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  • Domenica 8 marzo 2026

Cos’è successo in nove giorni di guerra

Si è chiusa una settimana di attacchi sull'Iran, e di risposte iraniane contro i paesi del Golfo: Mojtaba Khamenei ha preso il posto del padre Ali come Guida Suprema

Il fumo nero sopra Teheran dopo l'attacco ai depositi di carburante, l'8 marzo 2026 (AP Photo/Vahid Salemi)
Il fumo nero sopra Teheran dopo l'attacco ai depositi di carburante, l'8 marzo 2026 (AP Photo/Vahid Salemi)
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In Medio Oriente quella appena conclusa è stata la prima settimana completa di guerra: era iniziata sabato 28 febbraio con gli attacchi di Israele e Stati Uniti sull’Iran, che hanno subito ucciso la Guida Suprema Ali Khamenei. Oggi il figlio Mojtaba Khamenei è stato scelto come nuova Guida Suprema, una decisione nel segno della continuità: sembra aver prevalso la componente più dura del regime.

La Guida Suprema è il ruolo più importante nel regime iraniano e detiene il potere religioso, politico e militare. La decisione sul successore di Ali Khamenei era attesa da giorni e il figlio era considerato la scelta più probabile. È stato eletto dall’Assemblea degli esperti, composta da 88 religiosi.

Ali Khamenei era stato ucciso nelle prime ore del conflitto il 28 febbraio, quando i bombardamenti israeliani avevano distrutto il complesso presidenziale di Teheran. Sapevano dove fosse perché l’intelligence lo aveva localizzato poco prima dei bombardamenti, fatti di mattina per massimizzare l’effetto sorpresa.

Da allora per nove giorni sono continuati intensi bombardamenti sulla capitale Teheran e su molte città del paese. L’Iran ha risposto, non solo contro Israele: ha lanciato missili e droni – soprattutto droni – anche contro i paesi del Golfo Persico: gli attacchi sono proseguiti anche oggi, e l’Iran ha detto di volerne aumentare l’intensità. Oltre ai tre paesi belligeranti, finora la guerra ha coinvolto loro malgrado almeno altri 14 paesi.

Israele e Stati Uniti nei primi giorni hanno ucciso altri uomini importanti del regime e hanno rapidamente stabilito una superiorità aerea sull’Iran. Poi hanno continuato a bombardare altri obiettivi: caserme, strutture militari, impianti energetici. Oggi i bombardamenti israeliani su depositi di carburante a Teheran hanno provocato grandi incendi e una enorme nube nera: la fuliggine si è mischiata alla pioggia, rendendola nera e oleosa.

Oltre all’Iran, Israele sta continuando a bombardare intensamente anche il Libano, soprattutto le zone della capitale Beirut dove è maggiormente radicato Hezbollah: gli sfollati in Libano sono più di mezzo milione, le persone uccise più di quattrocento.

L’Iran per nove giorni ha lanciato attacchi verso Israele e verso tutti i paesi del Golfo Persico, ma anche in Azerbaijan, a Cipro e in Turchia (missili e droni intercettati): ufficialmente gli attacchi sono rivolti alle basi statunitensi ospitate in quei paesi, ma in realtà colpiscono quasi sempre obiettivi civili come aeroporti, industrie, alberghi, pozzi e raffinerie, impianti di desalinizzazione dell’acqua (oggi ne è stato colpito uno in Bahrein). La gran parte dei missili e dei droni è stata intercettata dalle difese antiaeree, che potrebbero però presto esaurirsi.

Fra i paesi del Golfo soprattutto Emirati Arabi Uniti e Arabia Saudita stanno cercando di minimizzare e talvolta nascondere gli effetti degli attacchi subiti, per non limitare i gravi contraccolpi a livello economico e di immagine.

La guerra ha comunque bloccato il traffico aereo, quello marittimo nello stretto di Hormuz (da dove passa il 20 per cento del petrolio mondiale) e già limitato le capacità produttive dei paesi colpiti: sono previste ripercussioni a livello mondiale nel settore energetico. I prezzi di gas e petrolio sono già saliti, ma potrebbero crescere ancora in modo sostanziale nei prossimi giorni.

Dopo una settimana di combattimenti non si è davvero capito quale sia l’obiettivo degli Stati Uniti. Inizialmente il presidente Donald Trump aveva parlato di rovesciare il regime, poi insieme ad altri membri della sua amministrazione ha ritrattato e fornito quasi giornalmente indicazioni diverse, spesso contraddittorie. Al momento Trump ha escluso un intervento dei curdi iraniani, che erano in contatto con la Cia e stavano aspettando di iniziare una ribellione contro il regime nelle zone curde dell’Iran, e non ha escluso invece l’invio di truppe di terra statunitensi.

Dopo iniziali problemi causati dal fatto che il ministro della Difesa Guido Crosetto era rimasto bloccato per qualche giorno a Dubai, con giustificazioni poco credibili, il governo italiano ha deciso l’invio di mezzi navali a difesa delle basi di Cipro e strumentazioni antiaeree verso i paesi del Golfo. Giorgia Meloni ha però detto che l’Italia «non è in guerra» e non intende entrarci.