Come verrà raddrizzata la torre Garisenda di Bologna
In parte bisognerà proprio tirarla: finora era stato fatto solo una volta e sempre in Italia, per un'altra famosissima torre pendente

I lavori per restaurare la torre Garisenda, nel centro di Bologna, stanno entrando nella fase operativa: nelle prossime settimane verranno realizzate le fondamenta delle cosiddette “macchine di Pisa”, che dovranno tirare la torre con cavi di acciaio per raddrizzarla, visto che da qualche tempo oscilla più del solito ed è considerata a rischio crollo. Sotto nel frattempo si eseguiranno operazioni per consolidare il basamento, con l’iniezione di malta per stabilizzare la struttura. Non è la prima volta che una torre viene “tirata”: nei primi anni Novanta le stesse macchine furono utilizzate per il restauro della torre di Pisa (per questo si chiamano così).
L’ingegnere che ha progettato le macchine di Pisa, Massimo Majowiecki, dice che le macchine sono un «unico al mondo» e che questi sono i soli due casi in cui delle torri siano state tirate. La Garisenda era già stata oggetto di alcuni restauri in passato, l’ultimo dei quali alla fine degli anni Novanta, ma erano sempre stati interventi ben più semplici, per chiudere crepe e vuoti sulla cinta muraria.
I problemi strutturali della Garisenda non sono una novità. La torre venne costruita nel XII secolo e fin da subito iniziò a pendere a causa di un cedimento del terreno: per evitarne il crollo nel 1353 venne recisa, passando da 60 metri di altezza agli attuali 48 (la torre degli Asinelli, lì accanto, è alta circa 97 metri). Per questo è diventata famosa come la “torre mozza”. Oggi pende con un angolo di quattro gradi rispetto alla verticale, una inclinazione superiore persino a quella della torre di Pisa, che è famosa in tutto il mondo proprio perché pende.
La Garisenda è costruita in mattoni e ha continui movimenti di assestamento perché poggia su un terreno argilloso e comprimibile, con fondazioni poco profonde. A ottobre del 2023 aveva però iniziato ad avere movimenti più accentuati del solito: per questo l’area attorno alla torre, in piazza di porta Ravegnana, è stata chiusa al traffico e messa in sicurezza con una recinzione alta cinque metri, costituita da una doppia fila di container e reti metalliche per contenere eventuali detriti e proteggere gli edifici circostanti in caso di crollo. La barriera resterà lì finché i lavori non saranno terminati (quindi almeno per un paio d’anni). È stato poi istituito un sistema di monitoraggio della torre: attualmente la struttura è stabile e non c’è rischio di cedimento.
Il comune di Bologna ha individuato un gruppo di esperti per coordinare i lavori di restauro, che andranno avanti fino almeno al 2028. La Garisenda non verrà tirata fino a essere raddrizzata, ma solo il tanto che basta per evitare che si muova ulteriormente fino a che si sarà stabilizzata, grazie al rafforzamento del basamento. L’intervento ha un costo di 20 milioni di euro, provenienti da fondi comunali, regionali e da una raccolta fondi a cui stanno partecipando imprese e privati cittadini. A novembre 2025 il comune ha rinunciato a cinque milioni di euro del PNRR, il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza finanziato con fondi europei, per il quale era necessario che i cantieri si concludessero al massimo entro giugno 2026.

La recinzione davanti alla torre in piazza di porta Ravegnana (ANSA/LEONARDO NESTI)
Le macchine di Pisa sono due tralicci metallici alti 12 metri, a forma di cavalletto o di compasso: in cima c’è una carrucola dove scorre un cavo che da un lato abbraccia la torre, dall’altro aggancia un bilanciere a cui si appoggiano delle zavorre. Queste macchine servono per sostenere la torre e tenerla in piedi durante la fase di stabilizzazione, che si svolge diversamente a seconda del contesto: a Pisa negli anni Novanta venne tolta una parte del terreno a monte, a Bologna invece verrà consolidato il basamento con iniezioni di malta negli spazi vuoti.
Ci sono però differenze sostanziali tra le due torri: quella di Pisa è tonda ed è costruita con grandi lastre di marmo, mentre la Garisenda è quadrata e fatta di mattoni, e questo rende più difficile sostenerla attraverso dei cavi, perché è più complicato distribuire in modo uniforme il tiro. Mentre a Pisa le macchine distavano cento metri dalla torre, a Bologna saranno collocate all’interno della recinzione che già è stata costruita intorno alla Garisenda, a circa dieci metri di distanza: per questo verranno sopraelevate e fissate a terra con 35 pali ciascuna, che entreranno nel terreno per 25 metri per sostenere la trazione.

Un rendering che mostra come verranno posizionate le macchine di Pisa (Comune di Bologna)
Le macchine di Pisa furono progettate nel 1990, quando la torre di Pisa venne chiusa al pubblico perché era troppo inclinata e rischiava di crollare. Per stabilizzarla furono ideati questi enormi tralicci, utilizzati però solo per pochi mesi: appena venne tolta parte della terra sotto al basamento, la struttura si raddrizzò di quasi 40 centimetri. I cavi di trazione poi furono sciolti, e si procedette al consolidamento del terreno e della base. L’intervento di restauro durò fino al 2001 ed ebbe un costo di circa 55 miliardi di lire.
Anche dopo la riapertura ai visitatori, le macchine di Pisa rimasero piantate nella stessa posizione dove si trovavano sin dall’inizio in piazza dei Miracoli a Pisa, fino a quando nel 2024 il comune di Bologna le ha chieste in comodato d’uso gratuito (ossia in prestito). Nel 2025 la società che le aveva realizzate, la Trevi, è stata incaricata di smontarle e collaudarle per poi riutilizzarle a Bologna: ci sono voluti due mesi solo per trasportarle da Pisa a Cesena, dove ha sede la società e dove sono stati eseguiti i test per verificarne la tenuta.

Le macchine di Pisa durante il collaudo a Cesena (Comune di Bologna)
La Trevi sta lavorando per rendere le macchine di Pisa ancora più accurate: sono state aggiunte zavorre più leggere e martinetti, ossia strumenti a vite simili a un cric, che permettono una regolazione ancora più precisa dei carichi da applicare durante la fase di tiro. La coordinatrice del gruppo di esperti che si sta occupando del restauro della Garisenda, Raffaela Bruni, dice che queste migliorie hanno cambiato in modo sostanziale le macchine di Pisa, che potrebbero diventare così le «macchine di Bologna».
I lavori delle macchine verranno seguiti con il cosiddetto metodo osservazionale, il metodo sperimentale messo a punto appositamente per il restauro della Garisenda, che viene guardato con interesse anche a livello internazionale e si basa su un monitoraggio costante dei movimenti della torre. Nel caso in cui la struttura risponda in modo inaspettato, la trazione verrà allentata e riprenderà quando la torre si sarà assestata (cosa che in teoria dovrebbe comunque avvenire grazie agli interventi sul basamento).



