Le città francesi al voto da tenere d’occhio
Parigi, Nizza, Marsiglia, Tolone e Le Havre: bisognerà guardare loro per capire chi ha vinto e chi ha perso

Domenica in Francia ci sono le elezioni amministrative in più di 35mila comuni. L’esito del voto in alcune grandi città, come Parigi, sarà importante per capire l’aria che tira in vista delle presidenziali del prossimo anno. Oggi la situazione politica in Francia a livello nazionale è questa: l’estrema destra va forte, e i suoi consensi crescono oramai da tempo; l’area politica del presidente Emmanuel Macron è in crisi; la sinistra è sempre più frammentata e conflittuale al suo interno.
La questione sarà vedere quindi se il Rassemblement National (RN), di estrema destra e guidato da Marine Le Pen e Jordan Bardella, riuscirà a consolidarsi anche a livello locale, dove finora non è mai andato forte. Le tre città da tenere d’occhio per valutare l’eventuale successo o fallimento di RN sono Nizza, Marsiglia e Tolone.

Marine Le Pen e Jordan Bardella di RN, Parigi, 6 aprile 2025 (Remon Haazen/Getty Images)
A Tolone (quasi 180mila abitanti e 12esima città più grande della Francia) la candidata di RN è la deputata Laure Lavalette, stretta alleata di Marine Le Pen e sua portavoce alle presidenziali del 2022. Lo slogan della campagna elettorale di Lavalette è «restituire Tolone ai tolonesi», poiché l’estrema destra del Front National, il nome con cui si chiamava RN fino al 2018, aveva già vinto nel 1995.
Lavalette ha una lunga storia di militanza giovanile nelle organizzazioni dell’estrema destra. È una cattolica tradizionalista e vuole abrogare la legge sull’aborto; è una nostalgica della storia coloniale francese e ha più volte pubblicamente celebrato l’Organisation de l’armée secrète (OAS), l’organizzazione paramilitare clandestina francese creata nel 1961 per difendere la presenza francese in Algeria. Durante la campagna elettorale Lavalette ha cercato di ammorbidire e normalizzare le proprie posizioni, presentandosi con un profilo istituzionale, e come una figura non divisiva e affidabile.
A Tolone RN ha ottenuto quasi il 26 per cento al primo turno delle legislative del 2022 e più del 43 per cento a quelle del 2024, con una crescita dunque notevole.
Se la vittoria di RN a Tolone è altamente probabile, vincere a Marsiglia o a Nizza avrebbe per il partito un significato differente.
A Nizza il sindaco in carica Christian Estrosi, esponente dell’alleanza centrista del presidente Macron, sarà in competizione con Eric Ciotti, ex leader dei Repubblicani che si è staccato dal partito per avvicinarsi a RN.
Il risultato di Nizza potrebbe dare indicazioni su una questione che diventerà centrale alle presidenziali del prossimo anno e che ha a che fare con il cosiddetto “fronte Repubblicano”, l’alleanza informale di vari partiti anche lontani tra loro per arginare l’ascesa dell’estrema destra. È tale alleanza che portò Macron a vincere su Marine Le Pen sia nel 2017 che nel 2022. Se a Nizza gli elettori moderatamente conservatori si dimostreranno disposti ad accettare alleanze a livello locale con l’estrema destra è possibile che la resistenza unitaria a una presidenza di estrema destra si indebolirà.
I sondaggi indicano che Estrosi potrebbe perdere.

Christian Estrosi, Marsiglia, 22 giugno 2018 (Getty Images)
A Marsiglia i sondaggi sul primo turno danno quasi alla pari il sindaco in carica, l’indipendente di sinistra Benoît Payan, e il deputato di RN Franck Allisio. E anche qui la questione riguarda soprattutto la tenuta del “fronte Repubblicano”: una vittoria di RN equivarrebbe a quello che i giornali francesi chiamano «shock» o «terremoto politico», e non solo per le dimensioni della città o perché negli ultimi sei anni è stata governata da una coalizione di sinistra, civica e ambientalista, ma per la tenuta di un’alleanza difensiva e trasversale a livello nazionale contro l’estrema destra.
Se RN punta a colmare il divario tra i propri risultati nazionali e quelli locali, la questione centrale per la destra tradizionale dei Repubblicani (LR) e per la sinistra storica del Partito Socialista (PS) sarà mantenere e replicare i buoni risultati ottenuti nel 2020. Entrambi i partiti sono poco influenti a livello nazionale ma consolidati a livello comunale. La città principale a cui entrambe le formazioni puntano è Parigi.
Dopo venticinque anni di governo socialista, con Bertrand Delanoë (2001-2014) e poi con Anne Hidalgo (2014-2026), la probabilità di uno spostamento a destra a Parigi è piuttosto probabile.
I candidati principali sono sei. A sinistra ci sono sono Sophia Chikirou, deputata de La France insoumise (LFI, sinistra radicale) ed Emmanuel Grégoire, socialista ed ex vicesindaco di Parigi. Grégoire è sostenuto dall’amministrazione uscente ed è appoggiato da Comunisti e Verdi, che finora si erano sempre presentati in modo indipendente al primo turno. Queste alleanze sono state definite senza precedenti per il primo turno delle comunali a Parigi, ma non è detto che garantiranno la vittoria a Grégoire, anche perché La France insoumise sta conducendo una campagna elettorale piuttosto aggressiva contro i candidati della propria area politica.
A destra la candidata principale è Rachida Dati, dei Repubblicani, che fino a gennaio era ministra della Cultura e che alle amministrative del 2020 arrivò seconda. Dati è stata spesso criticata anche all’interno del suo partito perché poco collaborativa e perché rischia una condanna penale che potrebbe renderla ineleggibile e privarla del suo mandato di sindaca qualora venisse eletta. A settembre del 2026 comparirà davanti a un tribunale penale con l’accusa di corruzione e ricettazione.
A determinare un buono risultato di Dati al secondo turno potrebbe essere Pierre-Yves Bournazel, responsabile elettorale di Horizons, partito creato nel 2021 dall’ex primo ministro Edouard Philippe una volta fuoriuscito dai Repubblicani. La candidatura di Bournazel è sostenuta anche dal partito di Macron, Renaissance.
L’estrema destra ha invece due candidati: Thierry Mariani, eurodeputato di RN, e Sarah Knafo per Reconquête che nel 2022 ha diretto la campagna presidenziale di Éric Zemmour. Entrambi hanno scarse possibilità di vittoria, ma considerano queste elezioni come un’opportunità per ottenere visibilità e affermarsi nella politica locale parigina.

Rachida Dati, Parigi, 8 dicembre 2025 (Pierre Suu/Getty Images)
C’è anche un’altra questione. A Parigi, ma anche a Lione e Marsiglia, si voterà per la prima volta con un nuovo sistema elettorale voluta dal governo. Gli oppositori di Macron sospettano che sia stato introdotto per facilitare l’area politica di destra, e quindi la candidata dei Repubblicani a Parigi, Rachida Dati. Dati potrebbe trarre vantaggio da un sistema che personalizza maggiormente il voto, che premia le figure politiche con un forte profilo nazionale e che favorisce la creazione di liste uniche: cosa che, almeno al primo turno, avviene più a destra che a sinistra.
Un’altra città su cui si concentrerà l’attenzione è Le Havre, al nord, dove Édouard Philippe, di Horizons, si ripresenterà per un nuovo mandato. Philippe si è già candidato come futuro presidente della Francia. Una sua sconfitta alle amministrative comprometterebbe non solo il suo futuro politico, ma anche la possibilità di diventare il candidato che a livello nazionale potrebbe avere il peso per raccogliere il sostegno del centro e del centrodestra contro il candidato presidenziale dell’estrema destra.

Edouard Philippe, Parigi, 20 giugno 2024 (Nathan Laine/Bloomberg)
Un recente sondaggio di OpinionWay, commissionato da una società finanziata dal miliardario di estrema destra Pierre-Edouard Sterin, posiziona Philippe sostanzialmente alla pari al primo turno con il candidato comunista Jean-Paul Lecoq. Altri sondaggi indicano poi che il candidato sostenuto da RN, Franck Keller, riuscirà ad accedere al secondo turno, il che potrebbe portare a un ballottaggio a tre. Se questo avvenisse la lista dell’estrema destra potrebbe sottrarre voti a Philippe.



