 1934 dovette comunque giocare le qualificazioni.
Nel 1938, quando i Mondiali si giocarono in Francia, fu l’Austria a doversi tirare fuori prima dell’inizio. La nazionale austriaca, all’epoca tra le migliori al mondo, si era qualificata nell’ottobre del 1937. Ma il 13 marzo del 1938, a meno di tre mesi dall’inizio dei Mondiali, il paese era stato annesso alla Germania nazista tramite l’Anschluss. Nove giocatori su ventidue della squadra tedesca che prese parte ai Mondiali del 1938 avevano in precedenza giocato per l’Austria. Quei Mondiali furono gli ultimi prima dell’inizio della Seconda guerra mondiale.

Una partita tra Italia e Austria a San Siro durante i Mondiali del 1934 (Keystone/Hulton Archive/Getty Images)
L’edizione successiva fu organizzata nel 1950 in Brasile, e anche in quell’occasione ci furono squadre che, seppur qualificate, si ritirarono. La Turchia e la Francia, per esempio, lamentarono problemi economici e logistici dovuti al lungo viaggio verso il Sudamerica, mentre la Scozia aveva premesso che sarebbe andata al Mondiale solo se si fosse classificata prima nel girone di qualificazione britannico. Gli scozzesi terminarono invece al secondo posto dietro all’Inghilterra e, benché ammessi da regolamento alla fase finale, decisero lo stesso di non partecipare.
Fu diversa la situazione dell’India, sulla cui rinuncia a quei Mondiali sono circolati vari resoconti piuttosto fantasiosi. L’India si era qualificata come unica rappresentante dell’Asia in seguito alle rinunce di Birmania, Filippine e Indonesia, ma alla fine decise di abbandonare a sua volta il torneo, per ragioni sia politiche che economiche.
Innanzitutto, l’India era diventata indipendente dal Regno Unito solo nel 1947, e l’eredità del colonialismo britannico aveva comportato gravi problemi economici, anche a causa della divisione tra India e Pakistan e delle spese per i rifugiati.
Gli indiani preferirono concentrarsi sulla partecipazione al torneo di calcio dei Giochi Olimpici, che all’epoca aveva un prestigio paragonabile a quello dei Mondiali. La stessa Inghilterra, ritenuta tradizionalmente la squadra più forte al mondo, fino al 1950 non aveva mai voluto partecipare ai Mondiali mentre lo faceva alle Olimpiadi, dove però erano ammesse solo squadre di dilettanti.
Il ritiro dell’India dal Mondiale del 1950 è legato anche alla leggenda secondo cui la FIFA avrebbe imposto ai giocatori di indossare scarpe da calcio durante le partite, scontrandosi con l’opposizione degli indiani.
In effetti, alle Olimpiadi di Londra del 1948 otto giocatori su undici della squadra avevano giocato senza scarpe, secondo una tradizione diffusa all’epoca in India (e non, come scritto spesso, per ragioni legate alla povertà: i calciatori indiani provenivano dall’alta borghesia). Sebbene la FIFA avesse stabilito che tutti i giocatori dei Mondiali dovessero indossare le scarpe, l’idea che questo fattore fu determinante nel ritiro indiano è stata più volte smentita. Comunque, da allora l’India non andò mai più nemmeno vicina a qualificarsi ai Mondiali.

Due giocatori della squadra olimpica indiana si allenano giocando senza scarpe, 16 luglio 1948 (Bettmann/Getty Images)
Da allora non ci sono più stati ritiri da parte di squadre già qualificate. La crescente importanza del torneo e lo sviluppo organizzativo della FIFA hanno reso i Mondiali un evento pressoché imperdibile per chi ci si qualifica.
I casi di squadre ritirate non sono mancati, ma sono tutti avvenuti prima dell’inizio della fase di qualificazione. Fu il caso, per esempio, dei ripetuti boicottaggi delle squadre asiatiche nei confronti di Israele; o del boicottaggio del Mondiale del 1966 da parte delle squadre africane.
In altri casi alcune squadre si ritirarono dalle qualificazioni perché coinvolte in una guerra: lo fece il Giappone prima dell’edizione del 1938, a causa della guerra contro la Cina. Non sono pochi neppure i casi in cui la nazionale di un paese in guerra ha partecipato ai Mondiali, ma si è sempre trattato di guerre non combattute sul proprio territorio. La Francia partecipò all’edizione del 1958 in Svezia in piena guerra d’Algeria; e tra il 1979 e il 1989, mentre era in corso la guerra in Afghanistan, l’Unione Sovietica disputò i Mondiali del 1982 e quelli del 1986.
Durante la guerra del Vietnam, invece, gli Stati Uniti non riuscirono mai a qualificarsi per il torneo, ma nel 2002 parteciparono ai Mondiali pochi mesi dopo l’invasione dell’Afghanistan; e nel 2006, mentre ancora era in corso la guerra in Iraq. Qualcosa di simile era già successo con i Mondiali del 1950, a cui gli statunitensi presero parte ottenendo una storica vittoria sull’Inghilterra: il torneo era iniziato il giorno prima rispetto all’inizio della guerra di Corea.

La squadra statunitense ai Mondiali del 2006 (Jonathan Ferrey/Getty Images)
Anche l’Ucraina, nei mesi e negli anni successivi all’invasione russa, ha continuato a competere nelle qualificazioni agli eventi internazionali. Nel marzo del 2022 fu eliminata agli spareggi per i Mondiali, e a fine mese ci riproverà per l’edizione del 2026. Il 26 marzo sfiderà la Svezia sul campo neutro di Valencia e, in caso di vittoria, il 31 marzo affronterà la vincente di Polonia-Albania.
Nella maggior parte di questi casi di ritiro, la FIFA si limitò a cancellare le partite della squadra assente. Per esempio, nel 1938 la Svezia entrò ai Mondiali direttamente ai quarti di finale invece che agli ottavi, nei quali avrebbe dovuto affrontare l’Austria. Nell’edizione del 1950, invece, un girone comprese appena tre squadre invece che quattro, mentre un altro ne aveva solo due.
Oggi l’idea di cancellare delle partite sembra del tutto improbabile, principalmente per ragioni economiche e di diritti televisivi. In caso di ritiro dell’Iran, quindi, la FIFA dovrebbe trovare una sostituta, ma non esistono regole precise su come farlo. Potrebbe dare quel posto alla prima delle escluse tra le squadre asiatiche, ma anche scegliere in maniera arbitraria: è il motivo per cui potreste aver letto in giro che c’è qualche speranza per l’Italia, che comunque può ancora qualificarsi regolarmente vincendo i playoff a fine marzo.



